Effetti del Coronavirus a Ravenna: l’Economia è in ginocchio

RAVENNA. Le categorie del commercio chiedono alle istituzioni supporto per gli operatori, chiamati a fronteggiare la perdita di incassi a seguito delle limitazioni imposte alle attività culturali e alle imprese del turismo. Confesercenti con la presidente provinciale Monica Ciarapica chiede una serie di misure di tutela e la riapertura dei musei e dei siti culturali misure precauzionali necessarie, ma non dimentichiamoci delle nostre imprese. Sulla stessa linea Confcommercio con il presidente Mauro Mambelli preoccupato per i contenuti dell’ordinanza regionale e le limitazioni nel settore alimentare, nel commercio ambulante, nella ristorazione, nell’intrattenimento, e lancia un appello perché i consumatori ravennati non vengano indotti a cambiare le proprie abitudini a causa dell’allarme degli ultimi giorni.

Le richieste

«Apriamo i musei in modo contingentato e pensiamo al dopo – esordisce Ciarapica – mettere in campo ogni provvedimento possibile per garantire la tenuta delle attività economiche, già provate da consumi interni in calo, è essenziale e prioritario». Al tavolo di crisi aperto con il governo è stata chiesta la sospensione dei mutui e dei versamenti tributari e contributivi, l’accesso agli ammortizzatori sociali per evitare ripercussioni importanti sui lavoratori, l’accesso agevolato al credito e ai fondi di garanzia ed una revisione degli Isa (indici sintetici di affidabilità). Una mobilitazione che dovrebbe toccare secondo le associazioni anche le banche del territorio: «Perché come avvenne per il terremoto del 2012 si facciano promotori di iniziative concrete di sostegno all’economia: moratorie mutui e linee di credito specifiche. Chiediamo inoltre ai governi locali la sospensione e posticipazione dei pagamenti delle tasse comunali, in via prioritaria la Tari».

No tasse

Per Mambelli di Confcommercio: «Riteniamo, però, che sia necessario contrastare l’idea che si sta facendo strada nell’opinione pubblica, secondo cui saremmo non già di fronte ad una infezione, ma ad una pandemia letale. Dal sondaggio odierno realizzato da Confcommercio Ravenna sulle attività ricettive, di ristorazione e svago emerge un quadro non solo preoccupante, ma drammatico». Le disdette negli alberghi incidono dal 70 al 90% delle prenotazioni, mancano i lavoratori ad alta qualificazione, il pendolarismo sanitario, gli spettatori degli eventi culturali e i turisti. Un quadro che fa dire a Ciarapica di Confercenti: «Chiediamo di prevedere fin da subito l’ingresso regolamentato e scaglionato di tutti i siti museali e culturali. La città non deve e non può spegnersi. Ed occorre sin d’ora ragionare pensando al “dopo”, per cogliere ogni opportunità di ripresa con politiche di accoglienza tese a rendere ancora più vantaggioso e conveniente venire a Ravenna e in provincia: sospensione dell’imposta di soggiorno, riduzione dei biglietti museali di competenza comunale, rafforzamento della promozione degli eventi». Infine sul fronte del commercio non vanno dimenticati i mercati ambulanti che pur essendo esclusi dalla sospensione prevista dall’ordinanza vanno tutelati nel loro regolare svolgimento perché assolvono la funzione di esercizi di vicinato e di servizio per l’approvvigionamento di beni alimentari per i cittadini.

Piadina in sofferenza, i gelati non passano di moda

«Noi la piadina la vendiamo a turisti, universitari, studenti del liceo e impiegati d’ufficio. Con le misure preventive che rallentano o evitano il contagio scuole, facoltà e musei sono stati chiusi, riducendo al minimo tre delle quattro categorie di potenziale clientela». A parlare è Enea Sampaoli, titolare di Profumo di Piadina, il chiosco all’inizio di via Cairoli che normalmente, verso l’ora di pranzo, è gremito di persone che scelgono di non sedersi al tavolo di un ristorante, gustando però la specialità romagnola per eccellenza. «Molte gite, – prosegue – in tutta Italia, sono state annullate: se un paio di comitive si presentano qui, nel giro di poco tempo non è difficile vendere oltre cento piadine. Sono numeri che, per un’attività come la nostra, fanno la differenza in maniera sostanziale. Fino a lunedì abbiamo lavorato bene, ma se la situazione non dovesse cambiare anche per la prossima settimana, ci ritroveremmo in ginocchio».

Non tutti, però, sono sulla stessa lunghezza d’onda se si parla di affari. Nicole Juliet, titolare della gelateria Papilla, ha infatti osservato un aumento del lavoro, dovuto anche alle belle giornate che, escludendo ieri pomeriggio, hanno tenuto alta la temperatura del centro. «Con l’arrivo del caldo non abbiamo notato nessun cambio radicale nell’andamento degli affari, – spiega Nicole – anzi, abbiamo venduto qualche gelato in più. È vero, ci sono meno turisti, ma i ravennati da noi continuano a venire. Per quanto riguarda la prevenzione, l’igiene è la priorità assoluta, l’ABC di chi lavora con il cibo. È raro che chi lavori qui tocchi le cialde: lo faccio presente perché più di un cliente ci ha chiesto il conto di quante volte ci laviamo le mani. Posso assicurare che con i flussi di persone che a volte si susseguono per due o tre ore, non è sempre possibile passare sempre le mani sotto l’acqua ma lo facciamo comunque con molta frequenza». Ci sono altri quattro punti vendita dove sono «in funzione le macchinette per il pagamento automatico, che eliminano del tutto il contatto tra il commesso e il denaro, però qui l’affluenza è tale da non poterci permettere rallentamenti». (FM)

«Il centro tiene, l’Esp no»

«Negli ultimi giorni le vendite sono leggermente calate, ma in centro non ne abbiamo risentito troppo – racconta Cinzia della Pizzeria Alice di via IV Novembre -. Molti ragazzi, che ora non possono andare a scuola, vengono qui e noi continuiamo a vendere la nostra pizza al taglio, bilanciando un po’ il numero minore dei turisti che normalmente entrano. Il vero divario si vede facendo il paragone con il nostro negozio all’Esp, dove dopo sabato e domenica sembra che sia in corso una sorta di autogestione, nel senso che lì non si presenta anima viva».

«Chiesti più prodotti antinfluenzali»

«Il mio negozio non ha risentito troppo della cosiddetta “psicosi da Coronavirus”, – afferma Gigi Giorgioni, proprietario dell’omonima erboresteria “La Butega Ad Giorgioni” di via IV Novembre – Non ho fatto la media degli scontrini ma, ad ogni modo, non posso dire di aver notato una radicale diminuzione di acquisti o entrate. L’unica cosa a cui ho fatto caso è un aumento nelle vendite di prodotti antinfluenzali che, di solito, in questo periodo non sono richiesti tanto quanto durante gli ultimi mesi d’autunno e i primi d’inverno». Non ci sono stati nemmeno episodi strani: «Nessuno ha comprato grosse quantità di articoli in una sola volta e nessuno si è mostrato eccessivamente preoccupato. Sono sicuro, però, che se li avessi venderei bancali interi di igienizzante. Ha prevalso, – ammette infine – più che l’allarmismo, il classico spirito goliardico romagnolo, quello della “sana presa in giro”, è capitato infatti che qualcuno entrasse chiedendomi, sorridendo, “il tè verde cinese senza Coronavirus” o “centomila mascherine”, cercando solo di sdrammatizzare la situazione». (FM)

Vendite in calo nel negozio di scarpe

«La differenza si è vista, in centro c’è meno gente e gli acquisti sono in calo». Giulia Monti, giovane commessa del negozio di streetwear Stand-Up di via Salara, commenta così la situazione imprenditoriale più o meno generalizzata di Ravenna, dove ormai da tre giorni l’emergenza Coronavirus ha rallentato i ritmi cittadini, incidendo sugli affari delle diverse attività, tra cui, in particolare quelle del centro storico».
Con la chiusura delle scuole, – continua la giovane commessa di Stand-Up- «ci sono molti più ragazzini che passano le giornate con gli amici tra via Cavour e piazza del Popolo, ma magari entrano per dare un’occhiata e fare un giro, perché chiaramente la loro disponibilità economica non è quella di un adulto».

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