“Ecco cosa ci serve ora per continuare a crescere”

Il Tcr giunge al ventennale dalla sua costituzione e festeggia con un investimento da otto milioni, in una fase in cui i crescenti accordi con operatori esteri facilitano la crescita dei traffici gestiti dal terminal ravennate. Secondo il presidente, Giannantonio Mingozzi, la fase è cruciale. L’efficacia degli interventi da mettere in campo sullo scalo in questa fase potranno fare la differenza. «Se ce la giochiamo bene ora possiamo davvero volare alti».

Mingozzi, avete deciso di far coincidere le celebrazioni per il secondo decennale dalla fondazione dell’azienda con la presentazione della vostra nuova gru. Cosa significa per voi questo passo?

«Certamente, di per sé, un anniversario così importante è anche un segnale di fiducia. E questo si rafforza con la presentazione di un investimento come questo, di carattere eccezionale. Ci siamo dotati di una delle gru di questo tipo più performanti in Italia: raggiunge gli ottanta metri di altezza, con cinquanta metri di sbraccio. Implementa la velocità di movimentazione dei container, con minori consumi e una sempre maggiore sicurezza del lavoro. Lo consideriamo un servizio all’attività generale del porto, che sta aumentando la propria competitività».

In questa fase avete peraltro implementato gli accordi che portano operatori internazionali a sbarcare sulle vostre banchine. Cosa porteranno in termini concreti?

«Attraverso Rif Line siamo diventati il primo terminal collegato direttamente con il Bangladesh, e questo elemento sta portando a un sempre maggiore successo perché da Ravenna riusciamo a garantire, su ferrovia, i collegamenti verso il centro e il sud dell’Europa. Veniamo contattati da operatori mitteleuropei che ora vedono Ravenna come vettore principale. Msc poi ribadisce la sua fiducia nei nostri confronti e – è notizia di questi giorni – ci consente di rafforzare i collegamenti verso Turchia, Israele ed Egitto aggiungendo una nuova toccata ad Alessandria. L’Egitto è fondamentale anche nell’accordo che ci ha visti rafforzare la collaborazione con l’israeliana Zim, collegamento con l’Egitto, con cui da tempo procediamo in grande sintonia».

Il tutto mentre sono iniziati i lavori di escavo del Candiano. Che percezione ne avete?

«Sappiamo che ci saranno dei problemi di transito che andranno coordinati e ci siamo raccomandati, con l’Adsp, che lavori sulla “spiaggetta” e siano più celeri possibile. Dalla fase delle sperimentazioni ora bisogna passare al vero e proprio escavo, che speriamo in due mesi veda conclusa la fase fondamentale per quella pertinenza. Questo cantiere rappresenta un’opportunità enorme e già fuori Ravenna se ne stanno accorgendo. Ora però dobbiamo dare concretezza a queste aspettative».

Quale cambiamento comporterebbe questa fase di lavori?

«Intervenire sul pescaggio, lo abbiamo sempre saputo, è fondamentale. Oggi le navi che raggiungono Tcr devono alleggerirsi prima, per esempio su Venezia, per navigare in sicurezza nel nostro porto canale. Eppure forniamo un transit-time allettante e competitivo. Quindi abbiamo le carte in regola per spiccare davvero il volo. Nel frattempo muoverei un ulteriore passo».

Quale?

«Dobbiamo fare qualcosa in più per farci conoscere in Emilia: i rapporti con le aziende, le camere di commercio. Serve anche un impegno istituzionale. Finalmente siamo riusciti a far diventare “Ravenna porto dell’Emilia Romagna” un vero mantra. Ora però va praticato. Certo, mettendo a segno qualche punto ulteriore».

Il terminal “del freddo”?

«Certamente, la sua assenza è un gap che ci allontana da importanti traffici. Anche Sapir si è impegnata in tal senso, ora dobbiamo improntarci ad una concretizzazione. Poi c’è la partita delle infrastrutture viarie. Segnalo poi il pressing, necessario, da fare su Terna per l’interramento del cavo aereo, a 55 metri di altezza, che sta iniziando ad essere un limite. E’ una questione aperta da un po’ di anni, siamo nella fase adeguata per chiuderla».

Il porto ha gestito un’emergenza pandemica, ora c’è una guerra in Europa. Siete preoccupati?

«Certamente, e la speranza di tutti è che avanzi rapidamente la possibilità concreta di una pace, che sia vera e duratura. Va detto che il traffico di container non è stato al momento molto toccato da questa crisi internazionale e il primo semestre 2022 porta buoni segnali: abbiamo superato le movimentazioni del periodo pre-Covid. E abbiamo tutti gli spazi per consolidare e rafforzare questo andamento».

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