Donna in fuga dall’ospedale di Cesena: denunce ai negazionisti

Malata di Covid fuggita dalla Rianimazione e al centro della propaganda negazionista sul web. Ausl e medici ospedalieri, all’unisono, non lasceranno cadere nel nulla l’episodio e si passerà direttamente alle carte bollate: per le calunniose accuse ricevute di lavorare non contro il Covid ma bensì di “agire con dolo per ammazzare la gente”.

I fatti sono stati raccontati due giorni fa dal Corriere. N.C., 52 anni cesenate, era ricoverata al Bufalini da due giorni. Una sua parente ha coinvolto un avvocato cesenate (Riccardo Luzi) per inviare delle diffide all’Ausl. Poi la donna ha firmato le dimissioni ed è stata trasportata in ambulanza a casa con le cure che le servivano. Ad attenderla c’era un medico di base, Fabio Milani, fin da fine settembre sospeso dall’ordine e dall’esercizio della professione perché non vaccinato. Che ha poi raccontato in un lungo video dai toni negazionisti (intervistato dall’avvocato torinese Maurizio Giordano, già ospite dei vari No Paura Day d’Italia come il cesenate Luzi) di aver contribuito a “salvare in tempo” questa donna, prima che la “intubassero” ed “uccidessero”.

In Ausl Romagna il filmato ed i racconti, oltre alle dinamiche di reparto, sono già stati dati in mano a Patrizia Casadio, coordinatrice dell’ufficio legale Ausl. Ai vertici Ausl non vengono rilasciati commenti ufficiali perché, in sintesi «…Visto il video e valutate le parole dette non ci sono margini dialettici di nessun tipo. Chiunque sia dotato di un normale intelletto ascolta e capisce perfettamente. A tutto il resto penseranno i legali».

Anaao Assomed, il sindacato che riunisce i medici ospedalieri, una posizione ufficiale invece la assume tramite il proprio vertice Gilberto Vergoni: «Come medico ospedaliero mi chiuderei solo nella mia indignazione; il primo impulso da persona che ha dedicato una intera vita alla Medicina è non cadere nella trappola della ignorante provocazione. Ma il mio ruolo non mi permette di non stigmatizzare la gravità dell’accaduto. Molti colleghi sono rimasti basiti per quanto spazio abbiano avuto affermazioni di questo tipo e non si siano piuttosto attivati i normali canali di sicurezza sociale (può un medico sospeso esercitare la professione?) e, pertanto, nessuno si sia posto quantomeno un banale quesito relativo alla deontologia. Valuteremo se sarà opportuno accompagnare quanto so che è già stato messo in atto da Ausl Romagna e, di seguito, dall’ordine dei Medici: come parte civile invitando tutte sigle sindacali della Sanità a condividere tale posizione».

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