Dimostrate che siete davvero allenati: dalla Romagna alla Toscana sulle orme del Passatore

Dalla Romagna alla Toscana e ritorno, sulle orme del Passatore. In questo itinerario, infatti, si sconfina abbondantemente in terra toscana, ripercorrendo il tracciato della mitica 100 km di podismo che da Firenze conduce a Faenza. Anche in bici, le distanze sono da ultramaratona, visto che si sfiorano i 200 km e si superano i 3mila metri di dislivello, scalando, oltre alla Colla di Casaglia, il Muraglione e, volendo, il passo dell’Eremo. Un giro, dunque, riservato ai più allenati, con tre salite che, pur senza presentare pendenze impegnative, sono comunque tutte piuttosto lunghe, in particolare la Colla e, pertanto, da non sottovalutare.

Itinerario

Forlì – Passo del Muraglione – Borgo San Lorenzo – Colla di Casaglia – Marradi – Passo dell’Eremo – Forlì. Distanza: 191 km (177 km senza il passo dell’Eremo, lungo il percorso alternativo: Marradi – Faenza – Forlì.

Le salite

– passo del Muraglione (907 m): lunghezza 9 chilometri; pendenza media 4,5%, max 10,5%; dislivello 412 m;

– passo Colla di Casaglia (913 m): lunghezza 16,5 km; pendenza media 4,4%, max 10%; dislivello (720 m);

– passo dell’Eremo (921 m): lunghezza 10,7 km; pendenza media al 5,5%, max 10%; dislivello 593 m

Si parte da Forlì verso il Muraglione

Come punto di partenza si può scegliere Forlì, da dove si risale tutta la valle del Montone fino a San Benedetto in Alpe (47 km), lungo la Strada statale 67 tosco-romagnola attraversando Castrocaro, Dovadola, Rocca San Casciano, e Portico di Romagna. Il percorso è ondulato, in leggera salita con diversi tratti in contropendenza. Dopo Portico, la valle si stringe e si procede lungo la sinistra orografrica del Montone. Il paesaggio è selvaggio dominato dal verde della vegetazione e dal bianco dei calanchi. L’unico centro abitato che si incontra, quattro chilometri a monte di Portico, è Bocconi,  dove si possono ammirare la torre dei Vigiacli e l’antico ponte della Brusia. La strada procede tortuosa costeggiando il fiume, che scorre incassato a breve distanza ma il cui letto non è mai visibile. Appena usciti da Bocconi si affronta l’unico trattato in cui la pendenza raggiunge percentuali degne di nota (6%). Per il resto i 12 chilometri da Portico a San Benedetto non presentano difficoltà di sorta. Convenzionalmente, quindi, l’ascesa al Muraglione inizia una volta superato il paese di San Benedetto. Nell’antichità, questo versante dell’Appennino era attraversato esclusivamente da mulattiere poi, nel 1836, il Granduca di Toscana Leopoldo II fece realizzare una carrozzabile che per i tempi rappresentò una delle più ardite opere di ingegneria. Con l’ausilio delle mine  furono scavati una serie di tornanti sul fianco della montagna che permisero di raggiungere il crinale alla Colla dei Pratiglioni, dove furono costruiti una casa cantoniera e un albergo. L’ascesa, da San Benedetto, misura poco più di 9 chilometri, con una pendenza media del 4,5% e un dislivello di 412 metri. Già da questi numeri, si capisce che si tratta di una scalata pedalabile, eccetto un breve strappo al 10,5% poco prima del km 8. Usciti da San Benedetto e superato il ponte sul Montone, una stretta curva a destra da il là alla salita, con 1,5 km al 6% di media e picchi del 7%. Poi, la strada torna a spianare e si raggiunge senza problemi Osteria nuova, consistente in un vecchio fabbricato sulla sinistra, dove corre il confine amministrativo fra Emilia-Romagna e Toscana. Siamo al km 2,6, ci sono ancora 400 metri in falsopiano, quindi, ecco un nuovo troncone più ostico, con 2,5 km al 6-7%. Superato questo scoglio, si torna a respirare visto che in corrispondenza dei primi 3 tornanti dell’ascesa la pendenza crolla e resta quasi impercettibile (2,4%) fino al km 6,4.

Benvenuti in Toscana

A questo punto, lo scenario cambia: se nei 6 primi km la strada procede tortuosa, ai margini di boschetti a latifoglie, aggirando le vallette laterali che scendono dal fianco della montagna, nei km successivi si esce allo scoperto e si affronta una serie di 7 ravvicinati tornanti. La pendenza media anche in questo segmento non è mai impegnativa ma si toccano, comunque, percentuali più elevate con una punta all’8% (km 6,8) e una al 10,5% (km 7,8). L’ultimo km, dopo il 10° tornante, è di nuovo facile e consente di raggiungere in breve il passo (907 m), caratterizzato dal muro, alto alcuni metri, fatto costruire dal Granduca di Toscana Leopoldo II per proteggere i viandanti dalle frequenti bufere di vento di crinale. Al centro della muraglia, che dà il nome al passo, una grande lapide ricorda la data di costruzione e come fu ripartita la spesa. Se fino al valico il panorama è sostanzialmente chiuso, una volta in cima si apre sul monte Falterona, mentre più in basso, adagiato nel verde, è ben riconoscibile Castagno d’Andrea. La discesa verso il Mugello è inizialmente tecnica. I primi 6 km, infatti, sono caratterizzati da una successione di tornanti che conducono a San Godenzo, il cui nome deriva da San Gaudenzio, eremita che nel VI secolo visse in preghiera su queste montagne. In suo onore, verso la fine del XI secolo, venne eretta l’abbazia benedettina, attorno a cui fiorirono poi le prime abitazioni. Proprio l’abbazia merita una visita; si tratta di uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Toscana, con un interno vasto e solenne, a tre navate, e presbiterio sopraelevato. Attraversata San Godenzo, la strada diventa più filante e si coprono velocemente i 10 chilometri che separano da Dicomano, dove si lascia la Strada statale 67 per girare a destra e imboccare la Strada provinciale 551. Adagiato in un terreno pianeggiante incuneato fra verdissimi monti, Dicomano è una porta d’accesso al Casentino, al Mugello e alla Valdisieve e in virtù di tale fortunata posizione geografica si è sviluppato sin dall’antichità come grande mercato, tradizione testimoniata dalle fiere che ancora ospita, in autunno e primavera. Di qui, in 16 km, ondulati ma senza particolari difficoltà, se non il traffico automobilistico, si raggiunge Borgo San Lorenzo principale località del Mugello. Ubicato nel punto più ampio della valle della Sieve, era anticamente cinto da mura, di cui rimangono pochi resti e due porte: Porta Fiorentina e Porta dell’Orologio. Nel centro del paese sorge la Pieve di San Lorenzo, risalente al 941,  ricostruita nel 1263 e ricca all’interno di opere d’arte fra cui una Madonna attribuita a Giotto. Tale ricchezza testimonia l’importanza ricoperta in passato dalla pieve, non a caso il più grande degli edifici romanici del contado fiorentino.

La salita alla Colla di Casaglia

Sul viale di circonvallazione di Borgo San Lorenzo, si gira a destra e si prende la Strada regionale 302 Brisighellese-Ravennate, che conduce a Faenza ed è il piatto forte della “100 km del Passatore”. La salita alla Colla di Casaglia inizia qui: come anticipato, non è dura, basti pensare che la pendenza media si attesta sul 4,4%, tuttavia è lunga (16,5 km) e presenta un dislivello di tutto rispetto (720 m). I primi 9 km sono facili e pedalabili. A parte uno strappo al 5-6% poco dopo Borgo San Lorenzo, si pedala in agilità, godendosi il paesaggio tipico della campagna mugellana caratterizzato da campi di grano e pascoli. Si attraversano le frazioni di Panicaglia (km 3,7) e successivamente di Ronta (km 7,3), sempre in leggera pendenza. All’uscita di quest’ultima, si deve affrontare una seconda impennata, intorno al 7%, seguita da un tratto in contropendenza fino a Madonna dei Tre Fiumi (km 8,7), dove sorge l’omonimo santuario, risalente al 1578 e ampliato nel 1705. Così chiamata perché posta alla confluenza di 3 corsi d’acqua (due bracci del torrente Ensa e il fosso Farfereta), la costruzione fu edificata in corrispondenza di un tabernacolo della Madonna. Si narra che in occasione della festa dell’Ascensione del 1578, la Vergine assunse sembianza viventi, rivolgendo lo sguardo piangente verso alcune donne in preghiera. Successivamente, alcuni miracoli e prodigi spinsero gli abitanti di Ronta a realizzare un più grande e monumentale Oratorio, strutturato su tre navate delimitate da 3 archi a tutto sesto per parte. Dopo il santuario, la musica cambia: negli ultimi 8 km, infatti, la pendenza non scende mai sotto il 5,5-6% e la scalata richiede maggior impegno. Si risale la stretta valle del Torrente Ensa, immersi nell’ombra del bosco. Fino alla frazione di Razzuolo (km 12,5) si viaggia intorno al 5-7%, quindi, dentro l’abitato, la strada spiana per qualche centinaio di metri, ma all’uscita si deve affrontare il tratto più complicato della scalata, un segmento di 7-800 m al 9-10%, in corrispondenza del cimitero. Superata quest’erta, si torna a salire intorno al 6-7%, pendenza che rimane costante sino al valico. La Fonte dell’Alpe, fontana naturale con acqua freschissima, è l’ideale fiamma rossa, in quanto segna l’inizio dell’ultimo km, caratterizzato da 500 m agevoli seguiti dagli ultimi 500 m più duri che conducono alla Colla di Casaglia (913 m), dove ci si può rifocillare al bar ristorante sulla sinistra.

Da Marradi ci sono due opzioni

Dalla vetta, ci si butta in discesa verso Marradi, 18 km più a valle, lungo lo stesso percorso già descritto in un precedente itinerario. Una volta giunti nella città del poeta Dino Campana, a seconda del grado di stanchezza, si possono valutare due opzioni: proseguire lungo la  Brisighellese-Ravennate fino a Faenza, ricalcando esattamente le orme del Passatore, e di qui, fare ritorno a Forlì (54 km, per un totale di 177 km), oppure, se non si ancora paghi di salite, affrontare il Passo dell’Eremo e scendere a San Benedetto, chiudendo un ideale anello. In questo secondo caso, poco prima di entrare a Marradi, si svolta a destra imboccando la Strada provinciale 74 che risale la valle del Rio del Salto sino al Passo dell’Eremo. Rispetto alla Colla, l’ascesa è meno lunga (10,7 km) tuttavia occorre dosare bene le energie perché, pur senza presentare chissà quali picchi (la pendenza massima non supera il 10%), non concede tregua. La pendenza media, infatti, si aggira intorno al 5,5%, la più elevata delle salite di questo itinerario, per un dislivello complessivo di 593 metri. Dopo un km iniziale in falsopiano, seguono 800 m più impegnativi, quindi, poco prima della Badia del Borgo (km 2,4) la salita si fa nuovamente pedalabile. Fino al km 4,2, a parte qualche cambio di pendenza, si pedala abbastanza agevolmente poi, però, la scalata si complica. Superato il punto di ristoro, infatti, la pendenza non scende più sotto il 5,5%, anzi, in alcuni tratti supera l’8%, per fortuna, senza rasoiate. Per circa 3 km, si procede lungo un duro rettilineo, circondati dalla vegetazione, per lo più di sottobosco, poi, intorno al km 7, la strada piega sinistra, si allarga, e presenta una serie di tornanti. Si raggiungono così il piccolo centro abitato di Trebbo (km 7,7) e quindi Val di Meta (km 8,8), dove si può tirare il fiato con 300 m in leggera contropendenza. La parte finale, tuttavia, è di nuovo dura: si viaggia sempre sopra il 7%, con qualche tornante in cui rilanciare l’andatura. Al km 10,7 finalmente si guadagna il passo dell’Eremo (921 m), quindi, dopo 400 m in falsopiano si incrocia, a sinistra, il sentiero che conduce all’Eremo di Gamogna, da cui deriva il nome del valico. Di qui, si scende per un 1 km, poi, si deve risalire per un paio di km fino al passo della Peschiera (925 m) dove inizia la discesa che in poco meno di 9 Km conduce a San Benedetto in Alpe. Al termine, si svolta a sinistra nella Strada statale 67 tosco-romagnola e si percorre a ritroso il tragitto dell’andata raggiungendo Forlì, dopo la bellezza di 191 km.

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