Spesa, energia e futuro cambiano i consumi: “I clienti sono più selettivi”

Un consumatore più razionale, attento allo scontrino e meno incline a fare scorte, stretto tra salari lenti a recuperare potere d’acquisto e bollette che sono tornate a salire. L’amministratore delegato di Cia-Conad, Luca Panzavolta, traccia un bilancio sullo stato dei consumi, sulle sfide della Gdo e sul ruolo dell’impresa cooperativa tra Romagna, Emilia, Veneto e Friuli, in un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche e tensioni energetiche che minano la stabilità dei mercati.

I consumi restano sotto pressione e il potere d’acquisto delle famiglie non sembra recuperare terreno. Dal vostro osservatorio, come è cambiato il modo di fare la spesa degli italiani? E quanto è ormai strutturale questa maggiore attenzione al prezzo?

«Tra il 2022 e il 2024 i prezzi alimentari sono cresciuti di oltre il 20%, un balzo compensato solo in parte dall’aumento degli stipendi. Con i rincari dei costi obbligatori per le famiglie, l’erosione del potere d’acquisto non è stata sanata né dal 2025 né dalla bassa inflazione del 2026. La pressione resta altissima: il cliente è diventato molto più selettivo e opportunista. Definirlo “fedele” oggi è un eufemismo, frequenta più insegne a caccia dell’occasione migliore. Non fa più scorte: fa la spesa più spesso comprando meno pezzi, per tutelare il budget ed evitare sprechi. C’è poi un paradosso evidente: la gente cerca prodotti sani, italiani e sostenibili, ma non vuole pagarne il sovrapprezzo, chiedendo che del costo si facciano carico industria e distribuzione. In questa forbice la nostra marca commerciale è decisiva: se la media nazionale è attorno al 30%, in Cia-Conad supera il 40% del venduto, premiata per l’equilibrio tra qualità garantita e convenienza reale».

A settembre si è registrata una nuova impennata delle bollette. Quanto pesa oggi il fattore energia sui conti della distribuzione e quanto è ancora possibile assorbire questi aumenti senza scaricarli sui consumatori?

«È un fattore fortemente vincolante: un supermercato consuma quote enormi di elettricità per illuminazione, climatizzazione, catena del freddo nei banchi frigo e forni. A settembre il Pun è balzato da 109 a 207 euro a megawattora rispetto a un anno fa: un rialzo del 90%. Su base annua i costi energetici sono saliti di oltre il 22%, eppure nei nostri punti vendita i prezzi alimentari sono cresciuti quest’anno solo dell’1,8%. Non stiamo scaricando i rincari sui clienti, ma li assorbiamo con efficienza interna, negoziazioni con i fornitori e compressione dei margini. Ci siamo mossi per tempo: contiamo 80 negozi con fotovoltaico e saliremo presto a 100; inoltre siamo stati la prima cooperativa in Italia a ottenere un finanziamento Bei per la decarbonizzazione della rete. Ma se questa fiammata energetica dovesse durare, alla lunga si scaricherà sui listini e deprimerà ancora di più la spesa delle famiglie».

Quali saranno le partite decisive per la grande distribuzione nei prossimi due o tre anni e dove si giocherà il vantaggio competitivo?

«La competizione si giocherà su due direttrici: efficienza e produttività a metro quadro. L’efficienza di filiera serve a difendere i prezzi; la resa a metro quadro è invece lo spartiacque commerciale sotto il quale i negozi non riescono più a chiudere i bilanci in utile. Per questo servono assortimenti razionali, senza affogare le corsie di referenze superflue. Sul prodotto a marchio puntiamo a superare la soglia del 43% già dal prossimo anno, perché rappresenta il legame più forte di fidelizzazione. Ma alla fine la vera differenza la farà sempre il fattore umano: la qualità, la personalità e l’empatia delle persone che lavorano nei negozi restano l’unico vantaggio competitivo che nessuna tecnologia potrà mai replicare».

In un mercato così aggressivo, che valore aggiunto garantisce il vostro modello cooperativo?

«Conad associa imprenditori indipendenti che vivono e reinvestono direttamente nei territori in cui operano. Il modello cooperativo deve saper generare utili a bilancio, altrimenti non ci sono risorse per investire o crescere; al contempo, però, il sostegno alle comunità e la vicinanza alle realtà locali sono parte del nostro Dna. La vera sfida di governance è conciliare la democrazia interna e la costruzione del consenso tra i soci con la rapidità decisionale che il mercato impone: gli scenari cambiano velocemente e noi dobbiamo essere rapidi senza mai smarrire le radici mutualistiche».

Tra incertezze globali e nuove tecnologie, quali sono le priorità nell’agenda del gruppo?

«L’incertezza è la condizione permanente con cui fare i conti. L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie ma va governata per non disperdere le competenze professionali. Il vero collo di bottiglia oggi resta il reperimento della manodopera: per attrarre personale stiamo potenziando welfare aziendale e formazione. Infine, la sostenibilità: la nostra rotta non prevede consumo di suolo vergine, ma la rigenerazione urbana di aree dismesse, come all’ex Cmc a Ravenna, all’ex Macello di Lugo o all’ex Fiera di Trieste. Su Reggio Emilia (riqualificazione dell’area ex Ospizio, ndr) dispiace leggere certe contestazioni: si tratta di un progetto seguito da un’altra cooperativa del consorzio e non da noi, ma conoscendo la nostra etica di sistema sono convinto che alla fine produrrà un valore aggiunto concreto per la comunità. La nostra rotta resta quella: recuperare siti degradati e tutelare l’ambiente».

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