Priolo: “Il porto di Ravenna sarà il cuore logistico green dell’Emilia Romagna”

Economia & Business
  • 31 ottobre 2025

RAVENNA. Il porto di Ravenna è al centro delle strategie logistiche dell’Emilia-Romagna. L’assessora regionale alla Mobilità e trasporti, Irene Priolo, illustra gli interventi in corso: potenziamento ferroviario, sviluppo della Zona logistica semplificata, nuove infrastrutture stradali, sostenibilità e integrazione con i nodi regionali, per rendere Ravenna un hub competitivo e green. Priolo sottolinea anche l’importanza di rafforzare i collegamenti con il Nord Italia e l’Europa, ottimizzare la rete intermodale regionale e attrarre investimenti, puntando a un modello logistico integrato che unisca efficienza, innovazione e tutela ambientale.

Quali sono le priorità e le tempistiche per migliorare i collegamenti ferroviari dal porto di Ravenna verso il Nord Italia e l’Europa?

«Si tratta di un’infrastruttura che non serve solo l’Emilia-Romagna, ma che si inserisce pienamente nei corridoi europei Ten-T Scandinavo-Mediterraneo e Baltico-Adriatico. Oggi sono stati già avviati investimenti per oltre 80 milioni di euro sul potenziamento ferroviario dello scalo, a partire dagli interventi sulla dorsale sinistra Candiano, ma saranno necessarie ulteriori risorse per gli interventi sulla dorsale destra Candiano allo scopo di velocizzare ed efficientare le attività sulla linea e, in generale, sull’intero nodo. La prospettiva è quella di potenziare il collegamento diretto con il Nord Europa riducendo i tempi di percorrenza e integrando Ravenna nei flussi europei Nord-Sud, attraverso gli scali intermodali per gli spostamenti delle merci su ferro, ma anche attraverso un rafforzamento delle vie di collegamento stradali, anche con lo sviluppo dell’asse cispadano ovest-est. Allo stesso tempo, andrà potenziato il collegamento verso sud, lungo la dorsale adriatica, con il potenziamento alta velocità/alta capacità della tratta Bologna-Castel Bolognese. Per fare questo sarà necessaria una forte sinergia con soggetti nazionali come Rfi e Mit».

Come intende la Regione rendere lo scalo di Ravenna più competitivo e attrattivo per le imprese emiliano-romagnole?

«Il nostro obiettivo è quello di far diventare Ravenna un porto di riferimento per tutto il sistema produttivo regionale e la Zona logistica semplificata può fare da volano, a partire dall’istituzione della Zona franca doganale - su questo abbiamo appena siglato un protocollo d’intesa con Autorità portuale e Agenzie delle Dogane - ma anche perché consente procedure più snelle, attrazione di investimenti, benefici fiscali. Prevederemo anche nei bandi regionali incentivi per le imprese insediate o che operano nella Zls. Ma non basta: serve una rete integrata. Stiamo lavorando su piattaforme intermodali che dialoghino con Ravenna, in modo da ridurre i costi logistici per le imprese e garantire un sistema competitivo. Non dimentichiamo che il porto di Ravenna è, a livello nazionale, il primo per import di cereali ma anche di merci come i rotoli di lamiera metallica, nonché per la movimentazione di fertilizzanti ed è il secondo porto in Italia per quota di intermodalità ferroviaria: circa 3,5 milioni di tonnellate di merci si spostano su ferro (il 14% del traffico portuale)».

Quali interventi sono in corso per migliorare l’accessibilità stradale al porto e ridurre la congestione?

«Sulla Classicana, asse fondamentale per l’accesso al porto, sono al momento in corso lavori di adeguamento, come l’ampliamento della sezione stradale, per un investimento di oltre 40 milioni, a cui seguiranno ulteriori due stralci. Anche la Romea è attualmente interessata da lavori di sicurezza, segnaletica e per il ripristino del ponte sul Po di Volano, per quasi 10 milioni, a cui seguiranno ulteriori interventi, anche per il nuovo ponte sul canale di Porto Garibaldi. Ma altrettanto importanti saranno i lavori di variante alla SS16 nel tratto da Ravenna a Ferrara che renderanno ancora più efficiente il collegamento con il Brennero che dal 2032, con l’apertura del tunnel di base, vedrà ulteriormente rafforzato il corridoio verso Austria e Germania. E poi i lavori per l’ampliamento alla quarta corsia della A14 da Ponte Rizzoli alla diramazione dell’autostrada per Ravenna, opere nell’accordo integrativo della concessione di Autostrade che non hanno ancora un piano economico finanziato. Il nostro obiettivo è quello di ridurre i tempi di percorrenza, ma è necessario che alcune cose, che purtroppo non dipendono dalla Regione, si sblocchino».

Come si sta costruendo un sistema logistico coordinato tra Ravenna e gli altri nodi regionali?

«Stiamo costruendo un sistema logistico integrato regionale, in cui Ravenna ha un ruolo importante ma non è l’unico nodo. L’obiettivo è un modello a rete, dove i poli di Piacenza, del Cepim a Parma, dello scalo merci di Dinazzano Po nel reggiano, dell’Interporto di Bologna - per citarne solo alcuni - dialogano attraverso connessioni ferroviarie ma anche digitali. È un cambio di paradigma: non più concorrenza tra territori, ma un’unica piattaforma logistica dell’Emilia-Romagna che si muove come un sistema. La forza della nostra economia è nella capacità di integrare manifattura, ricerca e logistica».

Come integrate la sostenibilità ambientale nello sviluppo del porto di Ravenna?

«La sfida ambientale è una nostra priorità: dobbiamo coniugare competitività e sostenibilità. Per questo, con l’Autorità portuale, stiamo attuando una strategia che unisce innovazione, efficienza energetica e tutela ambientale. Tra le principali azioni: la creazione della comunità energetica Ravenna Green & Energy Hub, con un impianto fotovoltaico da 35 MWp e un terminal Gnl, per promuovere l’autoproduzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili tra operatori economici; la certificazione ambientale Emas, che l’Autorità portuale ha ricevuto per progetti di raccolta di microplastiche e contributi per mezzi green; nuovi sistemi per la raccolta differenziata e riduzione della plastica; il Port Community System, una piattaforma telematica che, migliorando l’efficienza logistica, riduce i costi di trasporto con impatti positivi anche sulla sostenibilità, e una pianificazione energetico-ambientale che promuove le rinnovabili e la riduzione delle emissioni di CO2. Proprio in quest’ottica intendiamo da subito spingere il trasporto merci su ferro con tre misure: il ferrobonus, contributi alle imprese che scelgono di spostare la merce dalla strada al ferro, lo sconto tracce ferroviarie, cioè una riduzione dei costi per l’utilizzo della rete ferroviaria; e incentivi per le manovre, un sostegno alle operazioni di carico e scarico nei terminal e negli scali merci per agevolare la logistica intermodale. La sfida della transizione ecologica non è alternativa alla competitività: è il nuovo motore della crescita su cui basare anche le politiche industriali».

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