Editoria, a bocce ferme fermiamo i cannoni

Lun 26 Agosto 2019 | Roberto Masini


Editoria, a bocce ferme fermiamo i cannoni

Wed 18 September 2019 | Roberto Masini

In attesa di un nuovo governo e in attesa di una nuova riforma. Ma intanto le bordate arrivano e sono pesanti. I cannoni contro il pluralismo e la libertà di informazione continuano a sparare e a colpire centinaia di cooperative e piccole aziende: i tagli ci sono e producono i loro effetti devastanti. La riforma del settore è stata demandata agli “Stati generali” indetti dal sottosegretario Vito Crimi. Ma gli “Stati generali” sono rimasti a metà, sospesi fino a chissà quando, un governo non c’è e non si sa chi dovrà varare la riforma.

Il presidente Sergio Mattarella ha richiamato più volte l’attenzione sul pluralismo e la libertà d’informazione. Ma non è stato troppo ascoltato prima, non può essere ascoltato adesso da un governo che non c’è. Ma i tagli intanto ci sono. A chi servirà una riforma se non ci sarà più un settore da riformare? Il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti, si augura che “il nuovo governo voglia bloccare le macchine e azzerare le decisioni già assunte, levando dal tavolo quei tagli che si stanno già trasformando in bavagli, zittendo le voci delle differenze e delle diversità”, facendo proprio l’appello lanciato in queste ore dall’Associazione Articolo 21, che “pone un punto discriminante nella discussione sulla formazione del nuovo esecutivo: l’eliminazione dei tagli e dei bavagli nella e sull’informazione. Si riveda la legge di bilancio ripristinando pienamente il fondo per l’editoria e il pluralismo, si elimini il ricorso crescente alle querele temerarie, si abroghi la vecchia e assurda legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, si riformi finalmente la Rai, si costringa gli oligarchi della rete a rendere trasparenti gli algoritmi utilizzati. Si immagini una transizione senza morti e feriti all’era digitale”.
Una transizione senza morti e feriti è possibile solo se si fermano i cannoni. Il primo atto del nuovo governo deve essere la revoca dei tagli. Poi si discute e solo alla fine, eventualmente, si taglia.

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