Holding e regime Pex: tre mesi di altalena normativa

Economia & Business
  • 16 settembre 2026

Per chi è entrato nel mondo delle holding di famiglia attratto dalla promessa di «tasse all’1,2%» - promessa che da anni circola sui social, dove viene presentata come una soluzione universale - i primi tre mesi del 2026 sono stati un esempio istruttivo di quanto le norme fiscali possano essere instabili. Vale la pena ricostruire la cronologia, perché è meno conosciuta di quanto dovrebbe.

Come funzionava la Pex fino al 2025

Fino al 31 dicembre 2025, il regime della cosiddetta participation exemption - la Pex, disciplinata dall’articolo 87 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi - consentiva alle società di capitali di tassare soltanto il 5% delle plusvalenze e dei dividendi derivanti da partecipazioni azionarie. Effetto pratico: un’imposizione complessiva di circa l’1,2% (24% di Ires applicato al 5% imponibile). I requisiti per accedervi erano i seguenti: periodo di detenzione minimo di dodici mesi, classificazione tra le immobilizzazioni finanziarie in bilancio, residenza fiscale fuori da territori a fiscalità privilegiata, esercizio di un’attività commerciale effettiva da parte della società partecipata.

La stretta della Legge di Bilancio 2026

La Legge di Bilancio 2026, approvata il 30 dicembre 2025 (Legge 199/2025), ha introdotto una stretta significativa. A partire dall’1 gennaio, l’esclusione del 95% sui dividendi e l’esenzione del 95% sulle plusvalenze diventavano subordinate, oltre ai requisiti già citati, a una condizione dimensionale: la partecipazione doveva rappresentare almeno il 5% del capitale della società partecipata, oppure avere un valore fiscale non inferiore a 500.000 euro. Per molte holding di famiglia con portafogli diversificati in partecipazioni di minoranza - un caso tutt’altro che marginale - l’aliquota effettiva sui dividendi sarebbe passata dall’1,2% al 24%.

La stretta ha generato critiche immediate da parte degli operatori, che hanno evidenziato il rischio di doppia imposizione economica e l’incoerenza con la ratio storica del regime, nato proprio per evitarla.

Il dietrofront del decreto fiscale

Il Consiglio dei Ministri ha raccolto la critica con tempi inusualmente rapidi: il 27 marzo 2026 ha approvato il D.L. 38/2026, il cui articolo 11 - non a caso intitolato «Ripristino regime esclusione dividendi e regime Pex» - ha abrogato retroattivamente le disposizioni introdotte dalla Legge di Bilancio. Il regime classico è stato così reintegrato con effetto dal 1° gennaio 2026, e nessuna distribuzione deliberata nel corso del 2026 ha effettivamente subito le nuove condizioni. In meno di novanta giorni, dunque, la stessa norma è stata stretta e poi liberalizzata.

Chi aveva pianificato decisioni di investimento o di gestione della liquidità nei primi mesi dell’anno si è trovato a operare in un quadro dapprima restrittivo, poi nuovamente aperto. Una situazione che a dicembre nessuno aveva previsto.

La holding non è una garanzia fiscale permanente

Da qui una riflessione che, per chi gestisce un patrimonio rilevante attraverso una holding, vale più di una rassicurazione sull’aliquota. La holding non è una scatola che, una volta costituita, garantisce per sempre un trattamento fiscale prestabilito. È uno strumento sofisticato che vive dentro un quadro normativo fluido – e che richiede, per restare efficiente, un presidio costante.

La differenza tra una holding ben gestita e una holding statica non è quasi mai visibile nei mesi normali: emerge nei momenti di discontinuità, come quello vissuto a inizio 2026. I requisiti sostanziali dell’articolo 87 Tuir restano in piedi e vanno verificati – perché non lo sono per definizione. E vanno verificati nel tempo, perché operazioni successive (riorganizzazioni, fusioni, riclassificazioni in bilancio) possono comprometterli senza preavviso.

Per chi ha già una holding strutturata, la domanda rilevante non è «quanto pago?», ma «chi mi sta monitorando?». Per chi pensa di costituirne una sull’onda della promessa di un’aliquota agevolata, vale ricordare un principio che vale al di là della Pex: le aliquote cambiano. Il metodo, no.

Stefano Amadori | Private banker e consulente finanziario
Efpa European Financial Advisor (Efa)stefano.amadori@pfafineco.it
stefanoamadori.consulentefinecobank.com

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