Ecografie private nel turno in ospedale a Faenza: medico assolto

Per la difesa, le sue visite a pazienti accolte in libera professione durante il turno di lavoro nel reparto di ostetricia-ginecologia dell’ospedale Faenza, usando macchinari in dotazione al nosocomio, sarebbe un esempio di «buona sanità». Punto di vista non condiviso dall’accusa che ieri ha chiesto la condanna a un anno per un ginecologo dell’Ausl accusandolo di abuso d’ufficio; né tantomeno ha chiuso un occhio la stessa azienda sanitaria, che a sua volta ha chiesto allo specialista un ingente risarcimento danni per l’utilizzo di un ecografo e per avere visitato bypassando la normale procedura che regolamenta gli accessi ospedalieri da quelli privati. È finita con l’assoluzione, pronunciata dal collegio penale presieduto dal giudice Cecilia Calandra (a latere i colleghi Federica Lipovscek e Cristiano Coiro), perché “il fatto non costituisce più reato”.

L’accusa

Gli episodi per i quali lo specialista era a processo risalgono al marzo del 2015. In quel periodo sarebbe emerso che il dottore visitava a prescindere dalle modalità previste. Un «meccanismo», lo ha definito il procuratore capo Daniele Barberini, con il quale il medico utilizzava l’ecografo durante il turno ospedaliero anche con le pazienti in gravidanza che non erano prima passate dal pronto soccorso né avevano prenotato la visita ginecologica in libera professione durante gli orari previsti. Per l’accusa si era così creata una sorta di «overbooking», circostanza documentata nel capo d’imputazione che ha contato una dozzina di pazienti alle quali fu effettuata un’ecografia, rimasta registrata tra i referti del macchinario, ma non risultanti tra gli ingressi in ospedale.

L’Ausl parte civile

Nessuna di quelle pazienti sarebbe stata urgente, insiste l’azienda sanitaria, che si è costituita parte civile lamentando un danno quantificato nelle ore necessarie per effettuare le ecografie alle pazienti “esterne”, in gran parte «non esenti dal ticket», oltre al costo legato allo «sfruttamento del macchinario» in dotazione all’ospedale, e sommato agli effetti negativi sull’immagine dell’azienda.

La difesa

Ribalta la prospettiva il difensore del ginecologo, assistito dall’avvocato Roberto Sammarchi del foro di Bologna. Nel sostenere che «nessun abuso è rilevabile», ha insistito sul fatto che il medico, abilitato e specializzato in quella tipologia di accertamenti, avesse «margine di discrezionalità per i pazienti che avevano necessità di un esame diagnostico». E si è interrogato su «che cosa avrebbe rischiato, in caso di lesioni, danni o ritardi, qualora si fosse rifiutato di accogliere le pazienti». Insomma, ha concluso, «sarebbe da lodare per la capacità di sopperire a carenze del servizio pubblico», e non da condannare. A giudicare dalla formula dell’assoluzione, diverse sono state le considerazioni del collegio, seppure giungendo al medesimo risultato.

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