Dicembre 1920, nasce “Spartacus” il circolo dei comunisti riccionesi

Conquistato il Municipio nelle amministrative dell’ottobre del 1920, i socialisti si rendono conto che devono accantonare i grandi e radicali proclami sulla modifica del quadro socio-politico e istituzionale enunciati durante la campagna elettorale e accontentarsi di far quadrare i piccoli conti della spesa di casa. Le pompose promesse su una più equa distribuzione della ricchezza, sul lavoro da fornire ai disoccupati e sull’aiuto da dare ai bisognosi, non sono così semplici da soddisfare. Nelle piazze, di fronte a masse plaudenti, si poteva parlare di questione sociale, di lotta di classe, persino di rivoluzione; ma una volta ottenute le chiavi del “palazzo”, le prospettive sulla gestione della cosa pubblica cambiano visuale, assumono l’aspetto della concretezza. Che non ha nulla a che fare con i sogni. Prima di mettere in moto la macchina del Municipio – spiega ai militanti la Sezione socialista di Riccione su Germinal il 22 gennaio 1921 –, che consentirà di «fronteggiare la disoccupazione» e di dare inizio «ai lavori del lavatoio, della pescheria, delle aule scolastiche e di tante altre esigenze», è necessario pensare «al riordinamento dei diversi servizi che le amministrazioni passate lasciarono in uno stato deplorevole»; oltre a ciò è indispensabile «risolvere la disastrosa situazione finanziaria ereditata, resa ancora più grave dalla esosità delle banche cittadine che, mentre con le vecchie amministrazioni e col Commissario regio furono munifiche di prestiti, oggi, all’amministrazione socialista, hanno chiuso completamente, o quasi, gli sportelli».

Il ragionamento dei responsabili della Sezione del “Sol dell’avvenire” di Riccione, che motiva l’“attendismo” della Giunta Clari realistico e assennato, non è condiviso da una buona fetta di tesserati. Che continua a voler tutto e subito. E le contorsioni dialettiche che si avvicendano nelle discussioni assumono sempre più i toni del litigio. I dirigenti, che difendono a spada tratta l’operato dei «compagni riminesi», invitano la base a non aver fretta: la gestione socialista – dicono – «ha appena qualche mese di vita», non è possibile pretendere da lei quello che gli avversari «non hanno ottenuto in dieci anni!». «Fra breve – garantiscono – noi sapremo dimostrare di saper tener fede alle nostre promesse» (Germinal, 22 gennaio e 19 febbraio 1921). Tra le promesse – ricordiamolo, dato che presto dovremo parlarne – c’è anche l’autonomia comunale, attesa e sollecitata da tutta la popolazione.

Gli appelli alla calma, a moderare le intemperanze e ad avere fiducia nei capi lasciano il tempo che trovano. E in paese serpeggia malumore. A mordere il freno sono soprattutto una dozzina di giovani socialisti che, stufi di stare con le mani in mano ad aspettare il “ribaltone”, che non arriva, pretendono di passare all’azione. A dicembre questi “intransigenti” costituiscono il Circolo comunista di Riccione, analogo a quello già formato all’interno della Sezione socialista riminese (cfr. Germinal, 4 dicembre 1920).

Tre fondatori di questo nuovo nucleo politico, Luigi Camerani, Ilario Bernabé e Mario Baldacci, ci forniscono a posteriori la loro testimonianza sui presupposti di quella operazione: «Prima della costituzione del Partito comunista d’Italia, tutti noi facevamo parte del Circolo giovanile socialista. Eravamo circa una quindicina. I vecchi socialisti circa trenta. Tutti i giovani passarono al Partito comunista d’Italia, ancor prima del Congresso di Livorno. Dei vecchi socialisti, neppure uno passò al Partito comunista d’Italia». E ancora: «Al Circolo giovanile comunista, demmo il nome di “Spartacus”, in relazione ai moti spartachisti della Germania. Noi rimanemmo molto colpiti dalle figure di Rosa Luxemburg (1870-1919) e di Karl Liebknecht (1871-1919). Fin dalla loro uccisione (avvenuta nel 1919 nel corso di una rivolta ndr) noi facemmo una bandiera con i colori rosso e nero che stavano a significare, secondo noi, lo spirito libertario. I vecchi socialisti volevano che noi giovani la bandiera la facessimo solo rossa e non anche nera. Non li ascoltammo e la facemmo lo stesso e fu la nostra bandiera anche quando diventammo comunisti» (Giorgio Giovagnoli, Storia del Partito comunista nel riminese 1921/1940, Maggioli Editore, Rimini, 1981; pp. 106-107).

A integrare questa dichiarazione, tuttavia, va detto che nel momento in cui avveniva l’apertura del Circolo giovanile “Spartacus”, le tematiche comuniste – che si rifacevano alla presa violenta del potere e alla conseguente dittatura del proletariato – rappresentavano una corrente culturale del Partito socialista riservata agli “intellettuali”, ovvero ai giovani dediti allo studio. Germinal, voce accreditata del “Sol dell’avvenire” riminese, incoraggiava la nascita di questi “collettivi”, tant’è che all’inizio di gennaio aveva calorosamente invitato gli studenti a mettersi insieme in un «Circolo comunista». «Come lavoratori del pensiero – recitava quell’appello – dobbiamo sostenere e fiancheggiare le rivendicazioni della classe operaia e aiutarla a emancipare se stessa e l’umanità dal giogo del capitalismo. Dobbiamo prendere fin d’ora il posto che domani spetterà a noi, lavoratori del pensiero, nell’organizzazione della produzione e della vita comunista: compagni degli operai, collaboratori nell’opera di creazione di un mondo rinnovato. Studenti all’opera. Noi vi chiamiamo in nome di una grande Idea, nel nome del comunismo» (Germinal, 15 gennaio 1921). Il settimanale, nello stendere questi concetti, era sicuro che l’ala dei militanti più oltranzisti potesse incrementare e arricchire il dibattito nel Partito socialista; non ipotizzava minimamente una scissione.

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