SAN MARINO. La Democrazia cristiana ha vinto le elezioni. E su questo sono tutti d’accordo. Ma ora cosa succede? Con chi cercherà di formare il governo? Sceglierà quel che resta della coalizione di maggioranza uscente di Libera e magari anche Noi per la Repubblica oppure guarderà alla seconda forza del Paese, la coalizione che mette insieme in Democrazia in movimento i due partiti Rete e Motus Liberi? La risposta, anzi, le risposte mancano ancora e forse mancheranno per qualche giorno. Intanto i numeri definitivi certificano la vittoria della Democrazia cristiana con il 33,35% dei consensi (5.993 voti) che equivalgono a 21 seggi in Consiglio grande e generale.

Rete e gli altri
Pur con una certa delusione rispetto alle ambizioni pre-elettorali, Rete si piazza al secondo posto con il 18,23 % (11 seggi) in coalizione con Domus Liberi (6,19% e 4 seggi). Appena più indietro c’è Libera, espressione del governo uscente, ridimensionata dagli elettori: solo il 16,49% dei suffragi e 10 scranni conquistati. Quindi troviamo Noi per la Repubblica al 13,13% (8 seggi) e Repubblica futura (10,29 per 6 poltrone). Unico escluso dal Consiglio grande e generale è Eligo che si è fermato a 361 voti pari al 2,01%.

Il governo
Numeri alla mano, l’onore e l’onere di formare un nuovo governo toccherà alla Democrazia cristiana. Con chi non si sa ancora: si possono escludere soltanto Repubblica futura (per scelta già compiuta dalla Dc) ed Elego, che non ha eletto consiglieri. Tra le ipotesi in campo c’è un’intesa con Democrazia in movimento, con Rete, forza nata come antisistema (inizialmente fortemente anti Dc), che andrebbe a governare San Marino per la prima volta nella storia. Insieme, Dc e Dim, avrebbero già 36 consiglieri (su 60) e la maggioranza per governare. Ci sono però delle alternative. La Democrazia cristiana potrebbe per esempio scegliere partiti più tradizionali come Noi per la Repubblica e Libera e arriverebbe a 39 seggi.Non si escludono neppure le larghe o larghissime intese con tutti dentro ad esclusione di Repubblica futura per una maggioranza da 54 seggi capace di mettere in campo le riforme necessarie al Paese.

I tempi
Quando avrà ricevuto la comunicazione circa il maggiore partito uscito dalle urne da parte del segretario all’Interno, la Reggenza avrà due giorni per conferire un mandato esplorativo. A quel punto partiranno le consultazioni della Democrazia cristiana che potranno avere la durata di due settimane.

Il possibile ballottaggio
Sullo sfondo resta ovviamente l’ipotesi di un ballottaggio tra la prima e la seconda forza, Dc e Rete, che scatterà se non si riuscirà a mettere in piedi un esecutivo.

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