Eliminato al primo turno, ma di questo gioco non posso fare a meno

Mettiamo subito da parte le polemiche con un po’ di ironia: per poter girare liberamente in questi mesi in Italia, servono o una divisa da rider (e questa è una disumana ingiustizia sociale di cui non ha senso occuparsi qui), o la tessera Fit da tennista e novello giocatore di Padel. La regola che permette agli agonisti di potersi allenare anche in zona rossa ha fatto impennare le iscrizioni (a pagamento) alla Federazione e creato una nuova categoria di atleti: gli agonisti finti. 

Due settimana fa mi sono iscritto a un torneo di Padel nella provincia romagnola. L’appuntamento faceva parte di un circuito ausiliare della FIT molto ben organizzato e accattivante. C’è una piattaforma online intuitiva, database dei giocatori, risultati in tempo reale, articoli dedicati: un amico una volta, in maniera giustissima, lo ha definito il “World Padel Tour dei garnadoni“. Mi ci sono preparato con la stessa cura e la stessa metodicità di quando da bambino facevo veri tornei di tennis e ho ringraziato il Padel per avermi ridato quelle sensazioni perdute da tempo, sensazioni che nel 2020 e nel 2021 fanno ancora meglio. Ho mangiato pasta bianco, mi sono procurato barrette proteiche per alimentarmi tra un match e l’altro, completino Nike coordinato, asciugamano, polsino, ho persino cambiato il grip alla racchetta. E poi? 

Poi ho perso al primo turno insieme al mio compagno abbacchiatissimo proprio contri due finti agonisti. Un ragazzino di 16 anni già alto due metri ha commentato la nostra partita in un modo che se ci penso ancora mi ferisce «Hanno vinto quei due adulti tutti storti che non sbagliavano mai, erano due pallettari ma li hanno presi in giro ai giovani». Di agonisti non avevano niente e nella mia delusione da sconfitta ho anche messo in dubbio che avessero falsificato la visita per l’idoneità. Stavano alti sulle gambe, a due metri dalla parete e giocavano solo pallonetti di contro balzo. Il giocatore di destra, quello davanti a me che in teoria dovrebbe essere quello regolare della coppia, non ha fatto un errore gratuito che io ricordo. Hanno giocato solo pallonetti, e noi frustrati a buttare nel bidone una bandeja in rete. È finita 4-2, 4-1 perché ci sono così tanti iscritti ai tornei che bisogna fare il sacrilegio di giocare set corti con anche l’aggiunta spietata del punto de oro. Non ho parlato per un’oretta buona e mi sono promesso che mai e poi mai mi sarei iscritto a un altro torneo, fino alla settimana successiva. È il Padel signori, e ormai non ne posso più fare meno. Il mio nuovo motto?  A morte i finti agonisti, viva i finti agonisti.

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