Economia circolare, l’Italia è pronta

L’Italia è pronta per avviare un serio percorso per l’economia circolare, anche se c’è ancora molto da fare. Più di un’impresa su due, infatti, già punta su questo percorso. È quanto emerge dalla prima edizione del Circular Economy Report redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. Il 62% delle 150 aziende intervistate ha implementato almeno una pratica di Economia circolare o ha giocato un ruolo di supporto ad altre imprese nelle loro iniziative circolari (10%). Nel restante 38%, il 14% ha già chiara la volontà di adottare almeno una pratica di economia circolare nel prossimo triennio, mentre solo il 24% del totale si è dimostrato indifferente al tema. Cifre, dunque, che potrebbero destare un cauto ottimismo. In realtà, proprio le imprese più attive sono le prime a riconoscere che la strada da fare è ancora lunga.

Il settore “Resource & Energy Recovery” è quello che attualmente si colloca in posizione migliore rispetto agli altri. Quanto ai tipi di attività dell’economia circolare, si è adottato soprattutto il “Design for Environment” (intervenire sul ri-disegno dei prodotti e dei processi), mentre solo circa un terzo delle aziende ha introdotto pratiche relative al “Design for Remanufacturing/Reuse”. Ben poche sono arrivate sino al “Design for Disassembly” e soprattutto alla messa in atto di sistemi di “Take Back”, ossia di recupero delle materie e dei componenti dai clienti finali. Per i ricercatori del Politecnico, siamo ben lontani quindi dal poter affermare che in Italia (per lo meno nei settori presi in esame) sia diffusa l’economia circolare, anche se il processo di trasformazione si è messo in moto. Le barriere più significative allo sviluppo sono risultate l’incertezza governativa (che non agevola le aziende nella valutazione di decisioni strategiche) i costi d’investimento e le tempistiche associate alla realizzazione di interventi da sostenere per l’adozione delle pratiche circolari.

«Con il Circular Economy Report inauguriamo un nuovo filone di ricerca in cui è stato decisivo il contributo delle nostre aziende partner – spiega Davide Chiaroni, curatore dell’indagine – Capire di cosa realmente si stia parlando (non del ciclo dei rifiuti, per intenderci, che è solo la parte finale e a minor valore aggiunto del processo) è determinante e chiarisce immediatamente che in Italia la vera economia circolare è ancora di là da venire e richiede un tempo e un ammontare di investimenti ben più significativi di quanto oggi sia in campo. La Circular Economy non è la panacea di tutti i mali, la miglior soluzione possibile per ogni settore, ambito di consumo o attore in gioco. È un percorso lungo e complesso che però occorre intraprendere: dall’inizio del ‘900 la popolazione mondiale è cresciuta di 4,5 volte, il consumo di risorse naturali, invece, di quasi il triplo».

Dunque, cosa bisogna fare?

«Si tratta di cambiare radicalmente prospettiva rispetto all’attuale economia lineare – prosegue Chiaroni – mantenere i prodotti il più a lungo possibile nel circuito attraverso l’estensione della loro vita, la ridistribuzione, il riutilizzo, la rigenerazione e, soltanto alla fine, il riciclo. In questo modo, anche connettendo più filiere che traggano beneficio e condividano parte delle risorse (la cosiddetta “simbiosi industriale”), risulta possibile sostenere la stessa domanda di beni e servizi con un minor prelievo di risorse naturali. Non è quindi una ricetta di austerity, bensì di espansione della domanda, e qui sta la principale differenza con gli altri paradigmi sostenibili. In Italia non c’è ancora un ‘ecosistema’ circolare di player che lavorino insieme e spingano intere filiere tecnologico-produttive verso il nuovo approccio industriale. A mancare sono soprattutto le ‘piattaforme’, ossia gli attori deputati a costituire un bilanciamento tra la domanda e l’offerta di prodotti, materiali o risorse, creando ‘mercati’ che facilitino la circolazione delle risorse all’interno del sistema. La totale assenza di questi attori, salvo sporadici casi ed ancora embrionali, rappresenta una limitazione fortissima».

Cos’èl’economiacircolare

L’economia circolare mira a mantenere “in circolo” all’interno del sistema produttivo quanto più possibile entrambi i tipi di risorse, generando cicli virtuosi di ri-uso, ri-lavorazione e ri-ciclo. Le parole chiave dell’economia circolare infatti sono tre: risorse (intese come componenti del prodotto, che hanno un ciclo di vita più lungo e un valore intrinseco recuperabile), re-design (perché le imprese sono chiamate a ridisegnare processi di produzione, con interventi di efficienza energetica e prodotti che siano modulari e facilmente assemblabili, realizzati con materiali riusabili e riciclabili), proprietà (perché se nell’economia lineare il prodotto passa totalmente al cliente, nell’economia circolare la proprietà del prodotto deve restare al produttore, mentre il cliente ne paga soltanto l’utilizzo attraverso meccanismi di pay per use).

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