Duo Bucolico, cofanetto e live all’Hobo’s di Rimini

Strano ma vero: il Duo Bucolico ha suonato dappertutto ma mai all’Hobo’s di Rimini. L’occasione si presenterà finalmente questa sera quando, a partire dalle ore 22, Antonio Ramberti e Daniele Maggioli porteranno nel locale riminese il loro “cantautorato illogico d’avanguardia”.

Il duo ha all’attivo sette album, di cui l’ultimo è “Random” uscito ad aprile 2019. Nella primavera 2020 pubblicano il singolo “Palla di gas” dedicato a Zagor dei Camillas, mentre nel dicembre 2020 esce la compilation-tributo “Dieci anni di ‘Tempi d’oro’” a cui partecipano tra gli altri Daniele Baldelli, Modena City Ramblers e Vincenzo Vasi. Ora hanno deciso di raccogliere in un box a tiratura limitata i loro quasi vent’anni di carriera e lo presenteranno durante questa serata. Da lungo tempo le produzioni del Duo Bucolico sono realizzate dall’etichetta cattolichina Cinedelic Records, fondata da Marco D’Ubaldo alias Duba.

«Il box, numerato (100 copie) e autografato dal duo, racchiude i sette album in studio realizzati dal 2008 ad oggi in sei cd, un adesivo e una chiavetta usb con tutta la loro produzione, inclusa la compilation tributo dedicata ai dieci anni del singolo “Tempi d’oro”», racconta il loro discografico Duba.

Come è avvenuto il vostro incontro?

«Li ho conosciuti a un concerto a Cattolica dove Fabio Giannoni, amico comune e gestore del locale, me li ha presentati per capire se avremmo potuto interagire a livello discografico. Io per la mia label realizzavo principalmente colonne sonore, funk, musica sperimentale e altri generi, non cantautorato (anche se nel loro caso questa catalogazione risulta riduttiva), ma ho deciso di iniziare a produrli perché mi piaceva (e ritenevo vincente) la loro genuinità e l’interazione con il pubblico. Oltre al fatto che siamo tutti romagnoli e questo ha aiutato tanto: avevo sempre a che fare con milanesi e romani e lavorare con il Duo è stato un po’ come tornare, professionalmente, a casa, una boccata d’aria».

Come descriverebbe il loro percorso artistico?

«Sono partiti in maniera molto “minimale”, da artisti di strada: chitarra, tastiera e voci, con una scrittura tagliente e scarna. Con il tempo si sono allargati a “Banda Bucolica”, aggiungendo inserimenti elettronici, per poi tornare alle origini, ma con tutto il bagaglio delle esperienze passate vissute. In studio il percorso è stato simile a quello della loro attività live, attività principale che indica loro la via».

Qual è il loro segreto?

«Il loro modo di comunicare, di esprimere, di leggere in maniera ironica, cinica, situazioni a volte personali, legate alla quotidianità, fino a tematiche più macro come la politica, l’integrazione, ecc. Ogni canzone è un piccolo idillio irriverente, lucido, denso e ambiguo. Poi le loro personalità: Daniele e Antonio sono molto diversi ma si integrano perfettamente rendendosi ancora più credibili in ogni situazione, dalla piazzetta di San Giovanni in Marignano al palco del Jova Beach. Un po’ come fu per Totò e Peppino, Franco e Ciccio, Gianni e Pinotto, Cochi e Renato».

La loro carriera è caratterizzata da lunghi tour anche fuori dalla Romagna e piacciono molto anche oltre i confini locali.

«Sì, e questo passaggio devo dire che ha stupito tanto anche me. Oggi lo vedo come una cosa naturale, anzi, dovuta e meritata, ma ammetto che non avrei mai creduto che venissero capiti anche in Sicilia o in Svizzera. Poi oggi, con la fruizione della musica principalmente in digitale, le distanze sono pressoché annullate. Su Spotify hanno un successo incredibile con milioni di ascolti».

Info: 329 2933669

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