Dopo mesi, zero pazienti Covid ricoverati in Malattie Infettive a Ravenna

Per la prima volta dall’inizio della seconda ondata, ovvero dal tardo autunno, non ci sono ricoverati nel reparto ravennate di Malattie infettive per Covid. A dirlo, durante un confronto con il sindaco Michele De Pascale, il primario Paolo Bassi. «In questo momento in Malattie Infettive non ci sono pazienti Covid, è la prima settimana che non abbiamo neanche uno. Abbiamo avuto un grosso accumulo di ricoveri tra marzo e aprile del 2020; in autunno e fino a non più tardi di tre settimane fa abbiamo avuto il secondo grande incremento. Ora il trend è in forte calo». Restano malati Covid negli altri reparti, per cui gli specialisti infettivologi danno manforte ai colleghi. Ieri in provincia sono stati registrati 76 contagi, 83 guarigioni e tre decessi.

Per quanto riguarda le terapie, sono quattro i pazienti curati ad oggi con gli anticorpi monoclonali. «Una bella novità che riguarda pazienti ambulatoriali ed esterni all’ospedale» che hanno caratteristiche per cui è più alta la probabilità di essere ricoverati: grosso sovrappeso, diabete scompensato, nefrologia in dialisi o pazienti encoematologici. La terapia è somministrata in day hospital e «finora sta andando molto bene». Ai ricoverati viene invece somministrato un antivirale. Per quanto riguarda il resto dei pazienti, la cura si divide in due fasi: la prima, quando insorge l’infezione virale, se in presenza di sintomi, «richiede antipiretici e antinfiammatori». Specifica Bassi: «Solo nel caso in cui persista febbre e tosse è opportuno passare alla seconda fase iniziare una terapia a base di cortisonici ed eparina».

Dopo un anno di epidemia sembra ormai chiaro che le possibilità di reinfezione «sono bassissime». I casi di tamponi molecolari negativi e poi positivi sono, secondo Bassi, in sintesi riconducibili a residui di Rna nella mucosa nasofaringea nel quale si va a effettuare il tampone. «Oggi scientificamente possiamo dire che dopo 21 giorni di cui sette senza virus non si è più contagiosi. Il rischio contagiosità dopo questo lasso di tempo è nullo, anche se persistono residui di Rna nella mucosa». Tanto che l’Igiene Pubblica dà il via libera per porre fine alla quarantena. Per il medico «le reinfezioni sono rarissime».

Per quanto riguarda l’andamento dei contagi «l’agosto, le vacanze e le discoteche hanno determinato un ritorno alle aggregazioni che è stata la base della seconda ondata». Oggi il medico è più ottimista sulle riaperture: «Non possiamo rilassarci e correre il rischio della scorsa estate ma gli operatori non sono sprovveduti: sono i primi che hanno capito che non devono più essere loro all’origine della ripresa perché se non stiamo attenti ci sarà un’altra ondata. Serve un incoraggiamento su vaccinazioni e precauzioni ma dobbiamo tornare vivere». Un momento molto difficile, ha spiegato poi Bassi, è stato il passaggio in cui è stato vietato ai parenti di accudire i malati. Accesso vietato anche ai parroci: «Non dare l’ultimo saluto ai genitori e impedire anche ai sacerdoti di poter accedere è stato difficile ma purtroppo dover vestire e svestire altre persone con i Dpi non era più possibile e alzava la possibilità di contagio. Siamo riusciti a garantire un minimo contatto con i tablet e il ballatoio attorno alle camere. Negli ultimi tempi, con l’allentarsi dei ricoveri, siamo riusciti a fare entrare un minimo contatto i degenti con i loro parenti».

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