C’era da aspettarselo. Sì, era prevedibile che il progetto di un parco eolico al largo delle coste romagnole si scontrasse con l’abituale “no” di quel “Nimby” antiecologico, paradosso molto italiano, per il quale nel nome dell’ambiente ci si oppone a qualunque nuovo impianto che utilizzi energie rinnovabili – vento, sole, biomasse – e così, di fatto, alla possibilità concreta di abbattere l’uso delle fonti fossili, cioè di aggredire la causa principale della crisi climatica e dell’inquinamento atmosferico. Il copione di questo genere di opposizioni è sempre lo stesso: ogni opera che modifica lo “status quo” di un territorio è male perché intacca il “paesaggio”, come se il paesaggio e la sua bellezza non fossero, specialmente in Italia, il frutto dell’incontro virtuoso tra natura e creatività umana.

Meno prevedibile era la contrarietà al progetto di un amministratore di primo piano come l’assessore regionale al turismo Corsini: “Sono contrario – ha dichiarato – a stravolgere il paesaggio dell’Adriatico in maniera irreversibile”. Corsini ha aggiunto che da quanto ne sa “nel nord Europa le pale eoliche sono superate”. Chissà chi glielo ha detto, in realtà il 2019 è stato l’anno record per l’eolico nei mari dell’Europa settentrionale, con oltre 3,5 GW di nuova potenza installata. Peraltro l’attenzione dell’assessore Corsini per l’integrità del paesaggio è ondivaga, a geometria variabile: lui non sembra altrettanto indignato per l’affollamento di piattaforme petrolifere nel mare della Romagna, ed è un grande fan di nuove autostrade, non proprio il massimo per l’ambiente. Pochi giorni fa ne ha invocate pubblicamente ben tre: passante di Bologna, bretella Sassuolo-Campogalliano, Cispadana. Infine, suona ancora più preoccupante il commento – affidato a Twitter – del presidente Bonaccini, che in polemica con chi scrive ha dato l’impressione di condividere la posizione del suo assessore; ci auguriamo che si informi meglio con i suoi collaboratori e ci ripensi.
Di sicuro e per fortuna solo una fetta minoritaria del movimento ambientalista osteggia il progetto, che invece è sostenuto sia dalle grandi associazioni – Legambiente, Greenpeace – che dai ragazzi dei Fridays for Future. Le ragioni “ecologiste” del sì sono semplici. Innocuo sul piano estetico – difficile immaginare anche un solo turista che evita la Romagna per dei mulini a vento quasi invisibili dalla spiaggia -, il parco eolico consentirebbe di ridurre l’impiego di energia fossile: obiettivo tanto più urgente in Emilia Romagna dove il contributo delle fonti rinnovabili al fabbisogno elettrico è tra i più bassi d’Italia e dove, in particolare nell’area padana, si registrano concentrazioni di inquinanti atmosferici tra le più alte d’Europa.
Gli oltre 300 MW di potenza elettrica installati con il parco eolico contribuirebbero a mettere al passo l’Emilia Romagna con la transizione verso un modello energetico sostenibile: una priorità non solo ambientale ma sociale, poiché clima impazzito e aria avvelenata colpiscono prima dell’ambiente la salute delle persone e la stessa economia. Ma per tradurla in realtà serve sconfiggere l’alleanza conservatrice di chi all’energia pulita del vento e del sole continua a preferire quella nera del petrolio.

*Presidente Fondazione Europa Ecologia – Ufficio di presidenza Movimento europeo – Direttivo Legambiente
** gIà parlamentare e a lungo direttore di Legambiente

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