Dolcini, il romagnolo glocal che ha esplorato futuri possibili

Per 15 anni, come direttore di periodici quali Airone e L’Europeo, ho privilegiato l’amicizia con antenne sensibili puntate sulla storia locale, capaci di stupirti con racconti di persone e territori altrimenti destinati a restare in ombra.

Alteo Dolcini, romagnolo glocal

Nella Romagna del “regionalismo estroverso”, dalla forte identità locale ma aperta a realtà internazionali per via della sua vocazione turistica, avevo individuato in Alteo Dolcini un modello. Per il suo estro creativo orientato a illuminare sempre più in profondità la sua terra: ne sono prova i 27 libri da lui scritti su temi di carattere culturale, storico e amministrativo e i 1100 volumi che costituiscono l’importante Fondo donato, che hanno come filo conduttore la Romagna, insieme alle intuizioni che hanno portato alla nascita di tanti fari eccellenti puntati sulla storia e sulla cultura romagnola.

Organizzatore culturale nella sua terra, ma anche attento e dinamico su altre terre, per curiosità personale e per portare la Romagna nel mondo e il mondo in Romagna: questo impegno me lo fa definire un romagnolo “glocal”.

Vien da pensare, per quanto riguarda la ceramica, alle centinaia di opere donate a personalità istituzionali come i sindaci di Washington, New York, Berlino, Buenos Aires, o le opere collocate nelle chiese, da Betlemme a San Paolo; ai piatti ceramici donati a Gorbaciov nel 1990 e a Reagan nel 1991; il San Giorgio in ceramica concepito da Tonino Guerra e donato alla Georgia nel 1993 durate la guerra civile del 1991-1993; la targa in ceramica posta a Vienna nel 2018 che ricorda gli anni trascorsi a Faenza dall’artista austriaco Maitre Leherb e dalla moglie Lotte per realizzare la più grande opera ceramica murale del mondo: “I continenti”. E ancora, la rivelazione che «la Svizzera è nata in Romagna», tesi confluita in uno dei suoi libri per una sorprendente rivendicazione geo-storica di quella terra di banchieri ma anche per suggerire nuove iniziative per il turismo basato sull’economia della conoscenza e dell’esperienza.

Penso ancora a libri di scrittori europei, come il classico Da Rimini a Ravenna, la prima guida al turismo dell’umanità intelligente in Romagna (che avrebbe meritato la traduzione in italiano, forse avrebbe aiutato a capire il perché della perdita turistica di centinaia di migliaia di presenze tedesche).

La vicenda Unesco

Ma di quel fondatore e primo presidente dell’Ente Ceramica a Faenza mi piace ricordare un’iniziativa, il Progetto Planet Society, che ci portò in una sede prestigiosa a Parigi: quella dell’Unesco, l’organizzazione per la cultura e l’istruzione delle Nazioni Unite, in rue de Miollis, 1.

Sono andato a ripescare in archivio i documenti che mi hanno fatto riaffiorare alla memoria i dati essenziali di quel progetto. Era il 18 settembre del ’94 quando Alteo mi contattò nell’ufficio di direzione di Airone. Mi prospettò l’ipotesi di una collaborazione con i ceramisti attuabile sotto di una “speciale collezione” con soggetti “naturalistici” e da lanciare tramite la rivista stessa, prima in Italia per fondazione e diffusione, con un “patto” di cui venivano identificati i lineamenti. Io presi contatto con l’Unesco, che manifestò interesse per l’iniziativa invitandoci a un incontro diretto a Parigi. Il dirigente Enzo Fazzino mi scriveva: «Abbiamo appreso con piacere l’interesse dimostrato dai famosi ceramisti di Faenza per l’attività dell’Unesco e particolarmente per il nostro progetto Planet Society il cui obiettivo è di mobilitare i giovani in favore della valorizzazione del patrimonio culturale e naturale. Sarebbe pertanto auspicabile che noi possiamo discutere insieme lo sviluppo del progetto Il mondo a Faenza, Faenza nel mondo in occasione di un incontro a Parigi, presso la sede dell’Unesco, che potrebbe tenersi nella settimana dal 12 al 17 dicembre 1994».

Alteo, nella qualità di presidente dell’Ente Ceramica e seguendo il suo metodo scientifico, attivò l’Amministrazione comunale per l’importanza e ampiezza che poteva assumere l’iniziativa e la particolare figura della “controparte”, l’Unesco, il cui accennato progetto Planet Society interessa tutte le nazioni del mondo!

Il sindaco si disse totalmente d’accordo e dispose che l’assessore alla Cultura facesse parte della delegazione in partenza per Parigi.

Quello che avvenne dopo quel positivo incontro parigino del 12 dicembre ’94 resta avvolto nel mistero della politica, quella che non bada alle soluzioni ma tiene in primo piano la domanda «Con chi stai?».

Ricordo che a Parigi non è mai arrivata la bozza del contratto (con l’idea della collezione delle ceramiche dedicate al patrimonio naturalistico del mondo e con il progetto di una sorta di Nobel dell’artigianato, un premio all’homo faber). Quel contratto che, approvato a voce in rue de Miollis, si arenò, e Alteo, dopo mesi di silenzio, mi scrisse: «Ho capito, anche se con inconcepibile ritardo… che le cose della valorizzazione ceramica a Faenza sono difficili da capire» e si tirò fuori dalla vicenda Unesco non senza rimpiangere la brutta figura che gli fu fatta fare verso persone di quel massimo organismo così disposte a collaborare con Faenza e verso me stesso. «Mi scuso con tutti voi, tutte persone così squisitamente gentili», furono le sue righe finali.

Un romagnolo giusto

Sono contento di aver aggiunto un tassello per contribuire all’immortalità del ricordo di un romagnolo giusto, capace di esplorare futuri possibili, tenace nel mettere in atto connessioni, che a me ricorda le parole vincenti del pittore Giuseppe Palanti che 110 anni fa agli imprenditori milanesi invitati a investire nella figlia di Cervia (Milano Marittima) per dare il mare alla Milano operosa disse: «Vi assicuro che la combinazione tra poesia e umanità pratica dei romagnoli vi garantirà molte meraviglie».

Poesia e umanità pratica sono le ali che hanno fatto volare la Romagna in alto nel cielo del successo. Teniamone conto, nel segno del ritrovato Alteo Dolcini.

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