Le strategie di economia circolare hanno un pilastro: la partecipazione. Con la prima tappa di Ravenna, Eni ha lanciato “Prosumer Road”: un ciclo di incontri con le associazioni dei consumatori, le istituzioni e i rappresentanti di Confindustria proprio per camminare, tutti insieme, verso la transizione ecologica e la sostenibilità ambientale. Il dialogo, infatti, è fondamentale per elaborare prospettive a breve e medio termine per accelerare il processo di transizione nell’attuale contesto energetico e ambientale, garantendo al contempo la sicurezza degli approvvigionamenti a costi competitivi. Non a caso, si parla di “prosumer”, cioè di consumatori che partecipano in modo attivo ai processi produttivi. La prima tappa di questa iniziativa, che si è tenuta lo scorso 12 aprile, ha aperto le porte del Distretto Centro Settentrionale Eni di Ravenna, dove si sono affrontate soluzioni per la decarbonizzazione e per la sicurezza energetica. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco della città Michele De Pascale, il Direttore CCUS, Forestry & Agro-Feedstock di Eni e presidente di Assorisorse, Luigi Ciarrocchi, il Direttore Public Affairs di Eni Lapo Pistelli, il presidente di Adiconsum Carlo De Masi, e il direttore generale di Anigas (l’associazione nazionale industriali del gas aderente a Confindustria), Marta Bucci. In agenda, il contesto energetico, il ruolo del gas e le innovazioni tecnologiche con particolare attenzione a quelle sviluppate nel territorio quali il progetto Eni per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica nei giacimenti off shore al largo di Ravenna e il primo impianto pilota per la produzione di energia attraverso le onde del mare. Eni, ha installato proprio a Ravenna nel dicembre 2018 il primo dispositivo da 50 kW capace di convertire le onde in energia ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter) chiamato anche, per la sua forma, la “Culla dell’Energia” . Eni è fortemente impegnata nello sviluppo delle tecnologie che catturano l’energia del mare in quanto le onde sono la più grande fonte di energia rinnovabile, globalmente distribuita ed inutilizzata al mondo. Eppure l’energia del mare ha delle caratteristiche eccezionali: alta intensità, superiore 10-20 volte quella del sole e 3-6 volte quella del vento; è molto concentrata e costante e ha un enorme potenziale distribuito uniformemente in tutto il mondo. Per questo ISWEC è stata citata tra le “Key Technologies” della “Offshore Renewable Energy Energy Strategy” della Commissione Europa. Infine, l’applicazione di questa tecnologia potrà contribuire a creare un’industria nazionale e un indotto a elevato sviluppo tecnologico e valore aggiunto, garantendo una ricaduta economica di lungo periodo sull’industria e sull’Università italiane.
E questo rilanciando una tecnologia italiana, per la produzione di energia pulita e potenzialmente infinita. Sempre sul fronte dell’economia circolare, c’è un altro progetto che vede Eni in prima linea: la CCUS vale a dire la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica per la decarbonizzazione di quei settori industriali energivori fondamentali per l’economia del nostro Paese, come le acciaierie, le industrie della carta, le ceramiche, i cementifici, solo per citarne alcuni, per i quali ad oggi non ci sono altre soluzioni per evitare di lasciar andare in atmosfera volumi di CO2 che pesano per circa il 64% del totale delle emissioni industriali italiane. In cosa consiste il processo della Carbon Capture and Storage? La prima fase è quella della cattura, nella quale l’anidride carbonica viene separata dagli altri gas con i quali è mescolata, a esempio in seguito ad un processo di combustione. Una volta separata dagli altri gas, la CO2 viene compressa per permetterne il trasporto, solitamente tramite condotte ma anche via mare (nave) o via terra (trasporto su gomma o ferroviario). A questo punto l’anidride carbonica può essere stoccata all’interno di formazioni geologiche sotterranee appositamente selezionate, come per esempio i giacimenti di idrocarburi esauriti. Le maggiori organizzazioni internazionali hanno elaborato diversi scenari di raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, nella maggior parte dei quali la CCUS ha un ruolo indispensabile, in particolare per le emissioni dei settori hard to abate. I 27 progetti industriali di CCS attualmente operativi nel mondo catturano ogni anno 40 milioni di tonnellate di CO2. Questa è la dimostrazione che la CCS è un processo maturo e sicuro, che può essere applicato da subito in modo efficace per il contenimento delle emissioni. A testimonianza dell’efficacia e del contributo importante che la CCUS può fornire alla lotta al cambiamento climatico senza penalizzare attività importanti in Europa sono programmati più di 65 nuovi progetti i primi dei quali saranno operativi già a partire dal 2024 a cominciare dalla Norvegia, Uk e Olanda. Solo grazie a un set diversificato di soluzioni complementari e tecnologie innovative sarà possibile accelerare la transizione energetica, ottenendo risultati già nel breve termine e a costi sostenibili.