Elena Sanchi al terzo album, “La lingua del bacio”

Esce oggi La lingua del bacio, il terzo album della cantautrice riminese Elena Sanchi per Ondesonore Records. È l’amore il fil rouge che ricama le storie di questo nuovo lavoro: dalla passione che trasforma e cambia il cuore, all’amore per se stessi, passando attraverso quel sentimento imperfetto che fa sentire disperatamente vivi fino a quello verso un ritorno a casa, al proprio nido. «L’isolamento dei mesi scorsi, il silenzio che ho attraversato, mi ha fatto sentire la necessità di scrivere di amore, l’unico sentimento per cui vale la pena vivere», racconta Sanchi. L’album è stato preceduto nei mesi scorsi dall’uscita dei singoli Dimmi chi sei, Lontano da qui e Diavoli notturni, una sorta di trilogia che ha preso vita anche attraverso i video di Michelangelo Baffoni. Diavoli notturni si muove tra songwriting e indie pop, si nutre di un sound elettronico frutto della collaborazione con il producer e dj Alberto Melloni. Passione, desiderio, vertigine, libertà, speranza e ricerca di salvezza sono dunque gli ingredienti di questo brano. «Il singolo ci porta in una metro abbandonata ai confini del mondo, dove due sconosciuti si trovano inermi senza più maschere l’uno di fronte all’altra e si lasciano travolgere dalla magia dell’incontro, la scintilla da dove tutto ha inizio e che fa battere forte il cuore. Sono due anime solitarie che trovano il coraggio di riscattare un passato difficile e di abbandonarsi al desiderio di essere felici, perché l’amore è l’unica ancora di salvezza per una nuova rinascita».

“Lontano da qui” di cosa parla?

«Nel brano ho affrontato l’amore nelle sue diverse forme. Dimmi chi sei mi ha permesso di celebrare la cura di sé, dei propri spazi e della propria sfera femminile, mentre qui, partendo da un amore perduto, rifletto su quanto sia importante lasciare andare ciò che non ci appartiene più. La pandemia mi ha permesso di lasciare andare molte delle mie paure per affrontare invece la ricerca del proprio respiro e del proprio corpo andando a costruire un futuro di pace, più in armonia con le leggi della nostra terra. Vedo il corpo come un tempio che va rispettato all’insegna del benessere».

Per questo nel video ha messo al centro la danza?

«Sì, il brano vuole essere un invito a riprendere contatto con il proprio corpo e con il mondo intero in un periodo storico in cui le relazioni umane hanno accusato un duro colpo. Così nelle scene girate da Michelangelo Baffoni accanto a me c’è la danzatrice Francesca Bianchi che si muove dando forma alle mie parole. I video dei singoli che hanno anticipato il disco sono tutti collegati tra loro con richiami che vanno a formare una trilogia e in quello di Diavoli notturni torna la danza con i movimenti di Beatrice Giannini. In Lontano da qui si vede poi la proiezione di qualche frame di Dimmi chi sei (realizzato da Elena Tenti che cura tutta la parte grafica dei miei progetti)».

Come descriverebbe il percorso tra i suoi album?

«Il mio primo lavoro discografico, Cuore migrante, nasceva dopo un’esperienza come volontaria in Africa che mi aveva portato alla ricerca del mio posto nel mondo, il secondo, Risveglio, racconta la mia maternità e quindi sono arrivata a questo terzo album compiendo un’evoluzione come scrittura, come persona e anche a livello sonoro. Per questo ultimo aspetto è stato fondamentale l’incontro con Alberto Melloni che mi ha permesso di rendere l’atmosfera elettronica che cercavo. I brani sono stati registrati al Naïve Recording Studio di Fano (con il missaggio di Michele Bellagamba e la masterizzazione di Alessandro Ciuffetti), mentre a suonarli ci sono Diego Brancaccio, Alberto Melloni, Nicolas Micheli, Matteo Pantaleoni. Lavorare con loro è stata una bellissima esperienza».

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