Danza, La Gaia Scienza al Ravenna Festival

Dal 2013 il progetto Ricci (Reconstruction Italian contemporary choreography) di Marinella Guatterini “rimette in moto la memoria”, facendo (ri)scoprire al Ravenna festival il percorso compiuto dalla nuova danza contemporanea italiana; lavori che sfociano in un teatro danza di elementi innovativi per il tempo, molti dei quali entrati a pieno titolo nel teatro contemporaneo d’oggi. Si annuncia perciò interessante stasera alle 21.30, teatro Alighieri, La rivolta degli oggetti secondo La Gaia Scienza, un come eravamo di teatro innovatore, 45 anni dopo. La Gaia Scienza è stato un gruppo teatrale cult nei Settanta della contestazione. Lo fondò Giorgio Barberio Corsetti (1951), insieme a Marco Solari e Alessandra Vanzi. Corsetti, regista e attore, da due anni direttore artistico del Teatro di Roma, sin dagli esordi ha sconfinato in un teatro dai linguaggi plurimi: arti visive, poesia, scrittura, musica, danza… A 25 anni, nel 1976, si unì a Marco Solari e Alessandra Vanzi ne La Gaia Scienza chiamando il gruppo teatrale come un libro di Nietzsche. Fino al 1984 La Gaia Scienza condivise insieme un’epoca euforica fra contestazione e controcultura; si nutrì dei fermenti entusiastici e controcorrente della nuova scena dei quel decennio. Poi le strade si divisero; Corsetti fondò una propria compagnia divenuta Fattore K, Solari e Vanzi una loro.

La rivolta degli oggetti (1976) fu l’opera d’esordio; debuttò al Beat 72, una delle prime“cantine romane per la ricerca teatrale e poetica. Nel 2019 lo spettacolo fu ripreso dai tre per il Romaeuropa festival con giovani interpreti; stasera lo fanno rivivere i performer Dario Caccuri, Zoe Zolferino e Lorenzo Garufo.

La creazione si ispira alla prima tragedia in versi (1913) del russo Vladimir Majakovskij (1893- 1930), passato alla storia come il poeta cantore della Rivoluzione. Aderì al Futurismo russo e “futurista” è la pièce dallo spazio scenico surreale realizzato con il pittore Gianni Dessì.

Sul palcoscenico spuntano violini senza corde, cappotti, una pistola, una stella rossa. Elementi evocativi di una mappa poetica simbolica per raccontare l’utopia e il dolore nella trasformazione del mondo, oltre al fantasma della libertà. Si sentono parole che possono sembrare astruse, si vedono corse e spostamenti dei performer, oggetti che si ribellano agli attori, i quali li fanno vibrare o ne restano ingabbiati. Dando senso alla Gaia Scienza che cercava «un punto d’incontro fra il teatro d’azione, l’attore slegato dal bisogno di rappresentare, e una scena di oggetti e materiali».

Euro 15.

Info: 0544 249244.

Vespri danteschicon l’EnsemblePalamento

La musica italiana del Trecento è protagonista dell’appuntamento con i “Vespri danteschi”, questa sera e domani alle 19.30 nella basilica di San Francesco, grazie agli strumenti antichi di Ensemble Palamento. “Deh pellegrini che pensosi andate” è l’esortazione che introduce il pubblico al tema delle serate, ispirate alla biografia dantesca come ci è stata tramandata da Boccaccio e dal suo “Trattatello in laude di Dante”. Viella, organo portativo, citola e percussioni ricreano l’atmosfera del Medioevo, ricostruita grazie al Manoscritto di Londra, e immergono lo spettatore nelle sonorità della parola dantesca. E. B.

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