Crisi energetica, Legacoop Romagna: “Riaprire il dibattito sul nucleare”

Economia & Business
  • 15 aprile 2026

Lo shock energetico dovuto alla guerra nel Golfo Persico e al blocco dello Stretto di Hormuz rende più concreto lo spettro della recessione. Di fronte all’aggravarsi della situazione, Legacoop Romagna ha riunito una direzione seminariale con le più importanti imprese associate. Presenti una sessantina di dirigenti cooperativi di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini.

Tra gli ospiti chiamati per fare il punto anche il professor Carlo Alberto Carnevale-Maffè, docente di strategia aziendale dell’Università Bocconi, che con la sua analisi ha contribuito a fare il quadro della situazione ed elaborare i possibili scenari futuri di fronte al prolungarsi della guerra tra Usa, Israele ed Iran.

In apertura il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, aveva evidenziato i rischi per l’economia del Paese, già proveniente da un periodo di bassa crescita e fortemente dipendente dalle importazioni. “Il costo dell’energia - ha sottolineato Lucchi – penalizza in particolare l’Italia rispetto a tutti i partner europei. Quali strade intraprendere nel breve e lungo periodo? È possibile riaprire il dibattito sul nucleare?”.

Carnevale-Maffè nel suo intervento ha evidenziato la necessità di “alzare l’asticella” per l’Italia e l’Europa, tenendo conto del continuo aumento dei consumi elettrici e dello scenario geopolitico globale. “Senza energia, non c’è libertà”, ha ribadito il docente, e di fronte allo scenario attuale è urgente superare il “narcisismo regolatorio” dell’Unione Europea. Serve una strategia sugli impianti di accumulo, oltre che sulla produzione di energia green, e soprattutto sarà necessario mettere mano alla scelta sul nucleare.

“Le nuove tecnologie - ha sottolineato il docente della Bocconi – riducono enormemente rischi, costi e tempi di realizzazione, puntando su piccoli reattori a basso impatto (Smr, Small modular reactors) che potrebbero essere pronti in 5-6 anni”.

“Si tratta – ha spiegato Carnevale-Maffè – di una scelta più conveniente in tutti i sensi rispetto alla riaccensione delle centrali a carbone, che nel breve periodo dovranno essere quasi sicuramente attivate, e alla dipendenza dalle fonti fossili. Serve un passo in avanti, in termini di educazione e cultura, per pensare alle nuove generazioni e dare fiducia alle nuove tecnologie di produzione atomica, ha detto il docente. Anche in Romagna, che dovrebbe mettere in agenda il tema e candidarsi a territorio di avanguardia in cui installare questa nuova tipologia di impianti”.

Ma questa fase di criticità apre anche una possibilità strategica, perché il modello scelto dall’Unione Europea per la transizione energetica mette al centro il protagonismo dei cittadini e dei territori, creando una nuova area di sviluppo cooperativo. “Legacoop Romagna – come ha messo in luce il responsabile Energia, Emiliano Galanti – sta lavorando su questo fronte da cinque anni, attraverso lo strumento delle comunità energetiche e dell’aggregazione della domanda e dell’offerta”. Molto partecipato il dibattito con i cooperatori e le cooperatrici, da cui è emersa la condivisione dell’accelerazione sul nucleare e la necessità di chiamare in campo l’Europa, vista la preoccupazione per le ripercussioni sull’intera filiera di produzione Sono intervenuti, tra gli altri, Paolo Cristofori (Fruttagel), Antonio Rossi (Sopred), Luca Benedettini (Cocif) Maurizio Angeli (Polo Autotrasporti), Giovanni Giambi (Agrisfera), Mirco Zanotti (Apofruit) e Monica Fantini (Conscoop).

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