Diagnosi lampo del Covid 19, il test passa da Ravenna

Diagnosi lampo del Covid 19, il test passa da Ravenna

Intelligenza artificiale usata per diagnosticare in pochi secondi una positività da Covid e mettere le informazioni a disposizione delle autorità mediche contro il contagio. Un progetto ambizioso che parte dalla mente di uno startupper ravennate.

Lui è un ravennate di 37 anni con origini marocchine, Samir Mastaki , e questo progetto è arrivato nella sua vita all’improvviso. Proprio come il Coronavirus nelle esistenze di tutti noi.

Mastaki fino a poche settimane fa stava infatti concependo un social per rappresentare la generazione di Greta, basato anche sull’interazione personale associata a quella virtuale. Poi – come detto – giunge il Covid-19 e gli tocca pensare a un piano B. E mentre si prova a fare “della limonata dai limoni dati dalla vita”, un finanziatore del progetto propone una partnership: farlo diventare il gancio italiano e sammarinese della diagnostica del Coronavirus attraverso l’intelligenza artificiale. Che serve a ridurre da ore a minuti l’analisi delle tac utili a determinare l’esistenza della malattia e che da venerdì ha visto avviati i test al San Raffaele di Milano e a giorni vedrà partire la valutazione anche da parte dell’Asst di Mantova.
L’invenzione
Samir Mastaki come detto ha 37 anni, è mezzo ravennate e mezzo marocchino. Dopo infanzia e adolescenza passate a Ravenna e gli studi al Ricci Curbastro di Lugo, ha perfezionato all’estero una formazione improntata all’alta finanza. Ora, dopo anni passati fra Russia, Uk e States, vive a San Marino dal 2016. Fondatore del fondo di investimento Indigo Capital Partner, Samir stava apprestandosi al lancio di Nuland, una sorta di Facebook basato sulla collaborazione fra persone e sulla premialità sociale di chi fa qualcosa di buono per sè, per gli altri e per l’ambiente. Il tutto basato sulla blockchain, il sistema di privacy digitale
«Col Coronavirus abbiamo capito che dovevamo posticipare il lancio e col team impegnato su Nuland abbiamo deciso di lanciare qualcosa di utile alla collettività – spiega lo startupper ravennate –. Così nasce “Lemonade”, un sottoprogetto, che verrà lanciato entro due settimane, per il quale abbiamo partecipato al bando dell’Ue Horizon 2020. La nostra aspirazione è lanciare una app che sia persino in grado, con la privacy garantita dalla blockchain, di informare sul fatto che nelle proprie relazioni sociali si sia venuti a contatto con qualcuno poi risultato contagiato dal Covid. E poi altri progetti legati all’accessibilità digitale, il tutto no-profit. Auspichiamo – prosegue Samir – di aggiungere ai 500mila euro che ci siamo assicurati con nostri partner, altri 980mila».
La sperimentazione
E mentre Samir cercava finanziatori, uno si è reso disponibile a portare la tecnologia di screening basato sull’intelligenza artificiale sul Covid-19 in Italia, utilizzando i canali attivati da Mastaki per Nuland prima e Lemonade poi. E così, tramite Chiara Ferragni e Fedez, le porte del San Raffaele si sono aperte velocissimamente, e a cascata anche quelle della struttura mantovana: «È stata l’azienda statunitense RadLogics a sviluppare il software in grado di riconoscere positività da coronavirus attraverso le immagini dei polmoni ottenute da una tac – prosegue Mastaki –. Questo consente di snellire il processo di diagnostica e di complementare l’uso dei tamponi. È possibile analizzare 400 risultati in 30 secondi. L’azienda in questione ha accettato di prestare il software in maniera gratuita per aiutare l’Italia in un momento come questo. Il software può essere installato anche oggi stesso in qualsiasi ospedale». E quindi, mentre il programma è in via di installazione in 7mila strutture americane e Samir è stato contattato anche da advisor della presidenza dello stato messicano e keniota, si spera che dopo questi due key studies, possano esserci lettere di opinione in grado di consentire al Ministero della Salute italiano di diffondere la pratica. Che, va detto, è stata sviluppata anche da altre realtà in altri ambiti: da Alibaba in Cina e da pochi giorni anche dal Campus bio-medico di Roma. In prospettiva Samir spera di veder applicata questa tecnologia anche nella “sua Romagna”: «Ho riscontrato grande sensibilità da parte del vicesindaco di Ravenna, Eugenio Fusignani, col quale sono in contatto da tempo. E vari mondi della politica del nostro Paese si sono offerti di aiutarci a portare in fondo questo risultato. Ora speriamo».

Andrea Tarroni

Argomenti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *