Da 75 anni, affacciati sul porto di Ravenna, la F.lli Righini ha percorso da protagonista la storia della meccanica applicata al settore offshore. Cominciarono Davide e Vincenzo nel 1951, proseguirono i figli Renzo ed Ernesto, ora la terza generazione con Renzo amministratore e Caterina con Rodolfo a condurre un’impresa sempre famigliare nella composizione societaria. «A finanziarla - racconta Caterina Righini, commercial and financial manager - ci hanno pensato gli utili e ovviamente in alcuni casi il sistema del credito; non c’è mai stata volontà o necessità di allargare la compagine sociale oltre la famiglia. Ci inorgoglisce questo aspetto, certamente ereditato. Dopo esperienze altrove, per me è stata forte l’attrazione verso l’azienda, oltre alla responsabilità di portarla avanti e contribuire a proiettarla nel futuro».
Ravenna. Dalle navi ai giganti dell’eolico, la F.lli Righini: l’anello verde dell’offshore
Nel 2025 la F.lli Righini ha chiuso con 50 milioni di fatturato, prevalentemente su mercati esteri. Con quali zone del mondo avete relazioni più solide?
«Prevale il nord Europa. In Olanda e Belgio abbiamo molti clienti. Forniamo macchinari complessi e attività di assistenza e manutenzione ai nostri impianti, questo porta i nostri collaboratori tecnici in tutto il mondo: Taiwan. Usa, Brasile, Norvegia e tanti altri Paesi».
Come si è modificata nel tempo la vostra attività?
«Lo spartiacque risale ai primi anni ’70, quando la meccanica navale s’è evoluta con l’offshore. Abbiamo colto il cambiamento, ci siamo dotati di capacità progettuale e così s’è avviata una stagione che tuttora ha questo pilastro. Ascoltiamo le necessità dei nostri clienti e produciamo sostanzialmente macchine a prototipo, ciò introduce una flessibilità mentale e professionale. Grazie all’alta competenza ingegneristica riusciamo a soddisfare requisiti progettuali molto sfidanti. La qualità dei saperi viaggia insieme a quella del prodotto finale, che oggi comprende anche molti sistemi per il settore dell’eolico offshore, con una attenzione ai dettagli che è quasi un’ossessione».
C’è qualche progetto a cui è particolarmente affezionata?
«Semplificando al massimo, noi ci occupiamo di fornire macchine per il sollevamento di strutture offshore. Nel 2024 abbiamo messo a punto un macchinario in grado di installare diversi tipi di pali di fondazione per turbine eoliche. Si tratta di pali che vanno anche a 50 metri sotto i fondali marini e con un solo macchinario abbiamo reso possibile portarli dalla condizione orizzontale a quella verticale per più tipologie e diametri. Un altro progetto condensava quattro macchine da sollevamento di piattaforme offshore nuove o a fine vita e in grado di movimentare fino a 4mila tonnellate cadauna. Per il 2020 era un record mondiale, ma nel 2027 andremo oltre, arrivando a 6mila e 500 tonnellate ciascuna».
Sono pesi enormi, la sicurezza deve essere un fattore primario in questi processi.
«Assolutamente sì. Non è una forzatura, è la convinzione che si debba realizzare il miglior prodotto possibile garantendo la sicurezza di chi si occupa di realizzarlo. Facciamo un mestiere particolare, spostiamo pesi assai rilevanti con operazioni complesse. Abbiamo un centinaio di collaboratori, il primato della sicurezza riguarda ognuno di loro e non è negoziabile».
Quanto è importante per voi essere a Ravenna a fare impresa?
«Decisivo per il passato e sempre di più per il futuro. L’80% del nostro lavoro viaggia via mare e Ravenna è il cuore del distretto offshore italiano. Qui c’è una rete di imprese che lavorano nell’offshore, un porto in grande evoluzione; c’è alta formazione per maturare nuove competenze, ci sono i fornitori di grande qualità che noi scegliamo prioritariamente. Non potremmo che essere a Ravenna».
Guardi al futuro, cosa ci vede?
«Tutti vorremmo che nel mondo si smettesse di fare guerre. Oltre ai drammi umani, ne conseguono tensioni, volatilità dei costi di materie prime e dell’energia sui quali forse si potrebbe agire concretamente. Lavoriamo perché l’azienda cresca e vorremmo essere accompagnati da stabilità politica ed economica. Ci impegneremo affinché la sostenibilità colori la crescita. Noi siamo in molti casi l’anello di una catena che alla fine porta aziende del settore oil & gas a svolgere attività con forte impronta ambientale. Siamo determinati nell’essere un anello verde di questa catena, un impegno nelle scelte quotidiane che sfocerà a brevissimo nel primo bilancio volontario di sostenibilità».
Che cosa vi ha portato a vincere il premio “Imprese Vincenti” di Intesa San Paolo.
«Credo un mix di continuità e capacità di evolvere. Ci sono 75 anni di storia costruiti su qualità e affidabilità, distinti da investimenti in innovazione e tecnologica - con Industria 4.0 e 5.0 - sia organizzativa, con un percorso di digitalizzazione diffuso. Si aggiunge un forte legame con il territorio e, sempre di più, un’attenzione concreta ai temi della sostenibilità. È proprio questo equilibrio tra tradizione e futuro che probabilmente ha fatto la differenza».