Quasi otto punti di differenza fra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni. Il candidato del centro sinistra ha riportato una vittoria netta come non si aspettava: 51,42% a 43,63%. Il suo profilo Facebook ha 125mila “mi piace”, meno dei 306mila della sua avversaria. Ma l’“AntiBestia” messa in piedi dal governatore (che ha supportato la maratona di incontri sul territorio) ha lavorato sul web più sulla qualità che sulla quantità. Bonaccini è andato tre punti oltre la sua coalizione (48,12%) e migliorato il risultato del 2014 (49,05%). Borgonzoni è andata sotto il 45,41 delle sue liste. La candidata scelta da Salvini sembra intenzionata a lasciare il Senato per guidare l’opposizione in Emilia-Romagna. E Bonaccini?
Il governatore ringrazia quanti lo hanno aiutato nel successo, tutti invitati ieri sera nella festa in piazza Grande a Modena, e prepara il suo bis al governo.
Il web e gl “urli”
Vuole sottolineare lo stile della sua vittoria. «Non abbiamo mai urlato, ma usato i toni e i modi di confronto di una sana competizione politica mettendo i contenuti al centro del dibattito politico».
Ma il confronto con la “Bestia” di Salvini c’è stato, il confronto con la macchina messa in piedi dalla lega per creare consenso sul web. «Il Pd e il centro sinistra», attacca il governatore del Pd, «devono attrezzarsi di più nell’utilizzo dei social. Che non significa ossessione, perché ci vogliono tante risorse (e poi ci dirà qualcuno da dove arrivano…). Noi abbiamo messo in campo qualcosa che vi consiglio di analizzare nelle prossime settimane. Ragazze e ragazzi che sono andati in silenzio su quel terreno lì. E li abbiamo sconfitti anche lì, facendolo in una maniera molto civile ed educata… Non utilizzando tragedie e lutti per fare propaganda ma cercando di entrare nel merito e nel vivo dei contenuti e delle cose che si possono dire».
Bonaccini parla di «un risultato che in dieci mesi recupera sulle Europee oltre dieci punti per il centro sinistra e fa tornare il Pd primo partito nonostante la Lega abbia giocato il carico da novanta: se Salvini però ha voluto giocare la sfida contro Bonaccini, Salvini ha perso e io ho vinto… abbiamo vinto noi».
Le sardine
Annichilito il Movimento 5 Stelle con un risultato di lista (4,7%) che non sarebbe stato utile nemmeno messo a disposizione di Borgonzoni.
Le sardine? «Per la prima volta ho sentito Mattia Santori e l’ho voluto ringraziare, lui e le sardine… per la straordinaria mobilitazione… Spero sia un punto di ripartenza anche per il mio partito e le nuove forze del centro sinistra, per occupare quei luoghi che avevamo abbandonato. Non basta riempire le piazze e i selfie. Non abbiamo bisogno di una politica solo urlata ma fatta di toni civili. Serve però una classe dirigente che quando entra in un bar o in supermercato sappia ascoltare e rispondere a chi ha davanti».
In altre parole Bonaccini vuole un Pd con «un’identità precisa , qualcosa di nuovo che parta, non dico il nome o il simbolo, servono i progetti. Abbiamo dimostrato che Salvini si può battere. Che l’Emilia-Romagna sia un punto di partenza è bello dal punto di vista simbolico»
Gli assessori
La nuova giunta? «La comporrò con donne e uomini, confermo che sarà fatta in maniera paritaria, partendo da competenza, esperienza e capacità di lavoro sul campo: ho bisogno di donne e uomini capaci, che sappiano un minuto dopo che si insediano esattamente cosa dire e cosa fare». Ci saranno «conferme e novità». I tempi? Si parla di un mese.
Calo consiglieri in Romagna
Dalla Romagna si aspettano segnali. Come segnalato ieri da Nevio Salimbeni, esponente di +Europa a Ravenna, gli effetti della legge elettorale hanno difatti portato da 12 a 9 i consiglieri regionali romagnoli. «É la legge elettorale vergognosa che, nella frammentazione delle liste, favorisce i collegi più grandi rispetto a quelli più piccoli», commenta il sindaco pd di Ravenna Michele De Pascale. «Andrebbe cambiata la legge facendo un unico collegio romagnolo, che garantirebbe alla Romagna molti più eletti. Con questo sistema elettorale non è mai favorita…». E anche se lo sguardo sale a Imola la musica non cambia: da tre consiglieri si passa a due. E l’Emilia cresce di quattro.

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