Elettra Stamboulis presenta a Ravenna il libro a fumetti sulla sua Grecia

Sab 11 Maggio 2019
Elisa Bianchini


RAVENNA. “Piccola Gerusalemme. Salonicco”, di Elettra Stamboulis (ex assessore alla Cultura di Ravenna) e Angelo Mennillo, esce in Italia per la collana Graphic Novel Cartographic di Mesogea. La presentazione oggi alle 18 alla Casa delle donne di via Maggiore 120 a Ravenna. 
Stamboulis, di cosa parla il libro?
«È un fumetto e il centro del fumetto è la storia di Salonicco, che viene narrata attraverso la voce di un ragazzo, Romanos, figlio di rifugiati greci comunisti in Bulgaria, che va in Grecia dopo la caduta del muro.

Lui è cresciuto in Bulgaria e non è mai stato in Grecia perché prima non era possibile valicare il confine, e arriva a Salonicco. È un glottologo e cammina per la città e racconta, attraverso le strade e i monumenti, quella che è la storia della Grecia contemporanea, dalla guerra civile in poi, e la storia della città». 
Il ruolo della lingua appare centrale rispetto alla storia che racconta. 
«Sì, è centrale perché Salonicco ha una storia multiculturale che continua in parte anche adesso. È una città che è diventata greca molto tardi (mio nonno è nato che c’era ancora l’impero ottomano) e dove si parlavano tante lingue. Anche mio nonno, che era analfabeta, parlava quattro lingue, perché comunque era una città fatta di tante comunità che convivevano, e se si voleva lavorare si dovevano parlare dalle tre alle quattro lingue.

E poi anche perché io sono filologa e questo personaggio, che porta il nome di mio cugino, intreccia la mia esperienza (io ero a Salonicco in quegli anni) con la storia della città, che è una città che ha parlato molte lingue, alcune perdute come l’ebraico sefardita». 
La componente autobiografica si intreccia quindi con la storia?
«Ci sono molte storie che Romanos racconta. Lui scrive una sorta di lunga lettera alla nonna. E in essa ci sono tutte vicende che sono legate alla storia della mia famiglia». 
Il libro esce per la prima volta in Italia adesso, edito da Mesogea. 
«È un librp fatto ormai quindici anni fa. È uscito prima all’estero e poi in Italia.

In Italia era uscito a puntate, sulla rivista Giuda, però non ha mai trovato un editore. Ho cominciato a lavorare su questo libro e su altre storie perché quando raccontavo le storie della mia famiglia i miei amici mi guardavano e mi dicevano “Ma cosa stai dicendo?”. Tutti quando pensano alla Grecia pensano che dopo Alessandro Magno siamo arrivati a Mikonos con gli aperitivi. E quindi era anche un po’ il voler ricostruire la storia, chiaramente in modo breve, e dare qualche guida per capire quella che è la storia contemporanea della Grecia». 
Come avete lavorato, lei e Angelo Mennillo , sul rapporto tra parola e immagine?
«Io lascio sempre molta libertà ai disegnatori che lavorano con me, anche se dò una sceneggiatura classica, cosiddetta italiana, con anche le indicazioni di scena, però non troppo dettagliata.

E poi anche lo stile di Angelo non è tradizionalmente realista, per cui lui ha lavorato su tanto materiale fotografico. Abbiamo lavorato molto sulle foto che avevo io, fotografie della mia famiglia e della mia casa, e su foto recuperate in saggi storici inglesi e greci». 
La prefazione porta la firma di Moni Ovadia. Com’è stata la collaborazione?
«Moni ha letto il libro, se ne è innamorato e ha pensato che lo avessi scritto per lui. Si è sentito molto chiamato in causa: lui è bulgaro, sua nonna era greca, lui parla greco, è molto legato alla Grecia e la considera una delle sue patrie.

Quindi ha scritto questa prefazione entusiastica ma lo ha letto da lettore: non c’è stato alcun contatto prima». 

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