Emergenza acqua, in regione si punta su risparmio e qualità

Nel mondo ci sono 785 milioni di persone che non hanno una fonte di acqua potabile e circa 2 miliardi che non hanno possibilità di accedere a servizi igienici di base. E se si dovesse continuare a mantenere questa condizione di degrado delle risorse idriche (come fiumi, laghi e zone umide), con un forte impatto antropico, entro il 2050 più della metà della popolazione del mondo (il 51%) e quasi la metà del Pil del pianeta (il 46%) sarà “ad alto rischio idrico”. A tutto questo, va aggiunto il cambiamento climatico e i sempre più frequenti fenomeni di clima estremo. La situazione nel pianeta è difficile, in Emilia-Romagna si sta puntando l’acceleratore per investire proprio sulla risorsa acqua per cercare di garantire qualità, efficienza e resilienza. Questa è la fotografia che è possibile fare in occasione del World Water day, la Giornata mondiale dell’acqua istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, inserita all’interno delle direttive previste dall’Agenda 21, il risultato della conferenza di Rio de Janeiro, il summit della Terra che fu la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’Ambiente. La giornata mondiale si svolge ogni 22 marzo, con iniziative concrete in tutti i Paesi che aderiscono all’Onu. Secondo il sesto Obiettivo dello sviluppo sostenibile è necessario raggiungere nell’intero pianeta acqua e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030. Un impegno di non poco conto, una sfida da raggiungere necessariamente. Per questa ricorrenza, Gruppo Hera ha sottolineato come nel suo piano industriale al 2024 sia stato previsto oltre 1 miliardo di euro di investimenti proprio dedicati al ciclo idrico. Gli interventi sono molteplici e riguarderanno, in particolare, la distrettualizzazione delle reti, il potenziamento delle interconnessioni, per ridurre le perdite e garantire l’approvvigionamento anche in situazioni di criticità, ma anche progetti di riuso delle acque. Questi investimenti mirano, inoltre, a proiettare le infrastrutture del gruppo nel futuro, utilizzando tecnologie innovative che, tramite l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale, ottimizzano il ciclo manutentivo e gestionale degli impianti, oppure, facendo ricorso a strumenti come satelliti e droni, favoriscono il monitoraggio e la tutela delle risorse. Per il 2030 Hera ha fissato il proprio obiettivo di risparmio idrico ad uso interno al 25%. Un corretto uso delle risorse idriche passa anche attraverso un consumo più responsabile della risorsa acqua. Una valorizzazione che modifica radicalmente il paradigma che oggi vede l’Italia tra i maggiori consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Romagna Acque ha reso noti (in collaborazione con Adriatica Acque) i dati del 2020 delle Case dell’Acqua in Romagna. Nonostante il Covid, la sensibilizzazione svolta dall’azienda nonsi ferma. Nell’anno appena trascorso, sono stati erogati quasi 10 milioni di litri d’acqua, circa due terzi liscia e un terzo gassata. Una cifra che porta il totale complessivo, da quando sono state istituite le prime Case dell’Acqua ad oggi, a quasi 117 milioni di litri complessivamente erogati (di cui 35 milioni di acqua gassata): il che equivale a quasi 78 milioni di bottiglie di plastica da 1 litro e mezzo in meno, per un risparmio complessivo che per i cittadini vale oltre 21 milioni e mezzo di euro. L’Azienda è impegnata in un lavoro profondo di controllo e qualità dei due principali bacini, quelli della diga di Ridracoli (che fornisce oltre il 50% dell’acqua di tutta la Romagna) e della diga del Conca, oltre che dal Canale Emiliano-Romagnolo, dalle fonti locali e dai potabilizzatori. Secondo quanto si legge dal Bilancio di Sostenibilità per preservare le falde acquifere, per almeno il 70% dell’acqua immessa in rete viene privilegiato il prelievo da fonti di superficie. Più del 50% delle risorse idriche che vengono distribuite da Romagna Acque proviene da fonti che si trovano in aree protette: una garanzia per la sorgente della qualità dell’acqua, a cui si aggiungono le oltre 300.000 analisi che si effettuano ogni anno.

RIMINI

Grazie al depuratore risparmiati 315.000 mcdi acqua potabile

A Rimini il depuratore di Santa Giustina, uno dei più grandi impianti d’Europa realizzati con la tecnologia di ultrafiltrazione a membrana, ha utilizzato nel 2020 315.000 metri cubi l’anno di acqua in uscita per usi tecnici (ad esempio per il lavaggio di parti dell’impianto), permettendo così un risparmio complessivo annuale equivalente al consumo medio di circa 1.600 famiglie. Inoltre, il servizio gestito da Hera ha portato a oltre 33 milioni di metri cubi di acque depurate che vengono annualmente reimmesse nell’ambiente, quindi, rilasciati nel fiume Marecchia, dove soprattutto in estate il contributo del depuratore diventa quindi fondamentale perché la quantità d’acqua del fiume da sola sarebbe insufficiente a mantenere in vita l’ecosistema faunistico che si è costituito nel tempo proprio grazie alle acque dell’impianto stesso.

Forlì-Cesena

risparmiati 280.000 mcdi acqua potabile

Gli impianti di Forlì, Cesena, Savignano sul Rubicone e Cesenatico utilizzano l’acqua in uscita per tutti i propri usi tecnici (ad esempio per i lavaggi di parti dell’impianto) permettendo, così, con un risparmio complessivo annuale di 280.000 metri cubi di acqua potabile, un quantitativo equivalente al consumo medio annuo di circa 1.400 famiglie.

Imola

con il piano 2020risparmiati 30.000 mcdi acqua

Grazie a un investimento che nel 2020 Hera ha fatto sul depuratore di Imola Santerno, oggi è possibile utilizzare per tutti gli usi tecnici dell’impianto la sua acqua in uscita, con un risparmio annuale di 30mila metri cubi di acqua potabile.

Ravenna

le acque mantengono l’ecosistema

I depuratori rappresentano, nel Ravennate, anche un contributo fondamentale alla vita degli ecosistemi territoriali, poiché alimentano la rete di canali a valle degli stessi impianti. Negli impianti di Ravenna e Lido di Classe le loro acque in uscita, in accordo con i Consorzi di Bonifica, da maggio a settembre sono immesse nelle reti di canali a valle degli impianti. Annualmente 800.000 metri cubi di acque depurate sono, quindi, utilizzati per incrementare la portata dei canali nel periodo estivo, salvaguardando l’ecosistema locale.

Bologna

l’Idar, l’impiantoche fa risparmiare50.000 mc di acqua

A Bologna, dalla fine dello scorso anno l’Idar (Impianto Depurazione Acque Reflue; il più grande depuratore del Gruppo Hera, con 800.000 abitanti serviti), utilizza per i propri usi tecnici la stessa acqua in uscita. Questo permetterà un risparmio annuale di circa 50.000 metri cubi di acqua potabile. Nell’ambito del riuso delle acque depurate, il progetto più rappresentativo riguarda proprio l’Idar.

Grazie a un protocollo d’intesa firmato tra Regione Emilia-Romagna, Hera, Consorzio della Bonifica Renana, Atersir, Arpae, con un investimento di circa 120.000 euro a carico della multiutility, parte delle acque in uscita dal depuratore viene ora convogliata nei canali Navile e Savena Abbandonato per garantire la loro portata idraulica. Lo stesso progetto è stato realizzato in altri depuratori minori nel bolognese, per un valore complessivo, sommato all’Idar, di circa 10 milioni di metri cubi all’anno di acqua reimmessi nell’ambiente.

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