Dopo quindici anni dall’ultimo album “Giramondo”, il cantautore di Villa Verucchio Filippo Malatesta è tornato a pubblicare un disco un anno fa: “Sopra la polvere”, con i suoi brani del passato, più due inediti. Ora sta per pubblicare un album totalmente nuovo, dal titolo “Biutiful love”.

«Il disco contiene tredici pezzi miei, di cui due, “Aha toro” e “Sotto la luna”, già pubblicati nella raccolta dello scorso anno, più la cover di “Ho difeso il mio amore” dei Nomadi, con un featuring di Federico Mecozzi al violino. Parole, musica e arrangiamenti dei pezzi nuovi sono tutti miei, scritti e realizzati durante il periodo del primo lockdown, quello della primavera scorsa, in maniera remota con i musicisti con i quali collaboro abitualmente. Registravamo le nostre parti a casa, poi ci incontravamo virtualmente per metterle insieme; diciamo che è stato un lavoro diviso tra Rimini, Villa Verucchio, dove abito e lavoro, e il Brasile, perché il bassista si è trasferito là da un po’. Qualche mese fa era già uscito un estratto: “Giulia”, come singolo e video, e ora pubblichiamo il secondo, che dà il titolo all’album».

Come mai ha scelto di scrivere il titolo “Biutiful love” proprio come si legge, invece di “beautiful love”?

«In realtà non c’è una ragione particolare: semplicemente quando ci lavoravo, nelle versioni non definitive del brano, avevo dato quel nome al file nel computer, poi ho deciso di tenerlo, perché mi sembrava potesse creare curiosità».

Di questo brano avete girato un video pochi giorni fa, che deve ancora essere pubblicato.

«Esatto. Essendo tornati in una situazione di limitata mobilità abbiamo scelto di girarlo all’aperto, distanziati, in un prato vicino a casa mia, da cui si vede la rocca di Villa Verucchio. È un modo di omaggiare le mie origini, inoltre abbiamo avuto la fortuna che fosse una bella giornata di sole».

La produzione del disco ha avuto un ruolo importante?

«Molto importante. Ho ritrovato il produttore Marco Giorgi, ed è pubblicato dalla sua etichetta Yourvoice Records. Marco è un musicista bravissimo con cui avevo lavorato in passato. Quando ha aperto la sua etichetta mi ha chiamato per propormi di incidere con lui; io da tempo non avevo più pubblicato niente, pur continuando a scrivere e a suonare dal vivo, ma lui mi ha fatto tornare la voglia di fare un disco».

Lei, oltre che musicista, è proprietario di un locale in cui si fa musica dal vivo, quindi è doppiamente colpito dalle misure restrittive di questo periodo.

«Purtroppo faccio parte di due delle categorie più duramente penalizzate dalla fase attuale di limitazioni: il locale adesso è chiuso, e i concerti non si fanno, quindi… Nel primo lockdown in qualche modo me l’ero cavata, perché ho scritto e realizzato il disco, mentre questa volta è più dura. Speriamo almeno duri meno».

I brani del disco risentono in qualche modo della pesante atmosfera attuale?

«No, nonostante siano stati realizzati durante il lockdown, si parla totalmente d’altro».

Lei negli anni ’90 ha avuto esperienze con produttori importanti della discografia nazionale, e anche come autore per altri: con questo album pensa di risalire sulla macchina del music business?

«La macchina del music business ha gli sportelli chiusi con la chiusura centralizzata, quindi salirci è parecchio complicato. Certo, dovesse arrivare un’opportunità la coglierei, ma non mi aspetto niente di specifico».

Se esiste una chiave per aprirla, oggi sono i vari talent televisivi: lei come si pone rispetto a questi?

«Certamente non li escludo, anche perché Sanremo e i talent sono gli unici canali per accedere al mercato. Se devo immaginare un futuro prossimo, però, mi piacerebbe piuttosto fare un tour teatrale dove suonare i miei pezzi».

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