“Domani piangerò ancora”: Young Signorino racconta il suo nuovo ep

Si intitola Domani piangerò ancora il nuovo ep che porta la firma di Young Signorino al secolo Paolo Caputo, uscito il 12 novembre. Il controverso e discusso trapper 23enne, originario di Cesena, ha concepito questo lavoro dopo aver attraversato un periodo buio, isolato dal mondo. Testi malinconici e tristi e la consapevolezza che oggi potrebbe essere peggio di ieri sono il mood che accomuna i nuovi pezzi. Dopo il successo e lo scalpore suscitato dai suoi brani più noti, usciti a partire dal 2018 (tra cui Dolce droga, Mh ha ha ha e La danza dell’ambulanza), i cui videoclip hanno raggiunto milioni di visualizzazioni in brevissimo tempo, il trapper romagnolo torna a far parlare di sé.

Un ragazzo anarchico con i tatuaggi in faccia come nella migliore tradizione dei trapper, che ha più volte raccontato di aver conosciuto da vicino le cliniche psichiatriche. Young Signorino, definitosi il Marilyn Manson italiano, non tratta di musica, diviene essa stessa mezzo di espressione di uno stato emotivo, di un’esigenza artistica. Il suo nome d’arte è nato nel 2016, come racconta, dopo essersi svegliato dal coma causato dall’uso di troppi farmaci. In quel momento sostiene di essersi sentito un Signorino per la prima volta, pur non avendo nulla. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più.

Come è nato “Domani piangerò ancora”?

«È nato da mie riflessioni a seguito di situazioni negative che purtroppo non potevo controllare»

Lo ha definito il periodo più buio, è dal buio che nascono le sue canzoni?

«Sì, esattamente».

Cosa c’è di diverso in questi nuovi pezzi rispetto ai suoi lavori precedenti?

«Ogni mia uscita è differente, a volte totalmente, perché rispecchia il mio vissuto o comunque il mio stato d’animo di un determinato momento».

Ogni tanto le capita di tornare a Cesena?

«Sono tornato poche volte, non ho molto tempo libero».

Ha degli amici o dei legami qui?

«Sì, qualcuno».

Tornerà in concerto in Romagna?

«Forse, lo spero».

Ha affermato di voler lasciare da parte quel personaggio discusso degli esordi. E di volersi distanziare da certe sue dichiarazioni estreme. Cosa è cambiato da allora?

«Agli esordi ero un adolescente, oggi ho 23 anni e una vita totalmente diversa. Sono cresciuto e ho trovato la mia strada, so cosa mi piace fare musicalmente».

Cosa rappresenta per lei la musica?

«Una strada per sfogarmi, ma anche per isolarmi dal mondo esterno».

Il sound è più centrato rispetto ai suoi esordi, il linguaggio più personale. Si sta dirigendo verso un rap cantautorale?

«Sì, esattamente».

Quale messaggio vorrebbe far arrivare a chi ascolta i suoi pezzi?

«Ognuno può interpretare come vuole i miei pezzi, spero comunque che la mia musica sia d’aiuto».

Ha collaborato in passato con Vinicio Capossela, cosa lo ha colpito di lei e della sua musica?

«Mi chiese di collaborare ancor prima di conoscerci, disse che ammirava la mia musica e il mio modo di essere fuori dagli schemi e di come non mi importasse del giudizio degli altri».

Dove si vede tra 10 anni?

«Il domani è così incerto che non faccio mai progetti a lungo termine».

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