Dopo la zona rossa, la beffa: no alla “malattia” per Medicina

MEDICINA. “Reclusi” e, per ora, anche “beffati”. I lavoratori di Medicina, zona rossa per volere regionale, ma non del governo, costretti a rimanere a casa senza poter valicare i confini comunali presidiati da forze dell’ordine ed esercito, per il momento non potranno usufruire della malattia come accade per le altre zone rosse italiane. Il Governo non ha accolto gli emendamenti che chiedevano invece il riconoscimento anche ai medicinesi.

Picche al Pd

Il Pd aveva presentato un emendamento che però alla fine è stato scartato e non verrà ricompreso nel decreto Rilancio, niente via libera dal Ministero dell’Economia. Ma un nuovo tentativo per evitare la beffa ai lavoratori di Medicina, verrà fatto a fine luglio, quando in Parlamento arriverà il decreto sugli ammortizzatori sociali. Il clamoroso nulla di fatto ha spinto il Pd in Regione a presentare un’ interrogazione a firma del consigliere Giuseppe Paruolo e della capogruppo Marcella Zappaterra: «Quella decisione fu lodata da più parti, ora non ricada sui lavoratori». Si disse infatti che la scelta di Stefano Bonaccini, in accordo col sindaco di Medicina Matteo Montanari, di blindare Medicina, fosse servita a preservare da un contagio ben peggiore l’area metropolitana tutta. «Quando Medicina e Ganzanigo sono state dichiarate zona rossa dal 17 marzo al 3 aprile in base all’ordinanza notturna del presidente della Regione Stefano Bonaccini, i residenti, salvo deroghe per i lavoratori della sanità, non si sono potuti recare al lavoro e avevano il divieto assoluto di uscire da quell’area. L’Inps non ha finora riconosciuto a quei lavoratori la giustificazione dell’assenza con motivazioni analoghe a quelle consentita ai cittadini residenti nelle zone rosse decretate dal Governo – ripercorre il consigliere Giuseppe Paruolo nell’interrogazione sottoscritta anche dalla capogruppo Pd Marcella Zappaterra –. Medicina e Ganzanigo sono diventate zona rossa con ordinanza della Regione. Una decisione provvidenziale che è stata lodata a più livelli e che lo stesso presidente Bonaccini, in più di un’occasione, ha detto essere stata la scelta più difficile della sua carriera. Non possiamo perciò permetterci che sia una decisione che pesa esclusivamente sulle spalle dei lavoratori, che pagano il rigidissimo lockdown con le proprie ferie –dichiarano Paruolo e Zappaterra –. Chiediamo che, per ragioni di equità, a quei lavoratori sia riconosciuta l’assenza giustificata dal lavoro». E se la bocciatura brucia, dicono che faranno ancora «pressing a ogni livello».

Sindaco di Medicina

«L’ennesimo rinvio della soluzione al problema dei lavoratori bloccati dalla zona rossa di Medicina è davvero un segno di poca attenzione del Governo verso questa comunità che è stata colpita molto più di altri territori –si sfoga il sindaco di Medicina, e anche lui non addita il presidente regionale, del quale condivise l’atto di chiusura –. Mentre da un lato si finanziano ingenti somme per bonus, ammortizzatori e fondi di ogni tipo, dall’altro non si riescono a inserire poche centinai di lavoratori penalizzati all’interno dei provvedimenti. Con la Regione chiederemo un incontro specifico sul tema, perché tutte le forze politiche si dichiarano favorevoli al provvedimento, ma non vediamo passi concreti. Inoltre, se in questi mesi il Comune di Medicina e la Regione Emilia-Romagna sono stati presi ad esempio in tutt’Italia per le scelte fatte tempestivamente, anche davanti al tentennamento di altri, non è accettabile che i cittadini non ricevano risposte dal livello centrale sugli aspetti di sua competenza. Perché, o abbiamo fatto bene noi a fare la zona rossa o ha fatto bene chi non ha fatto nulla». Solidarietà al sindaco di Medicina è stata espressa dal sindaco metropolitano Virginio Merola.

Bonaccini si arrabbia

«Chiederò un incontro e un chiarimento al Governo, perché così diventa complicato immaginare la ripartenza», ha scritto lo stesso Bonaccini sulle proprie pagine social riferendosi a Medicina, ma anche ad altri provvedimenti “mancanti” nello stesso decreto legge 34.

Sindacato

«Inaccettabile quanto sta accadendo alla Camera. Governo e Parlamento rimedino subito a questo gravissimo errore», è l’appello della Cgil. «Fu un provvedimento drastico quello adottato nel pieno dell’emergenza sanitaria dalla Regione Emilia-Romagna, ma necessario a contenere il Covid-19 in quell’area», sottolineava ieri la Cgil regionale e bolognese che chiede al governo di «rimediare» e non perdere altro tempo.

Centrodestra

«Situazione surreale, il pd non si mette d’accordo nemmeno con se stesso» , commentava ieri Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia. «Il Governo avrebbe scartato un emendamento a firma dello stesso Pd, da inserire nel decreto Rilancio, in quanto il Ministero dell’Economia guidato dal Pd, pare non abbia dato parere favorevole. Adesso, il Pd farà un nuovo tentativo a fine mese: della serie “ritenta, sarai più fortunato” –dice Bernini –. Quello a cui stiamo assistendo ha dell’incredibile, del surreale: fin da subito, da ogni parte, era stata evidenziata la necessità di mettere sullo stesso piano i lavoratori delle zone rosse individuate con provvedimento statale e quelli delle zone rosse individuate con ordinanza regionale. Un fatto semplice, immediato, per non creare disparità assurde e illogiche. Niente da fare. Quel che è peggio è che il Pd non riesce a mettersi d’accordo nemmeno con se stesso, in un corto circuito eterno, che pesa come un macigno sui lavoratori che chiedono solo equità».

Attacca anche la Lega, dopo lo stop all’emendamento Pd al decreto Rilancio per consentire ai lavoratori della ex zona rossa istituita dalla Regione di godere della malattia nel periodo di assenza forzata dal lavoro. «Una beffa la cui responsabilità porta il nome ed il cognome della Regione Emilia-Romagna e del Partito democratico », attacca il consigliere regionale del Carroccio Daniele Marchetti. La scelta del governatore Bonaccini di istituire Medicina come zona rossa, la notte fra il 16 e 17 marzo scorso, «doveva essere accompagnata da misure che dovevano tutelare i lavoratori di quel Comune, ai quali è stato impedito di andare al lavoro –sottolinea Marchetti –. E invece no: la giunta non ha preso in considerazione il dramma in cui si trovano oggi quelle famiglie, da mesi in attesa di un provvedimento dell’Inps che vada in soccorso dei lavoratori».

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