Domani verrà montata la tenda della Protezione civile davanti al pronto soccorso di Imola, che intanto si è “svuotato”

Domani verrà montata la tenda della Protezione civile davanti al pronto soccorso di Imola, che intanto si è "svuotato"
Il pronto soccorso di Imola Foto MMPH

IMOLA. L’ospedale di Imola sarà uno dei pochi, per ora tutti in Emilia, a ospitare una struttura della Protezione civile per il pre-triage esterna al pronto soccorso. Da domani pomeriggio alle 14 si avvierà il montaggio della tensostruttura attraverso la quale le persone che vogliono accedere al pronto soccorso dovranno passare prima di entrare in ospedale. Intanto il pronto soccorso in questi giorni, proprio per effetto dell’allarme coronavirus, si è quasi “svuotato”.
Meno accessi
I conti verranno fatti a fine emergenza, ma è ormai un dato di fatto che se l’allarme coronavirus un effetto ha avuto è quello del consistente calo degli accessi al pronto soccorso anche a Imola. Nelle ultime due settimane di emergenza si sarebbe passati da una media consueta di duecento accessi giornalieri a meno della metà. Nel frattempo anche nell’azienda Ausl imolese sono stati eseguiti tamponi specifici (1550 quelli eseguiti a livello regionale), ma nessuno ha dato esito positivo. L’arrivo della tenda è conseguenza della richiesta avanzata dalla stessa azienda sanitaria imolese che avrebbe valutato di poter così gestire meglio dal punto di vista logistico, vista la conformazione del pronto soccorso stesso, i percorsi necessariamente distinti di eventuali pazienti con i sintomi del virus, qualora si presentassero.
La tensostruttura
La tenda pneumatica a quattro archi, che misura 7,5 metri per 5,60 metri, di quelle già utilizzate nelle zone terremotate, è messa a disposizione dalla Protezione civile regionale e verrà montata in un’area del parcheggio antistante il pronto soccorso, alla base della rampa di accesso pedonale, domani dai volontari della Croce Rossa e del Gruppo CB di Imola. Qui avverrà il pre-triage di tutti i pazienti diretti al pronto soccorso e il triage vero e proprio di quelli con sintomi respiratori. «Una scelta fatta per garantire la maggior sicurezza delle cure, che riduce i rischi correlati all’emergenza sia per i cittadini che per i professionisti della salute, permettendo di applicare precocemente procedure di protezione per chi presenta sintomi respiratori e percorsi protetti per i soggetti più a rischio e fragili» fa sapere l’azienda sanitaria imolese.
Il triage in sicurezza
«L’esecuzione della fase di triage infermieristico in un ambiente “pre-ospedaliero” è importante per una lunga serie di motivi – spiega il direttore del pronto soccorso e medicina di urgenza, dr Rodolfo Ferrari –. Permette la stratificazione del rischio per ciascun paziente secondo priorità, la presa in carico precoce dei casi ritenuti più fragili ed il passaggio delle consegne sui singoli casi già valutati e poi indirizzati al Pronto Soccorso per il proseguimento delle cure, un’osservazione protetta. Tutto questo evitando l’affollamento inappropriato degli ambienti intra-ospedalieri di pronto soccorso, che sappiamo essere un rischio in queste particolari situazioni, ed in accordo e continuità con l’Igiene e sanità pubblica che si sta occupando della presa in carico extra-ospedaliera dei casi». Il pre-triage esterno sarà attivo esclusivamente dalle 8 alle 20 a partire da martedì. «Tutti i cittadini che si recheranno al pronto soccorso nelle ore diurne dovranno accedere dalla struttura esterna –specifica l’azienda sanitaria – quelli con sintomi simil influenzali e respiratori, dopo aver igienizzato le mani e indossato i dispositivi di protezione svolgeranno qui il triage infermieristico; quelli con altri problemi di salute saranno subito indirizzati dagli infermieri all’interno del pronto soccorso ospedaliero».
Casi bolognesi
Intanto al conto si sono aggiunti due casi di positività al virus registrati a Bologna. Sono una ragazza di 23 anni e un uomo di 42 residenti in città, nel capoluogo, e, stando alle informazioni diramate dalla regione nel bollettino di aggiornamento quotidiano, sono entrambi riconducibili al focolaio lombardo. Secondo fonti di agenzia, la giovane sarebbe stata a pranzo la settimana scorsa con una persona originaria di Codogno, prima che esplodesse l’epidemia. Sentitasi poco bene nei giorni scorsi, aveva chiamato il 118 ed era stata portata direttamente al reparto malattie infettive del Policlinico Sant’Orsola, dove è attualmente ricoverata con febbre, ma le sue condizioni non destano preoccupazione. La giovane vive con la madre, che al momento è in isolamento volontario in attesa dell’esito del tampone, a cui anche lei è stata sottoposta. Il dipartimento di igiene pubblica, intanto, sta cercando di ricostruire i movimenti e i contatti avuti dalla 23enne nei giorni scorsi. Per quanto riguarda l’uomo, si tratta invece di un 42enne, impiegato, che nelle settimane passate è stato nelle zone del focolaio per motivi personali, non per lavoro. Quando si è sentito poco bene, in questi giorni, ha chiamato il suo medico di medicina generale, che a sua volta ha allertato il dipartimento di igiene pubblica e gli è stato fatto il tampone a casa, dove è tuttora in isolamento ma in buone condizioni. Anche per lui rimane ora da ricostruire i contatti che ha avuto negli ultimi giorni. L’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini ha sottolineato come entrambi abbiano «seguito le procedure in assoluta sicurezza in un percorso protetto come viene indicato da giorni» dalle stesse autorità sanitarie.

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