“Dicono di lei”: a Bologna una mostra da leggere, vedere, ascoltare

Ogni viaggio comincia con il primo passo fuori dalla porta di casa, ma ci sono stati dei viaggi che sono iniziati e finiti dentro pagine che hanno fatto la storia della letteratura. In particolare quelli a Bologna. Si intitola “Dicono di lei” la mostra che inaugura sabato 13 novembre e che sarà visitabile fino al 30 gennaio 2022 alla Sala Mostre del Museo Civico Archeologico di Bologna. Si tratta di una esposizione da leggere, vedere, toccare ma soprattutto da ascoltare: un percorso multimediale che unisce audio e immagini attraverso i luoghi simbolo della città descritti dagli scrittori che l’hanno abitata o visitata. Sono Samuele Bersani, Alessandro Haber, Neri Marcorè, Veronica Pivetti, Carla Signoris a dare voce a Dante, Goethe, Byron, Hesse, Melville, Dickens, Madame De Stael, Stendhal, Ruskin e moltissimi altri autori italiani e stranieri che nei secoli hanno scritto di Bologna. Una città, quella emiliana, che richiama un pubblico straniero fin dal Medioevo per la sua università e quando, a fine Seicento, comincia la moda del Grand Tour, diventa tappa obbligata per i viaggiatori che percorrevano la penisola alla ricerca di emozioni e cultura.  La casa editrice Elleboro ha raccolto nella guida letteraria “Bologna. Dicono di lei” centinaia di citazioni di grandi autori che di qui sono passati o vi hanno soggiornato, regalandole il dono dell’eternità attraverso le loro pagine: ora questo libro diventa una mostra, una galleria audiovisiva per conoscere gli autori che dal Seicento fino all’inizio del secolo scorso hanno raccontato Bologna nei loro diari, nelle loro lettere, nei loro romanzi e nelle guide che sono diventate fondamentali nella letteratura di viaggio arrivata fino a noi.  Attraversando nove sale e altrettante sezioni tematiche i visitatori vengono avvolti da Bologna, da tutte le parole migliori che sono state dette su di lei, da tutte le immagini che ne hanno costruito l’identità, anche grazie a una selezione di foto d’epoca dell’archivio fotografico della Cineteca di Bologna e altri prestiti importanti dall’Archivio di Stato, Genus Bononiae Musei nella Città e collezioni private. Dickens, Stendhal, Goethe, Madame de Stael, Pasolini, Guccini, Lucarelli, Dante, Serao, Piovène, Hemingway, Huxley, Lord Byron: Bologna è stata anche loro, con i Portici, le Torri, Piazza Maggiore, i tetti, i cittadini che vi hanno abitato, e quello che è uscito dalle loro penne ha contribuito a costruire la sua identità. Tutto è passato sulle loro pagine e si respira in queste sale con un’esperienza sensoriale completa: un’audioguida digitale inedita e innovativa rende fruibili i contenuti audio – veri e propri paesaggi sonori – realizzati con avanzate tecniche di sound design dove si fondono brani, installazioni audio e soundtrack fatti di musica, parlato ed effetti sonori. Le voci sono quelle di Neri Marcorè, Samuele Bersani, Alessandro Haber, Veronica Pivetti e Carla Signoris: aedi e messaggeri di parole altrui che ora sono patrimonio di tutti. I testi e le citazioni degli scrittori-viaggiatori sono accompagnati dalle ouverture di opere di Rossini, Verdi, Donizetti, ma anche da musiche di Fredric Rzewsky e Pat Metheny. A questi si aggiungono i suoni della città: il mondo acustico dei portici, delle campane, delle carrozze che creano il paesaggio sonoro di Bologna. Perché visitare una città è un’esperienza multisensoriale, non semplicemente visiva. I focus della mostra. Nelle sale (dedicate alle guide, agli autori, a Bologna la Rossa, ai suoi luoghi, ai portici, alle torri, alla confortevole boheme bolognese) sono esposti anche libri antichi, prime edizioni di romanzi, diari di viaggio e riviste bolognesi, stampe di Augusto Majani “Nasica”, alcune delle inedite e divertenti lettere che Pascoli scriveva al suo barbiere di via d’Azeglio e sono stati ricostruiti alcuni ambienti simbolo della Bologna letteraria: il Caffè San Pietro di Via Indipendenza, uno dei ritrovi più importanti della città fino alla prima metà del ‘900: tra i suoi tavolini di marmo e i suoi divanetti di velluto rosso, si svolsero le più accese dispute letterarie e artistiche del tempo; la Fumesteria su Piazza Santo Stefano, dove lo scrittore Giuseppe Raimondi gestiva il negozio di stufe di famiglia e si incontravano le menti più brillanti della città; Palazzo Rossi Martinetti dove la padrona di casa – Cornelia – apriva i battenti del suo salotto di Via San Vitale agli artisti, letterati e poeti più illustri del tempo; il Brun e il Pellegrino di Via Ugo Bassi, gli hotel del riposo dei viaggiatori di tutti i tempi come Casanova, Goethe, Lady Morgan, Dickens, Carducci.  Nei 700 anni dalla sua morte non manca un omaggio a Dante, con una sala-installazione a lui dedicata: è la Sala Torri, dove alcuni documenti trecenteschi ceduti in prestito dall’Archivio di Stato di Bologna aiutano a immaginare il vivace humus culturale che attirò Dante, giovane studente. In particolare nel suo “Sonetto sulla Garisenda”, componimento giovanile del 1287, il Poeta cita, per la prima volta, la torre bolognese. Nel De Vulgari Eloquentia, poi, analizza le varie lingue ‘volgari’ parlate in Italia e cerca di individuare la più nobile tra queste: la scelta cade sul dialetto toscano, ma non tutti sanno che il Poeta aveva un’alta considerazione del dialetto bolognese, per la sua mescolanza di dolcezza e asprezza. Anche i portici di Bologna – a luglio scorso nominati Patrimonio Mondile dell’Umanità Unesco – hanno uno spazio dedicato, con una raccolta speciale di citazioni lette e interpretate da Samuele Bersani. “Bologna. Dicono di lei” è una mostra promossa da Elleboro editore con progetto espositivo firmato da Elastica, in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19. Chiuso il martedì. Info, biglietti e prenotazioni: Bologna Welcome, tel. 051.6583111. E’ possibile prenotare online a questo link.

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