Doppio omicidio: ergastolo confermato per Sadik Dine

Aveva da poco abbassato il ricevitore del telefono con il suo legale, l’avvocato Massimiliano Orrù, quando ieri mattina i carabinieri hanno suonato alla porta della casa dove abita con moglie e secondo genito. Sadik Dine, pescatore albanese da anni trapiantato a Rimini, quell’appuntamento lo stava attendendo già da giovedì sera, dopo aver ricevuto la notizia che per la seconda volta la Cassazione lo aveva condannato, per la seconda volta, all’ergastolo per la complicità nel delitto di Nadia Nusdorfi e nell’efferata mattanza di Silvio Mannina, il giovane sbandato che aveva preso il posto del nipote nel cuore della donna, assassinati tra il 28 febbraio e il 1 marzo 2014.

Non ha battuto ciglio Sadik che aspettava la visita dal tardo pomeriggio di giovedì quando i giudici con l’ermellino hanno ribadito che sarà lui l’unico a pagare per quelle morti atroci. Il nipote Dritan Demiraj, infatti, è un uomo libero nonostante l’analoga condanna. È tornato in Albania lo scorso gennaio a causa dell’invalidità cerebrale incompatibile con il regime carcerario, conseguenza di una violenta aggressione subita da un altro detenuto. La sua complice e amante Monica Sanchi, grande accusatrice del pescatore albanese, è stata invece stroncata da un male incurabile.


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