Mi chiamo Massimo Vincenzi, medico, classe 1950; oggi, 29 agosto, parto da Faenza alla volta di Siviglia (Sevilla-maravilla come è definita dai suoi cittadini) per intraprendere come “peregrino” in bicicletta dall’1 settembre il Camino de la Plata che mi porterà in 15 giorni a Santiago de Compostela.

Viaggio: il medico di Faenza in bici a Santiago de Compostela
Il dottor Massimo Vincenzi

Insieme a me Barbara, infaticabile e tenace pedalatrice, e due angeli custodi Aldo e Denis, che ci assisteranno come sempre con l’auto appoggio in questo lungo cammino di circa 1000 km. Non è la prima volta che ci rechiamo a Santiago; questo piccolo team ormai collaudato nel 2011 ha percorso sempre in bicicletta  il Camino Francés, il più noto degli itinerari composteliani, da Saint Jean Pied de Port piccolo paese pirenaico in Francia fino a Cabo Fisterra al Km zero sulle sponde dell’Oceano attraverso la mitica Roncisvalle e le grandi città storiche della Spagna come Burgos, Leon; nel 2014 il Camino del Norte da Irun sino a Santiago attraverso i Paesi Baschi, la Cantabria, il Principato delle Asturie sino alla Galizia; nel 2017 si è ripetuto il Camino Francés. Nel 2016 è stata la volta della Via Francigena dal Passo del Gran S. Bernardo sino a Roma.

Quest’anno si è deciso di affrontare questo percorso che da Siviglia attraverso le belle città di Merida, Salamanca e Zamora ci porterà  sino a Granja de Moreruela dove si volterà ad ovest per inserirsi sull’impervio Camino Sanabrés attraverso il quale giungeremo a Santiago.

Viaggio: il medico di Faenza in bici a Santiago de Compostela

La via de la Plata per i suoi primi 500 km segue l’antica via romana  che collegava la città di Augusta Emerita (Merida) ad Asturica Augusta (Astorga). La via deve il nome  non alla plata, cioè all’argento in lingua spagnola, ma probabilmente alla deformazione della parola lapidata (cioè selciata) oppure del termine arabo balath, che indica proprio le pietre che lastricano la strada.

Il Camino de la Plata non è sempre facile, se paragonato al Camino Francés, dal momento che gli albergues e gli ostelli non sono numerosi e questo rende le tappe più lunghe e faticose; il caldo soprattutto nella parte più meridionale del percorso può raggiungere nei mesi estivi picchi particolarmente elevati e ciò rappresenta una ulteriore difficoltà che obbliga a muoversi soprattutto nella prima parte della giornata.  Il paesaggio che si attraversa è quasi sempre solitario e poco popolato e ricorda le pagine di Don Chisciotte di Cervantes con purtroppo i mulini sostituiti in gran parte da pale eoliche. Il dislivello totale è di circa 14000 metri leggermente inferiore ai 16-17000 metri del Camino Francés. Un elemento caratteristico del Camino de la Plata soprattutto in Estremadura sono le cicogne che con il loro volo lento e solenne spesso accompagnano i pellegrini nel loro faticoso percorso.

Ci si potrebbe domandare cosa spinge a fare il Cammino e spesso a ripeterlo più volte;  i numeri sono stratosferici nel 2017, 301000 pellegrini hanno percorso il cammino fra cui 27000 Italiani. E’ stato scritto “non sei tu che fa il Cammino ma è il Cammino che ti….fa”. Il cammino non è soltanto un percorso chilometrico, ma è un’occasione per riflettere sulla propria vita, sulle proprie scelte, sul proprio futuro. Sul Cammino siamo tutti pellegrini al di là del ceto sociale, della nazionalità, del credo politico e religioso.  Il Cammino a un certo punto ti chiama e non si può resistere a questo richiamo tanto è vero che molti che hanno fatto questa esperienza hanno detto: “Sono arrivato a Santiago ieri e ripartirei oggi stesso per rifare nuovamente il Cammino”. Questo lo condivido pienamente.

Come si dice fra pellegrini: Buen camino; Ultreia.

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