Energia, patto di decarbonizzazione tra colossi di Ravenna e Ferrara 

Sei colossi dei distretti industriali di Ravenna e Ferrara alleati per la decarbonizzazione. Cabot, Herambiente, Versalis-Eni, Marcegaglia, Polynt e Yara vp Italia, con partner tecnici Eni e Snam, firmano infatti questa mattina nella città dei mosaici un protocollo d’intesa per l’avvio del processo e per valutare tutte le leve a disposizione, inclusa la cattura di CO2. L’occasione è l’incontro “Decarbonizzare i settori ‘hard to abate’. Il progetto a Ravenna. Il ruolo della ccs nella transizione energetica” promosso da Omc med energy conference and exhibition. “Se le fragole a chilometro zero sono buone, lo stesso vale per il metano”, entra nel merito il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani, ricordando che il comparto è “tra i primi al mondo in termini ambientali”, anche se “al momento non ci sono le tecnologie per creare piastrelle completamente decarbonizzate”. Per quanto riguarda l’elettrificazione, prosegue, “dipende da come la si fa”: al momento l’idrogeno costa di più, “perché allora andare a prendere il gas lontano?”, si chiede, la transizione deve essere “pragmatica, vantaggiosa e competitiva, non solo carica di costi”. Da qui, entra nel concreto Roberto Ballardini di Cabot “questo progetto pilota”. Come sottolinea il presidente di Marcegaglia, Antonio Marcegaglia, “siamo nell’ottica di ridurre le emissioni”, tra tecnologie dedicate nei vari siti, produzione di energia da rinnovabili, investimento in un impianto svedese per l’acciaio green. 

L’intesa di oggi, conclude, con il progetto del consorzio e della convergenza di interessi comuni di più soggetti industriali, in collaborazione con player del luogo, ha diversi vantaggi, come la vicinanza di infrastrutture esistenti per lo stoccaggio, inoltre coinvolge interesse pubblici e privati e “qui a Ravenna c’è un’interlocuzione pragmatica”. Hera entra nel progetto, sottolinea il presidente di Herambiente Filippo Brandolini, con l’impianto di termodistruzione dei rifiuti pericolosi in revamping, per renderlo a saldo positivo sulla CO2. Forte anche della prima esperienza di cattura di CO2, anche se su scala piccola, a Faenza. “La transazione energetica è transizione tecnologica”, sottolinea il ceo di Versalis Adriano Alfani, per cui occorre “migliorare le tecnologie e svilupparne di nuove”. Da questo punto di vista “lo stoccaggio di CO2 è una soluzione per guadagnare tempo, ma occorre accelerare e lavorare insieme. Per questo siamo a bordo”. Per Yara Vp, il cui stabilimento di Ferrara emette 1,2 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, mette in luce Francesco Caterini, “stoccare nei pozzi dell’Adriatico è molto interessante”. Dunque, tira le somme il presidente di Assorisorse Luigi Ciarrocchi, “questa iniziativa nasce dalle imprese e risponde alle esigenze del territorio”. Il sistema hard to abate, entra nel merito dei dati, ha emissioni per 54 milioni di tonnellate di CO2, il 13% del totale e il 64% dell’industria, dunque “l’obiettivo di decarbonizzazione al 2030 è molto a rischio” e al momento “non ci sono misure specifiche”.

Qui, prosegue, scatta il progetto per la cattura di CO2, “ma siamo ancora alla fase 1 quando in Inghilterra e Norvegia stanno già patendo. Il gas nazionale, aggiunge, “ha un ruolo fondamentale nella transizione”: a Ravenna negli anni 2000 si estraevano 20 miliardi di metri cubi all’anno e se il governo si sta muovendo “bene per garantirne i volumi, lo scenario preoccupa”. Senza tralasciare che “l’Italia pesa per il 10% delle emissioni in Europa che a sua volta conta il 10% su quelle totali”. Ecco perché, conclude l’amministratore delegato di Snam, Stefano Venier, occorre “una pluralità di soluzioni, invece la cattura di CO2 era stata messa da parte, nel recepire alcuni obiettivi europei- mette in luce- non si devono dimenticare le caratteristiche del Paese” e in Italia “non ci sono tante opzioni alla costa adriatica”. Di certo, si avvia alle conclusioni, serve “una cornice regolatoria e normativa”, inoltre l’energia deve essere “sostenibile, competitiva e sicura”. E da questo punto di vista “il gas è un vettore di transizione a breve termine”, per cui occorre “ragionare su quelli a medio termine”, come la cattura di CO2, e sui quelli di domani, come l’idrogeno.

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