De Pascale: Se il lavoro riparte servono aiuti per tenere i figli

Molti sindaci italiani sono usciti allo scoperto per richiedere un’accelerazione su quello che il Viminale starebbe già studiando: la possibilità per i bambini di entrare nei parchi pubblici, con attenzioni relative alle distanze e turnazioni. Il sindaco di Ravenna De Pascale si mostra tiepido sul tema: <si rischia di creare confusione tra norme locali e nazionali> ma chiede invece di puntare l’attenzione su altre priorità di cui già si parla molto tra genitori: <se si tornasse al lavoro con scuole e asili chiusi – spiega il sindaco – molti genitori dovranno scegliere tra lo stipendio e il dovere di accudire i figli. E non siamo ipocriti, capiterebbe soprattutto alle donne>.

<No alla confusione>
Ma partiamo dal caso parchi e passeggiate. Per la riapertura progressiva delle aree verdi i primi cittadini di Firenze (Nardella), Palermo (Orlando), Torino (Appendino) e Bologna (Merola) avrebbero premuto in tal senso, aggiungendo proposte rilanciate anche a livello mediatico. Alla lista non si aggiunge come detto Michele De Pascale.
Il sindaco di Ravenna ricorda che «subito dopo l’ordinanza regionale che chiudeva i parchi, si è aggiunto il Dpcm. Al momento quindi è per un provvedimento statale che non si accede nei giardini pubblici. E io attendo una disposizione governativa».
De Pascale non vuole «entrare in polemica coi colleghi di altre città, ma gli appelli a cambiare le regole fanno confusione. Per ora è meglio continuare a spiegare quelle esistenti. Pensiamo solo al cortocircuito – esemplifica il sindaco – che si è attivato con la pubblicazione di quei cubi di plexiglas in spiaggia. Tutti hanno pensato fossero una norma in corso di applicazione».


Il numero uno di Palazzo Merlato, però, per quanto comprenda la necessità «di una fruizione contingentata delle aree pubbliche per dare modo ai bambini di uscire, come anche venerdì il commissario regionale all’emergenza Covid-19 Sergio Venturi invocava», mette in guardia sul fatto che «facilmente i parchi possono diventare luoghi di socializzazione. E con tutta la sensibilità, da amministratore e da padre, io vedo un’altra priorità: quella di far ripartire il lavoro». Ma in questa casistica De Pascale inserisce anche «i servizi per l’infanzia. I genitori non possono contare sui nonni perché li esporrebbero a un rischio, e quindi uno dei due sarebbe costretto a scegliere fra lavorare e accudire i figli. E non siamo ipocriti – sottolinea il sindaco –: capiterebbe soprattutto alle donne». Per questo «oggi (ieri per chi legge, ndr) al tavolo regionale col presidente Bonaccini ho chiesto una riflessione sui servizi educativi, a partire dai più piccoli. Si può ragionare su capienze ridotte, test sierologici: non spetta a me dirlo. Ma una valutazione va fatta». Andrea Tarroni

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