“Intelligenza artificiale, il vero pericolo è il divario tra chi impara e chi resta fermo”

Economia & Business
  • 16 settembre 2026

È il tema di questi giorni: quali sono i veri rischi dell’IA? Ne va rallentato lo sviluppo o si tratta solo di argomenti mediatici? Ne parliamo con un esperto del settore, Diego De Simone, amministratore e cofondatore di Fattor Comune, che sui temi legati all’IA e all’innovazione tiene da anni corsi di formazione e ha scritto anche due libri editi da GoWare e da Il Sole 24 Ore.

Si parla molto in questi giorni dei rischi dell’IA: può davvero fuggire al controllo dell’uomo o è più un tema mediatico?

«Ogni grande salto tecnologico ha generato la stessa domanda, dal vapore a Internet. Ma mentre discutiamo di scenari da film, il rischio concreto è già qui ed è molto più vicino: imprese e territori che restano indietro mentre altri accelerano. Io preferisco occuparmi di ciò su cui possiamo incidere davvero».

E dove possiamo incidere di più?

«Intanto mi piacerebbe che sviluppassimo più soluzioni sull’intelligenza artificiale con al centro le persone e le relazioni tra i gruppi di persone. Questo è il primo tema ed è anche una sfida locale, fatta di collaborazione e condivisione, anche tra aziende. Il secondo è la formazione: parlare di rischi senza sapere come funziona davvero l’IA è populismo, non prudenza. E la velocità con cui questa tecnologia evolve non è un motivo per spaventarsi: è il motivo per cui studiare non è più rimandabile. Quello che cambia rispetto al passato, infatti, è la velocità di adozione e del cambiamento tecnologico. Siamo preoccupati, certo, ma la paura si affronta insieme e formandosi».

Da formatore, da dove parte quando forma le aziende che vogliono capire di più e lavorare sull’IA?

«La formazione è sempre una coprogettazione con l’azienda. Al netto di una parte teorica e pratica valida per tutti i tipi di aziende, quello che prepariamo è costruito in collaborazione con l’azienda affinché le sia davvero utile e soprattutto sia per le persone e con le persone. Il tema centrale di ogni nostra azione, progetto e consulenza che realizziamo è capire come può favorire il lavoro delle persone - e ci aggiungerei la vita stessa, perché risulta facile capire che sta cambiando la vita di tutti noi».

A proposito di questo punto d’osservazione privilegiato che avete come Fattor Comune, incontrando molti imprenditori e giovani, a che punto sono le imprese locali?

«Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo incontrato e coinvolto oltre 2000 giovani studenti e più di 30 aziende nelle nostre iniziative. Questo ci offre un punto di vista molto interessante che condivido: le imprese sono tutte interessate, ma spaesate di fronte all’evoluzione rapida e alla velocità attuale. Ecco perché c’è un grande bisogno di cultura e di una nuova attitudine nel modo di fare le cose e di collaborare. Il rischio è adottare la tecnologia e introdurla senza un approccio che tenga conto delle necessità delle persone coinvolte, che poi alla fine, rese consapevoli e soprattutto affiancate, sono proprio coloro che attraverso l’utilizzo permetteranno la crescita delle imprese e del territorio».

Quali consigli darebbe agli imprenditori che vogliono formarsi e formare i collaboratori, anche riguardo ai rischi?

«Il rischio non è che la macchina si ribelli, ma il divario tra chi impara e chi resta fermo. Non è solo l’intelligenza artificiale che sostituisce l’uomo, ma l’uomo che sa usare l’IA che sostituisce chi non la sa usare. Come consiglio: investire in cultura aziendale e organizzativa con programmi che vedano al centro le persone e le loro competenze trasversali prima di comprare tecnologia. Prima formi le persone, capisci cosa serve al tuo interno e solo di conseguenza compri la tecnologia. La paura non protegge nessuno, mentre la competenza aiuta a prendere decisioni consapevoli».

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