Eccidio Carnaio: scelta eroica per salvare bimbi e moglie incinta

Si avvicina il momento di ricordare, ancora una volta, una pagina atroce della storia dell’Alto Savio: l’eccidio del Carnaio. E domenica prossima, per la prima volta,oltre alla commemorazione istituzionale, ci sarà “un cammino della memoria e del perdono” organizzato da familiari delle vittime: partirà all’alba per dirigersi sul luogo in cui si terrà la cerimonia ufficiale. Ma chi erano, cosa facevano, come vivevano quelle 26persone massacrate(27 col colono Francesco Mariani, rimasto ucciso nel pomeriggio sul colle di Corzano) nella rappresaglia nazifascista compiuta il 25 luglio 1944? Sono tante le storie di persone normali improvvisamente troncate. Tante le famiglie senza colpa rimaste prive di affetti e di sostegno. Tanti i gesti più o meno noti di piccolo grande eroismo. Tra i più colpiti ci furono sicuramente la moglie e i tre figli piccoli, con una quarta in arrivo, di Amato Corzani, che aveva 40 anni. Quel 25 luglio non era aria a San Piero neanche per chi, come lui, in quanto assistente di cantiere Anas, era iscritto al Partito fascista repubblicano. I tedeschi stavano fermando e riunendo uomini per l’annunciata rappresaglia, dopo l’uccisione di tre militi nei due giorni precedenti. Amato si teneva nascosto nell’orto dei frati francescani. Poi, passando il tempo e preoccupato per quello che poteva temere la moglie, ormai vicina al parto, non vedendolo tornare, decise di uscire. D’altra parte, aveva permessi per muoversi. «Ma anche lui fu fermato da due militi tedeschi – racconta il figlio Ludi, che allora aveva due anni – Riuscì però a convincerli, prima di essere ammazzato, a farsi accompagnare a casa, a Pian Treggiaio, per un ultimo saluto alla famiglia. Passando per il podere di Raggio di sotto, le donne di casa li accolsero, offrirono da bere ai tedeschi, li distrassero un po’ e dissero ad Amato di scappare. Ma lui non volle, perché ormai i tedeschi sapevano dove abitava la famiglia». Ha voluto in qualche modo “fotografare” quest’ultimo saluto di Amato alla famiglia Adriano Bardi, in un quadro ad olio realizzato l’anno scorso, con in braccio al padre il piccolo Ludi, che avrebbe compiuto gli anni il giorno dopo. Il gruppetto con Amato tornò poi a San Piero in Bagno, all’Asilo delle Grazie, dove venivano raggruppati gli ostaggi in attesa di essere trasportati al Carnaio. Inizialmente c’erano anche diversi cittadini bagnesi, poi liberati per l’intervento del parroco e del comandante dei carabinieri di Bagno di Romagna. Uno di questi bagnesi, giovanissimo, si lamentava con Amato per essere destinato alla morte in età tanto precoce. «Cosa dovrei dire io – replicò allora Amato, cercando di consolarlo – che ho tre figli e un quarto in arrivo a giorni?». Poche ore dopo, il tragico destino di Amato, e delle altre 26 vittime, si compiva al passo del Carnaio. Venti giorni dopo nacque la quarta figlia, alla quale fu dato il nome Amata, in onore del padre, a far compagnia a Gianluigi (6) anni, Albano (5 anni) e Ludi (2 anni). E così mamma Santina si trovò da sola con quattro bambini piccoli da crescere, lavorando da sarta giorno e notte e con una misera pensione di guerra.

Domenica prossima, in occasione della commemorazione delle vittime del Carnaio, nascerà “Il Cammino della memoria e del perdono”, camminata libera da San Piero in Bagno, promossa per la prima volta quest’anno dai familiari delle vittime del Carnaio. Il ritrovo e la partenza sono previsti di primissima mattina, alle ore 6.40, al ponte di Villanova, all’inizio della strada per Rio Salso. L’intenzione è quella di partecipare poi alla messa che sarà celebrata alle 9.30 dal vescovo Douglas Regattieri, al monumento al Carnaio. Il percorso, lungo 6,1 chilometri e con dislivello in salita di 461 metri, ripercorre nel primo tratto la mulattiera di Ridracoli, toccando i Savini, Raggio di sotto, Raggio di Sopra e Pian Treggiaio per poi salire a Casa di Paganico, Motte di sopra, Monte Salvetti, Paretaio e Carnaio. Il rientro, per chi lo effettua a piedi, è previsto con ripartenza alle 11 e arrivo a San Piero attorno alle 12.30. Aderiscono all’iniziativa dei familiari delle vittime l’associazione Tra Monti e Valli, Acli Forlì-Cesena, Fondazione Asilo delle Grazie, Società San Pietro.

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