“Dolomiti da leggenda”: le imprese del ciclismo raccontate da Beppe Conti

Le montagne più belle del mondo, le Dolomiti, dichiarate patrimonio dell’umanità, fanno da incomparabile scenario alle grandi imprese dei ciclisti, da quando Gino Bartali nel 1937 sul Rotte le inaugurò al Giro d’Italia. Grandi imprese ma anche splendide rivalità, incredibili retroscena e incandescenti duelli, senza esclusioni di colpi, fra alleanze e ripicche che fanno del ciclismo non solo uno sport ma anche una metafora della vita. Fausto Coppi irresistibile per tutti sul Falzarego e sul Pordoi, Magni che rischia la vita in discesa per sconfiggere quei due giganti.

Lo svizzero Koblet in un paio di occasioni più forte dei nostri campionissimi, sul Gardena e sul Sella. Ma anche la vittoria di Gaul nel gelo del Bondone, in una tappa che si doveva annullare e che nasconde grosse irregolarità. L’impresa di Merckx alle Tre Cime di Lavaredo, la più grande della sua inimitabile carriera. Moser danneggiato dagli organizzatori sul S. Pellegrino, i suoi splendidi litigi con Saronni, quei dodici secondi che mancheranno per sempre a Baronchelli, il record di Battaglin. Il tradimento di Roche a Visentini verso Sappada. Bugno troppo generoso sul Pordoi, la spettacolare ascesa di Pantani sul Fedaia e la verità clamorosa sui fatti di Campiglio. Sino agli applausi a Nibali in rosa nella neve alle Tre Cime di Lavaredo. Il tutto ricordando anche la storia, l’arte, la cultura di quei borghi e monti splendidi.

Nel libro di Beppe Conti (Reverdita editore, 367 pagine, 20 euro) scorre sui pedali un excursus sulle grandi tappe che hanno segnato la storia del ciclismo, con il ricordo di campioni della fatica che resteranno per sempre nel cuore degli appassionati.

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