La Biennale e il futuro della cooperazione: “I giovani scelgono il mondo cooperativo per lasciare un segno ed essere protagonisti”

«Far crescere l’Italia, insieme». È il titolo della Biennale dell’economia cooperativa, che venerdì 9 e sabato 10 ottobre porta a Milano il mondo di Legacoop nell’anno dei suoi 140 anni. La Romagna, dove la storia cooperativa è cominciata ancora prima, con la nascita dei braccianti ravennati nel 1883, ci sarà in forze. Per il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, l’appuntamento è l’occasione per rivendicare un «pensiero lungo» di fronte a crisi energetica, cambiamento climatico e intelligenza artificiale. E per tornare, dice, «a sognare un po’».

Che cosa rappresenta per lei questa Biennale e perché il territorio ne ha bisogno proprio in questo momento?

«Noi cooperatori romagnoli saremo presenti in massa perché riteniamo che la Biennale sintetizzi al meglio ciò che siamo. Ci serve da un lato per ricordare che Legacoop ha 140 anni di presenza in questo Paese, anzi 143 in Romagna, perché Cab Terra nacque 143 anni fa; dall’altro per raccontare che i tanti cambiamenti che il Paese sta vivendo, affrontando e in alcuni casi subendo devono essere vissuti in maniera completamente diversa da come abbiamo fatto negli ultimi anni. Cioè con un pensiero lungo, fatto di valori ma anche della capacità di programmare grandi trasformazioni. Crediamo che la Biennale possa svolgere questa funzione, a volte anche sostituendosi in parte a una politica che sta affrontando il cambiamento con una visione, a nostro parere, troppo ridotta».

Qual è il tema centrale di questa edizione e quale messaggio volete lanciare?

«Il titolo è “Far crescere l’Italia, insieme”. Il tema centrale, per noi, è come affrontare il cambiamento e quali risposte dare alle nuove esigenze. Penso alla crescita e alla competitività, al lavoro e alla coesione sociale, alla crisi demografica, alla salute, ai nuovi bisogni; penso al cambiamento che ci impone la crisi energetica, con i suoi costi fuori controllo, e a quello, inevitabile, imposto dall’intelligenza artificiale. Di fronte a tutto questo servono risposte diverse da quelle elaborate finora, anche da noi stessi. La Biennale serve a metterci in discussione».

Come sta la cooperazione romagnola di fronte a queste sfide?

«Le sfide le affrontiamo quotidianamente. Se guardo ai risultati delle nostre cooperative negli ultimi due anni, direi che sono stati più che soddisfacenti. Nel 2026, però, iniziamo a vedere una difficoltà che per troppo tempo è stata negata e che negli ultimi mesi ha subito un’accelerazione fortissima. Le cause sono da un lato il cambiamento climatico, che ormai non è nemmeno più un cambiamento ma una stabilità climatica diversa da quella che abbiamo conosciuto finora, dall’altro l’aumento clamoroso dei costi legato a una crisi energetica che sta mettendo in difficoltà quasi tutti i settori economici».

Spesso la cooperazione viene associata alla storia e alla tradizione. Come si riesce a parlare ai giovani?

«Premetto che anche le nostre cooperative hanno difficoltà a reperire personale. Detto questo, nei colloqui di lavoro che facciamo continuamente notiamo un’attrattività del mondo cooperativo che sorprende noi stessi. Non è legata a una capacità retributiva più alta rispetto ad altri settori: anzi, in molte nostre cooperative lo stipendio offerto ai giovani è probabilmente più basso. Quello che ci colpisce è la voglia dei ragazzi di lasciare un segno attraverso la presenza nel proprio territorio, partecipando a progetti di crescita che nelle cooperative si trovano e che altrove sono forse più difficili, più aleatori. Da noi si percepiscono i valori e la possibilità di essere protagonisti. E c’è un ricambio generazionale che per noi è automatico: l’intergenerazionalità è un valore, mentre in altri settori i giovani la percepiscono come meno probabile».

Torniamo alla sostenibilità e al digitale, che citava prima. Come si traducono nel lavoro quotidiano delle cooperative?

«Sulla sostenibilità ambientale, anzitutto non negando più il problema ma affrontandolo. Penso alle nostre cooperative braccianti, le più tradizionali del territorio, e a quelle di trasformazione dei prodotti agricoli e agroalimentari: stanno adattando i propri processi a condizioni meteo e ambientali completamente diverse da quelle anche solo recenti. Cambiano le coltivazioni, cambiano i tempi, e si usa l’intelligenza artificiale anche per capire meglio che cosa stia succedendo ai nostri terreni. Quanto all’intelligenza artificiale in generale, stiamo cercando di applicarla: tre quarti delle nostre cooperative ne hanno ben chiara l’importanza e stanno già facendo i primi investimenti. Il problema è essere veloci quanto lei, e gran parte del sistema economico europeo e mondiale fatica a reggere questo pezzo di cambiamento».

Restituire valore alla comunità è da sempre il marchio di fabbrica delle cooperative. Quanto è cambiato oggi il modo di generare impatto sociale sul territorio?

«È molto simile al passato: ce lo sentiamo dentro e lo applichiamo ogni giorno, forse oggi si percepisce ancora di più. Un tempo restituire valore alla comunità significava soprattutto garantire a tutti condizioni di lavoro eque e dignitose. Oggi significa anche intervenire direttamente sui processi che si svolgono nelle nostre comunità: recuperare edifici, essere tra i protagonisti della vita sociale, culturale ed economica. E in moltissimi casi significa dare opportunità di lavoro e dignità personale anche a chi è in difficoltà, a chi spesso viene dimenticato e che nelle nostre cooperative, penso soprattutto a quelle sociali, trova una propria dignità e una nuova dimensione fatta di lavoro e di relazioni quotidiane con gli altri».

Il mondo del lavoro vive una fase di grande trasformazione e incertezza. Quale risposta può offrire il modello cooperativo?

«Come accennavo, il nostro modello è fatto di protagonismo personale, aspetto particolarmente importante per i giovani. Ed è fatto di legalità e di rispetto dei diritti delle persone: su questo siamo assolutamente inflessibili, e aggiungo per fortuna. Certo, questo significa affrontare le difficoltà che oggi tutte le imprese hanno nel reperire personale. Ma chi sceglie di lavorare in una nostra cooperativa o di diventarne socio ha la certezza assoluta che i propri diritti saranno rispettati sempre e comunque».

A evento concluso, quale vorrebbe che fosse l’eredità più concreta della Biennale?

«Quella di tornare a farci sognare un po’. Faccio un esempio concreto: dai primi conteggi, la manovra finanziaria del prossimo anno sarà la meno espansiva degli ultimi dieci anni. Varrà 22 miliardi, quando dal 2017 a oggi tutte le finanziarie hanno avuto un valore molto più alto. Significa che, di fronte alle sfide gigantesche di cui parlavo, il Paese tornerà a testa bassa a cercare di superare la fase di difficoltà. Tornare a sognare significa pensare a un Paese che può crescere rispettando le persone e i propri valori, e che non è continuamente in affanno a rincorrere i problemi di ogni giorno. Dobbiamo tornare ad alzare la testa: noi cooperatori vogliamo farlo e so che alla Biennale ci riusciremo».

Chiudiamo con una nota personale: qual è la soddisfazione più grande nel guidare una realtà come Legacoop Romagna a un appuntamento così importante?

«Le emozioni che mi dà il rapporto con i cooperatori. Mi capita spesso, intervenendo alle assemblee dei soci, di emozionarmi, perché tra i soci delle nostre cooperative si percepisce ancora, per fortuna, una grande voglia di essere protagonisti, di sentirsi non un piccolo ingranaggio ma un pezzo fondamentale di questo mondo. Questa capacità di emozionarci, che conserviamo pur rappresentando imprese anche di dimensioni notevolissime, mi colpisce molto e credo colpisca moltissimi di noi che abbiamo scelto di stare qui da sempre. Io stesso sono un dipendente di una cooperativa. Le cooperative sono cambiate molto da quando, a 14 anni, durante gli anni del liceo, andai a fare il bracciante in una cooperativa bracciantile cesenate, che peraltro esiste ancora (la Alac, ndr). Molti di noi hanno sempre vissuto in questo mondo e continuano a essere felici ed emozionati di farne parte».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui