Ravenna, De Pascale sull’emergenza Ucraina: “Bene la richiesta di fondi straordinari ai Comuni”

“Il tanto demonizzato sistema di accoglienza demolito dai “decreti sicurezza” – ha commentato il sindaco Michele De Pascale parlando questa mattina all’assemblea nazionale Ali – in realtà era adeguato prima del carovita dell’inflazione, ora rischierebbe perfino di essere insufficienti. Vanno quantomeno ripristinati i 35 euro giornalieri mentre oggi le Prefetture sono costrette a bandire posti a cifre molto più basse.” Nel corso del talk “La sfida dell’accoglienza e la riforma del Tuel” svoltosi a Firenze e a cui il sindaco ha preso parte con la ministra degli Interni Luciana Lamorgese e il sindaco di Firenze Dario Nardella, De Pascale ha sottolineato che “l’accoglienza non è solidarietà, ma è garantire un diritto, perché nella nostra cultura giuridica chi fugge da una guerra ha il diritto di essere accolto e quindi noi in questo senso ci dobbiamo muovere.

Dobbiamo essere preparati a flussi anche elevatissimi; l’evoluzione della vicenda in Ucraina può o portare molte persone a tornare a casa, se sarà garantita pace e libertà al popolo ucraino, o se dovesse venire meno anche solo uno di questi due fattori, portare altre persone a fuggire da quel Paese per non passare dalle bombe di Putin al dominio politico di Putin. Molto bene la richiesta di fondi straordinari ai Comuni per sostenere anche la rete informale di aiuti che stanno venendo dalle famiglie, dai cittadini e le cittadine ucraine sul territorio nazionale, ma parallelamente va rafforzata e irrobustita la rete ufficiale dell’accoglienza. Da un lato superando qualsiasi ambiguità politica rispetto al pieno ripristino dei fondi dei Cas che vanno riportati appunto ad almeno ai 35 euro che erano previsti prima dei decreti sicurezza e dall’altra parte cambiando radicalmente la partecipazione dei Comuni all’accoglienza. Le procedure per il Sai vanno completamente sburocratizzate e va data immediatamente la possibilità ai Comuni di attivare posti Sai in deroga a qualsiasi bando o qualsiasi procedura lunga e burocratica che rischia di frenare. Solo tenendo insieme procedure delle prefetture, dei Comuni e volontariato si può pensare di fronteggiare un’emergenza di questa portata”.

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