Si preannuncia positiva l’annata per i produttori aderenti all’Associazione Marrone dolce di Pieve di Rivoschio. I ricci hanno iniziato ad aprirsi da pochi giorni e si avrà il pieno della raccolta dal 10 al 25 ottobre. La coordinatrice dell’Associazione, Ombretta Farneti, delinea il quadro per quanto si è potuto vedere fino ad oggi.
«Di certo le rese saranno inferiori a quelle dello scorso anno - esordisce - a causa dell’andamento estivo molto siccitoso. Ci sono meno marroni e di calibro inferiore, ma vi è un lato positivo: sono dolcissimi, di elevata qualità, forse come mai in precedenza. Già normalmente i nostri marroni, che crescono nei castagneti attorno alla valle del Borello, sono definiti dolci per via della loro caratteristica organolettica, ma quest’anno la qualità si prospetta davvero spettacolare».
I soci dell’associazione sono una trentina, «ma puntiamo ad aumentare di numero coinvolgendo altri proprietari di castagneti – precisa Farneti – Gli ettari sono una cinquantina, ma puntiamo, nel giro di qualche anno, di arrivare a 100 attraverso il coinvolgimento di altri produttori, grazie a nuovi impianti che entreranno in produzione e, soprattutto, al recupero di vecchi castagneti abbandonati. Per fare questo, occorre il sostegno anche degli enti pubblici, come la Regione».
Le quantità di marroni di Pieve di Rivoschio sono piuttosto limitate rispetto alla domanda. «Anche se quest’anno le rese sono inferiori rispetto al 2025, abbiamo deciso di mantenere il prezzo invariato a 8 euro/kg, per il prodotto di prima qualità. Potranno essere acquistati durante le tradizionali sagre che si svolgono nel territorio in ottobre. Inoltre, in taluni casi abbiamo anche la formula della raccolta diretta da parte dei consumatori: in questo caso il prezzo si dimezza».
I marroni di Romagna
Esiste inoltre una identificazione geografica che accorpa più territori limitrofi. La zona di produzione del “Marrone dell’Appennino Romagnolo” comprende l’intero territorio collinare e montano dei Comuni delle provincie di Ravenna e Forlì - Cesena: Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme, Casola Valsenio, Brisighella, Castrocaro Terme, Modigliana, Dovadola, Meldola, Predappio, Montiano, Tredozio, Rocca San Casciano, Roncofreddo, Civitella di Romagna, Portico e San Benedetto, Galeata, Mercato Saraceno, Borghi, Sogliano al Rubicone, Premilcuore, Santa Sofia, Bagno di Romagna, Sarsina e Verghereto.
L’indicazione geografica “Marrone dell’Appennino Romagnolo” è riservata ai frutti allo stato fresco, ai frutti essiccati e sgusciati interi, ai frutti essiccati e sfarinati, ai prodotti derivati con il processo di trasformazione, della specie Castanea Sativa Mill. (castagna europea) che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
Spazio ai supermercati
Renzo Panzacchi, presidente dell’Associazione dei Castanicoltori dell’Emilia-Romagna, fa il punto della situazione per quanto riguarda la commercializzazione. «Premesso che la raccolta vera e propria comincia attorno al 10 ottobre, le previsioni sono per un calo di produzione del 15% rispetto al 2025. Questo a causa della siccità e delle alte temperature estive. Ne guadagneremo in qualità gustativa». Panzacchi sta dedicando la propria vita (ora è un dirigente aziendale in pensione, con un passato lavorativo in industrie del calibro di Maserati e Volvo) alla promozione della coltivazione del castagno e della valorizzazione dei territori montani. «Castagni e marroni sono la più valida forma di reddito per le nostre colline e montagne. Porto un esempio: il grano duro in collina rende una produzione lorda vendibile (plv) di 910 euro all’ettaro (prezzo a 26 euro/quintale), mentre un ettaro di castagneto ha una plv media (resa media di 10 quintali ad ettaro) di 4500 euro, con 450 euro al quintale di marroni». E conclude: «Negli ultimi anni siamo arrivati fino al marchio collettivo, così da entrare nei supermercati. I marchi sono Marrone dell’Appennino Emiliano (Bologna, Modena e Reggio Emilia, a breve anche Parma) e potenzialmente Marrone dell’Appennino Romagnolo, quando avrà a disposizione quantità più elevate. Ci chiedono l’Igp: sono elementi positivi, ma è il nome del prodotto a spingere i consumatori a spendere di più, riconoscendo al prodotto una qualità superiore alla media. L’operazione di co-marketing in Gdo è stata resa possibile dall’azienda Mitica e da Alegra, e così siamo arrivati dentro a Coop, nella linea Coop Origine».