Faenza, kiwi ed energia per l’imolese iGreen System: con il nuovo modello agrivoltaico avanzato il raccolto è doppio

Un’eccellenza della produzione agricola romagnola, il kiwi giallo, abbinato a un gioiello di tecnologia realizzato su misura per l’azienda agricola Canova di Ricci Bitti da iGreen System alle porte di Faenza. Dopo quello inaugurato nel novembre scorso su piantagioni di limoni in Sicilia, è stato collaudato in Romagna il primo impianto agrivoltaico avanzato che l’azienda imolese, nata dalla collaborazione tra Romagna Impianti ed Eco Energia, ha installato nel cuore della campagna manfreda. «Non una struttura adattata all’agricoltura, ma un sistema pensato fin dall’inizio partendo dalla pianta», spiega Michele Zaniboni, presidente di Romagna Impianti e responsabile strategia e marketing per iGreen System.

Un investimento certamente importante ma ampiamente sostenibile anche grazie a contributi, con tempi di ritorno stimati in 4-5 anni per un progetto in grado di garantire da un lato la continuità produttiva agronomica e dall’altro di assicurare all’azienda gli introiti legati alla componente energetica. Aspetti che, in tempi di cambiamenti climatici e tensioni geopolitiche, non sono certo trascurabili.

Il “cervello” digitale

Un sistema tecnologico composto da software, sensori, intelligenza artificiale e algoritmi che si adatta alla stagionalità e alle esigenze dell’agricoltura. È questo il principio che ha guidato una progettazione partita cinque anni fa e che dalla fine della scorsa estate ha visto la realizzazione di una struttura che segna un cambio di paradigma: non più competizione tra produzione agricola ed energetica, ma integrazione progettata in ogni dettaglio. «L’impianto nasce da una progettazione completamente interna, dalla fase preliminare fino alla realizzazione in cantiere, con una logica precisa: costruire la struttura attorno alle esigenze agronomiche. Altezza di oltre cinque metri per garantire ventilazione naturale, pannelli orientabili per modulare l’ombreggiamento, reti antigrandine a elevata trasparenza per non alterare il bilancio radiativo: ogni scelta è stata calibrata per non compromettere lo sviluppo delle piante - illustra Zaniboni nella presentazione “sul campo” effettuata nei giorni scorsi in via Formellino -. La complessità tecnica è elevata. L’impianto è stato suddiviso in nove blocchi su differenti livelli per adattarsi alla pendenza del terreno, mentre fondazioni e pali sono stati selezionati sulla base di indagini geologiche e test di resistenza. Nonostante ciò, il progetto ha superato senza criticità anche i vincoli legati alla normativa sismica, a conferma della solidità dell’impostazione ingegneristica». Un’impostazione che ha tenuto conto della pendenza, seppur lieve, del terreno e della priorità di mantenere al minimo l’impatto microclimatico: l’altezza dei pannelli, pari a 5,40 metri, è finalizzata a lasciare che la ventilazione avvenga in modo naturale e non sia influenzata dalla struttura, evitando un eccessivo ombreggiamento e consentendo allo stesso tempo i trattamenti e lo sviluppo dei germogli.

All’aspetto agricolo si affianca il cuore digitale del sistema. Un software proprietario, sviluppato con algoritmi avanzati, gestisce in tempo reale il comportamento dei pannelli integrando dati energetici e agronomici. Sensori in campo rilevano condizioni ambientali, umidità del suolo e persino lo stato fisiologico della pianta attraverso dispositivi in legno che monitorano flusso linfatico e salinità. Tutti questi dati vengono elaborati per orientare i pannelli in funzione delle reali necessità della coltura, privilegiando la produzione agricola rispetto a quella energetica. Sarà il gestore dell’azienda agricola stessa a decidere.

Le piante a dimora matureranno i primi frutti nel 2028 per giungere a una produzione piena l’anno successivo. Nel frattempo l’investimento produrrà comunque “frutti”: le entrate legate alla produzione di energia. «Accanto all’impianto agrivoltaico è stato inoltre realizzato un campo tradizionale gemello, dotato della stessa sensoristica. Il confronto tra le due coltivazioni permetterà di sviluppare analisi predittive e modelli di business basati su dati concreti, valutando l’impatto dell’ombreggiamento e dell’integrazione tecnologica», prosegue Zaniboni. L’obiettivo dell’impianto realizzato in Romagna è dimostrare che un agrivoltaico realmente sostenibile può reggersi anche senza incentivi, garantendo una doppia redditività. Qui, ora, la transizione energetica in agricoltura diventa concreta.

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