VERUCCHIO. «Venire in Romagna mi mette di buon umore, sono molto felice di tornare in questa zona che per me è casa, fin da quando venivo al Velvet dove allora c’era il mio direttore di produzione, l’amico Mirco».
Così esordisce il compositore, musicista, scrittore cofondatore, tastierista e voce dei Subsonica, Davide “Boosta” Dileo che domani sera (venerdì 24) sarà in concerto a Verucchio nell’ambito della 36ª edizione del “Verucchio music festival”. Inizio ore 21.30, sagrato della chiesa della Collegiata. Titolo della serata “Boostology”.
Davide perché Boosta e ora Boostology?
«Lo pseudonimo mi è rimasto attaccato dagli anni ’90, ha una genesi che si perde nel secolo scorso! Oggi sul palco racconto di ciò che sono e quindi è una sorta di antologia di me stesso, da qui Boostology».
Lei è compositore, scrittore, musicista, dj, produttore, presentatore: fra tutti i talenti artistici quale sente dentro più dirompente?
«Questa risposta si compone di due livelli. Da una parte sento forte la curiosità di narrare, è una vera e propria esigenza quella del racconto di ciò che vedo, che sento e di volta in volta cerco lo strumento migliore, la via più giusta per farlo. Dall’altra è una cosa bella, una fortuna poter mettere i vestiti che vuoi quando vuoi».
Qual è l’urgenza del momento?
«Ora ho tanta voglia di suonare, dopo mesi di chiusura ho il desiderio di trovarmi davanti al pubblico, uniti dalla musica».
Quindi cosa accadrà sul palco di Verucchio?
«Porto il mio concerto-passeggiata perché così lo sento. Sarà un’ora e mezza in cui propongo la colonna sonora del silenzio di chi ascolta. Tra il pubblico, a cui chiedo attenzione, e il musicista si crea un legame forte, quindi per questo parlo di partecipazione sigillata e suggellata dal silenzio».
È la prima volta che porta in scena questo lavoro?
«Sì, l’ho pensato quando ho scoperto di avere voglia di suoni. Ho avuto la possibilità di concentrarmi sulla musica durante il dramma della pandemia e da lì è nato il concerto».
Quale sarà il repertorio, spazierà dai testi che ha scritto per Mina alle canzoni del Subsonica, alle sue colonne sonore di film?
«No, per il 90% si tratta di partiture inedite che andranno a comporre il nuovo disco quando sarà il momento e quando l’astronave madre decollerà».
Si riferisce ai Subsonica?
«Certo, siamo, come tutti, in attesa di tornare sul palco».
E il rimanente 10%?
«Essendo in libertà assoluta mi piace citare alcune musiche che hanno segnato la mia vita ma lascio la sorpresa e non le anticipo».
Sul palco da solo con il pianoforte?
«Sì, sono da solo con due pianoforti, uno acustico e uno elettrico più una testiera più un po’ di elettronica. Questo per far sì che il suono sia ampio, e il racconto continuo sia come un flusso. E come accade in un film si passi dalla dolcezza, alla delicatezza, all’esplosione, all’introspezione».
Senza cantare?…
«Qui faccio solo musica, io non sono un cantante, nei Subsonica sono anche una delle voci».
Durante i concerti di “Boostology” accompagna il pubblico in un vero e proprio viaggio alla scoperta delle diverse sfumature della musica.
«Credo di sì, perché per me la musica ha una valenza unica e straordinaria: quella di essere un collante sociale ed emotivo».
Nella sua ricca biografia che documenta una carriera più che ventennale coronata da successi e premi tra cui, con la band, 8 dischi di platino, con più di 500.000 copie vendute, e numerosi premi, c’è un importante spazio per il volo, una passione coltivata da sempre. Quali sono le analogie con la musica? Se ci sono.
«Certo che ci sono. E il legame ha più sfaccettature. In entrambi i casi c’è bisogno di tanta fantasia e desiderio di muoversi in un’altra dimensione. Poi per entrambi serve tanta disciplina».
Quale messaggio vorrebbe inviare al suo pubblico per invitarlo?
«Poiché credo nel concetto che bisogna avere molta cura della propria colonna sonora perché è uno strumento che nella vita aiuta, quello che io mando è un augurio: che il concerto sia una cartuccia di inchiostro che lasci qualcosa che si possa usare e non sia solo intrattenimento».

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