Acqua in Romagna, Legacoop: “Ridracoli è un patrimonio, ma serve una nuova rete di piccoli invasi”

Economia & Business
  • 17 agosto 2026

“Due fatti della cronaca del caldo Ferragosto appena trascorso aiutano senza dubbio ad indicare la necessità di dare alla Romagna una nuova prospettiva sui temi connessi con la risorsa idrica”.

Lo sostiene Legacoop Romagna in una nota.

“In piena e altissima stagione turistica - continua la nota - Pesaro si è trovata ad affrontare la più grave crisi idrica degli ultimi anni, a causa di tre rotture consecutive dell’acquedotto principale, che hanno lasciato i rubinetti a secco, paralizzando un’intera Provincia e causando disdette, disagi, file lunghissime a ridosso delle autobotti, per garantire a cittadini e turisti l’indispensabile approvvigionamento di acqua. Lo stesso è accaduto a ridosso della Spiaggia di San Vincenzo, la preferita di Pirandello e in Val di Cornia, costringendo il sindaco Paolo Riccucci a dichiarare: «La carenza di acqua che si è verificata in questi giorni non rappresenta solamente un disservizio grave per cittadini, turisti ed imprese, ma è il sintomo chiaro di almeno due temi importanti. Il primo è che il caldo sempre più eccessivo ci spinge a consumi che non possiamo più permetterci, il secondo è che invece il modello di gestione dell’acqua, pubblico-privato, non ha funzionato». Più o meno le stesse dichiarazioni rilasciate anche da Andrea Biancani, sindaco di Pesaro”.

Il valore della diga di Ridracoli

“Parole, queste - continua Legacoop - che nessun amministratore e nessun imprenditore turistico romagnolo da molti anni è più costretto a pronunciare perché, fortunatamente, da ormai 50 anni la Diga di Ridracoli sta garantendo al nostro territorio quella certezza di fornitura idrica sulla quale ancora oggi possiamo contare. E lo stesso è accaduto, in tempi diversi, grazie alla concretizzazione di un grande progetto di supporto al nostro sistema agricolo, come il Canale emiliano-romagnolo. Ma non basta leggere le cronache, sospirare di sollievo e adagiarsi sugli allori. La risorsa idrica, che è e sarà sempre più importante, merita un pensiero “lungo” sul futuro dei nostri fabbisogni. Perché se nessuno può dimenticare una storia bellissima, quella della Diga di Ridracoli e dei suoi 33 milioni di metri cubi d’acqua e dei benefici che cittadini ed imprese ne hanno tratto, quella stessa storia insegna che, senza una visione di sviluppo, anche il progresso di un territorio complesso e competitivo come la Romagna, potrebbe anche fermarsi. La Diga nacque da un “Patto”, capace di superare le legittime paure dei territori coinvolti e dei Comitati che si costituirono”.

Un nuovo patto e nuovi invasi

A parere dei cooperatori romagnoli “oggi serve ricostituirlo, quel Patto, poiché la situazione positiva che negli anni abbiamo consolidato - sommando una forte antropizzazione del territorio, con lo sviluppo agricolo e manifatturiero di alto livello, una presenza rilevante sulla costa, che ci conferma da anni come uno dei bacini turistici di maggior rilievo al mondo -, impone una esigenza di certezze idriche che non avremo per sempre neppure noi romagnoli. E, se nel breve forse non è possibile approcciare la progettazione di un nuovo bacino idrico di sicurezza delle dimensioni di Ridracoli, ci basterebbe “mettere a terra” una prospettiva meno impegnativa – e per questo più ravvicinata nel tempo -, di razionalizzazione e creazione di una rete di piccoli invasi, in grado di non disperdere nulla di ciò che la natura ancora, a partire dalle colline e montagne romagnole, ci mette a disposizione e che in buona parte disperdiamo. E certamente anche l’ambizioso piano di investimenti già previsto da Romagna acque, rappresenta certamente una prospettiva importante, che va inserita in questa visione. Infine, servirebbe forse provare a concretizzare quei progetti sull’invaso di Quarto – che esistono da ben più di qualche lustro –, rispetto ai quali anche recentemente il Governo, su sollecitazione dei sindaci del cesenate e di quello di Sarsina in particolare, ha garantito un significativo, ma ancora insufficiente, indirizzo di risorse”.

“Progetti di lungo respiro”

Conclude Legacoop: “Il cambiamento climatico, che tutti stiamo vivendo sulla nostra pelle, non può essere gestito solo con consigli generici su come affrontare le ondate di calore. Vanno invece – da subito – messi in campo strumenti e progetti di lungo respiro, in particolare sulla vivibilità delle nostre città e sull’utilizzo di una risorsa indispensabile come l’acqua. Il dibattito già abbozzatosi nelle scorse settimane, con interventi significativi da parte di molti Amministratori locali e di Fabrizio Landi, presidente di Romagna acque, merita un deciso passo in avanti e per questo Legacoop Romagna auspica l’apertura rapida di un Tavolo di confronto tra amministratori locali, rappresentanti del mondo dell’impresa e di quello del lavoro. Perché non basta guardare ciò che è accaduto a Pesaro e nel Val di Cornia e tirare un sospiro di sollievo. Serve piuttosto iniziare da subito a programmare il futuro di una Romagna che sul tema acqua per ora è stata certamente privilegiata, ma che non può sentirsi al sicuro per sempre”.

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