Delitto di Ilenia, l’ex marito: “Ho dato io le chiavi al killer”

Minore il compenso pattuito. Più recenti i tempi in cui sarebbero stati presi gli accordi. Ma soprattutto, completamente diverso sarebbe stato il compito affidato al sicario: Ilenia non doveva morire né essere toccata. Quando intorno alle 14 Claudio Nanni è entrato nell’aula per essere interrogato, accompagnato dalla polizia penitenziaria e dagli avvocati Guido Maffuccini e Delia Fornaro, online girava ormai già da alcune ore la notizia che l’assassino di Ilenia Fabbri aveva confessato, indicandolo come mandante dell’omicidio. Nella versione dei fatti data dal 54enne, l’ex moglie non doveva essere assassinata, ma “solo” spaventata affinché desistesse da quello che l’imputato ha definito come «un accanimento nei miei confronti» fatto di «continue richieste di soldi».Spaventarla a suo direera dunque l’obiettivo. «Volevo solo spaventarla, facendole capire che qualcuno sarebbe potuto entrare in casa in qualsiasi momento». E quel qualcuno, individuato in Pierluigi Barbieri, «avrebbe dovuto farle capire che l’avevo mandato io», affinché la donna interrompesse le battaglie legali ancora in piedi. Perché proprio la scelta di Barbieri come sicario? «Ho tanti amici, ma nessuno come lui», avrebbe risposto il 54enne, ammettendo che «le chiavi di casa per entrare gliele ho date io».

Prezzo concordato per quella sorta di apparizione minatoria, «2mila euro», ha affermato Nanni, aggiungendo di avere deciso tutto tra novembre e dicembre dello scorso anno.

«Ecco perché ho pianto»

Sono tuttavia le minacce di morte reiterate, dirette e indirette, segnalate fin dal 2018, e la denuncia dell’anno precedente che Ilenia aveva sporto (per il quale l’uomo ha ricevuto un decreto penale di condanna) a fare vacillare il racconto del 54enne. Così come altrettanto sospetto è il suo pianto isterico in auto con la figlia Arianna la mattina dell’omicidio. Il giudice gli ha chiesto conto della reazione incontrollata – definita nell’ordinanza di custodia cautelare un «tracollo psicologico» – registrata da una app nel telefono di Nanni mentre la fidanzata della figlia, rimasta a dormire a casa di Ilenia, chiedeva aiuto. «Se c’è una persona che sta subendo un trauma non vedo perché anche un’altra debba subirlo», ha risposto riferendosi alla presenza della giovane testimone oculare. Come faceva però a sapere che in quel momento era in corso una brutale aggressione e non una semplice intimidazione? «Al telefono sentivo che la cosa si stava ingrandendo», ha aggiunto prima di restare in silenzio quando il giudice gli ha fatto notare alcune incongruenze. Trenta minuti, lo stesso tempo dell’interrogatorio di Barbieri. Poi il ritorno in carcere.

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