Editoria, chiesto a Salvini lo stop al taglio dei contributi

«L’abolizione del comma 810 dell’ultima Legge di Stabilità. O comunque, in subordine, la moratoria immediata degli effetti di tale provvedimento, fino all’esito degli Stati Generali dell’Editoria, avviati e non ancora conclusi». E’ quanto ha richiesto l’Alleanza delle Cooperative al tavolo con il vicepremier Matteo Salvini e gli esponenti di governo della Lega.
Al centro del confronto il tema della libertà e del pluralismo dell’informazione ed in particolare l’allarme per il rischio di tagli ai fondi per l’editoria «dal 2020».
«C’è bisogno di molta attenzione su un tema essenziale per la democrazia – avverte il presidente dell’Alleanza e presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, – per evitare che interventi annunciati possano determinare la chiusura di realtà editoriali espressione di culture e territori, con pesanti conseguenze anche in termini di occupazione per giornalisti e poligrafici».
A fine anno, infatti, entreranno in vigore i tagli alle imprese editoriali beneficiarie del Fondo per il Pluralismo decisi appunto con il comma 810 dell’ultima Legge di Stabilità. La prima conseguenza è che saranno messi a rischio migliaia di posti di lavoro di giornalisti, poligrafici e webmaster senza considerare tutte le altre figure contrattuali che lavorano nel settore (amministrativi, pubblicitari, etc.) e l’indotto. Il costo degli ammortizzatori sociali sarà di gran lunga più pesante del calo dei contributi, senza considerare l’incidenza dei mancati introiti dello Stato sul calo di ricavi dell’indotto e l’impatto devastante sugli organismi previdenziali giornalistici nazionali.

Come è stato evidenziato nel corso dell’incontro, il Fondo per il pluralismo, che attualmente ha una capienza di circa 60 milioni di euro, in realtà non sarà abolito, quindi non vi sarà nessun risparmio per le casse dello Stato.

Gli esponenti dell’Alleanza delle Cooperative hanno quindi chiesto al ministro Salvini di impegnarsi a sostegno della tutela delle testate delle comunità locali e di pensiero, che rappresentano un patrimonio di tutto il Paese, sia dal punto di vista dell’occupazione, che della pluralità delle voci, così come più volte ricordato dal Presidente della Repubblica. Proponendo innanzitutto l’abolizione del Comma contestato, o almeno una moratorio per sospenderne gli effetti in attesa che si concluda l’iter degli Stati generali dell’editoria che dovranno disegnare il nuovo assetto del settore.

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