“Ecco perchè il lavoro stagionale in Romagna non attrae più”

«Il comparto turistico romagnolo è sano. Albergatori e ristoratori rispettano le regole imposte dai contratti nazionali di lavoro. Se poi c’è qualcuno che vìola le norme, lo si colpisca duramente».

L’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini, interviene in merito alle accuse di bassi salari e sfruttamento della manodopera sollevate dai sindacati in questi giorni. E lo fa allargando l’orizzonte anche ad altre categorie.

«Vorrei puntualizzare – sottolinea Corsini – che sacche d’illegalità esistono, ma non sono confinate solo al campo delle vacanze: l’intero mondo delle professioni ne è permeato. Purtroppo. Per questo, come Regione, stiamo portando avanti un lavoro con Prefetture e Associazioni di categoria».

Il rappresentante istituzionale più autorevole dell’Emilia Romagna, dunque, scende in campo a difesa del settore turistico. E lo fa con forza e convinzione. Nonostante le organizzazioni dei lavoratori denuncino, da tempo, un vero e proprio sistema di irregolarità diffusa sul territorio. Eloquente quanto sostenuto, ieri, sul Corriere Romagna, dalla Cgil: “Non si trova manodopera? Mancano camerieri, baristi, cuochi? Si rispettino i contratti di lavoro, si dia ai dipendenti il giusto, e nessuno rifiuterà più un impiego: leggete le tariffe e chiedete ad un qualsiasi lavoratore del turismo se vengono applicate dai datori di lavoro”.

Ed è proprio questo il problema che rischia di paralizzare la Riviera, con pesanti ripercussioni sull’intera economia del territorio: la carenza di personale durante la stagione estiva. Hotel, ristoranti, stabilimenti balneari, da tempo, infatti, lamentano l’impossibilità di reperire manodopera stagionale da inserire nelle loro attività. E il dito finisce puntato contro il Reddito di cittadinanza, che spingerebbe i disoccupati a restarsene a casa, piuttosto che a cercarsi un lavoro.

«Il reddito di cittadinanza potrebbe incidere – spiega l’assessore -, ma in piccola parte. Credo, invece, che alla base ci sia la minore attrattività che il lavoro nella filiera della ristorazione, dell’ospitalità, e dei servizi, ha rispetto al passato: un tempo gli studenti facevano la stagione negli hotel, adesso questo non avviene più».

Ed è proprio la concezione del lavoro stagionale ad avere meno presa, soprattutto tra i giovani. Da qui la necessità di cambiare qualcosa, anche a livello legislativo.

«Reperire manodopera stagionale, per mansioni di base, è sempre più complicato – continua Corsini -, per questo si dovrebbero cambiare le norme, ad esempio sull’apprendistato. E poi è innegabile che una persona in cerca di un impiego preferisca orientarsi verso comparti che garantiscono assunzioni a lungo termine, invece che stagionali, di tre, quattro, mesi, come in Riviera. Le attività turistiche montane, ad esempio, non soffrono di queste problematiche perché lavorano tutto l’anno».

Nel frattempo, però la situazione peggiora, senza che il legislatore riesca a porvi rimedio.

«Per provare a dare risposte immediate – conclude Corsini – ritengo interessante la proposta della Cgil, quella cioè di ripristinare l’indennità di disoccupazione, comprensiva dei contribuiti pensionistici, parametrata ai mesi lavorati».

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