Disobbedienza e finanziarie a Londra: padre Orfeo rigetta le accuse

Due ore davanti al vescovo Douglas Regattieri per ribattere punto su punto alle accuse. Ieri è trascorsa così la mattinata di Padre Orfeo, che assistito dall’avvocata Paola Cipolla è stato chiamato ad affrontare un processo che vede riunita nella stessa persona, quella di monsignor Douglas, la figura dell’accusatore e quella del giudice. Per la decisione bisognerà però attendere, anche perché il fondatore della Piccola Famiglia della Resurrezione ha presentato una lista di testimoni da ascoltare. Comunque, anche se arrivasse una “sentenza” sfavorevole, la partita non sarà finita, perché il sacerdote annunciafin d’ora che farà un’altra impugnazione davanti alla Congregazione. Nell’udienza di ieri si è entrati nel vivo di vari comportamenti che il vescovo ritiene non consoni, ma padre Orfeo ha respinto tutte le accuse. A partire da quella di mancata obbedienza a cui ha ribattuto: «Tutta la mia vita è stata scandita dall’obbedienza, anche in quest’ultima vicenda, seppure più sofferta. Mi è stato chiesto dal vescovo Douglas di dare le dimissioni e contro lo statuto, per il quale l’abbà è a vita, le ho date. Si è voluto cambiare lo statuto e per non dare fastidio mi sono fatto da parte, anzi ho chiesto invano l’escardinazione, perché non avevo più nessuna ragione di stare in una creatura non più mia, ma totalmente modificata». Il punto più delicato, su cui si scatenò all’inizio la bufera, resta però quello delle 4 finanziarie aperte a Londra. Padre Orfeo premette che «non vi sono mai transitati soldi, men che meno per volontà di arricchimento personale, che non ho mai avuto né avrò mai. Non ho alcun capitale nascosto, né a Londra né altrove». Poi aggiunge che «comunque, non avendo firmato il successivo atto costitutivo, quelle società si sono automaticamente sciolte dopo 7 mesi». Ma allora perché costituirle? «Perché sono un creativo e un sognatore – è la risposta – e ho intuizioni rivolte al futuro. Così avevo pensato che sarebbero potute essere utili per progetti di costruzione di monasteri in luoghi come Gerusalemme o l’India». Quanto all’accusa di avere inviato una lettera calunniosa alla Congregazione della fede, a proposito possibili casi di pedofilia, la considera «un avviso pastorale per il bene della Chiesa di Cesena-Sarsina». Un’altra questione sviscerata riguarda un presunto abuso d’autorità limitativo della libertà altrui, ma anche su questo fronte la smentita è totale: «Non ho mai costretto nessuno a scegliere di entrare nella Piccola Famiglia della Resurrezione, dove si entra dopo un cammino di 5 o 6 anni e per le coppie di 9 anni. Ma una volta accettato, uno è tenuto a vivere il carisma coscientemente senza riserve. La vita monastica non è la vita pastorale, né quella familiare, ma l’imitazione piena, per quanto possibile, della vita di Cristo nel suo rapporto col Padre, basata sulla relazione fra il padre della famiglia monastica e il figlio monaco».

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