Danza, l’Inferno di Monica Casadei al Ravenna Festival

Un nuovo “Inferno” omaggia Dante Alighieri al Ravenna festival, questa volta in danza. Alle 21, teatro Alighieri, si entra in un paesaggio di incandescenza furoreggiante con la prima assoluta di “Inferno. Terra del fuoco” della compagnia Artemis Danza di Monica Casadei, coreografa ferrarese di padre romagnolo. La pandemia ha ritardato di un anno il lavoro ma ha pure consentito un approccio al lavoro coreografico insolito, nella natura e in luoghi storici; e ha procurato nuove produzioni video.

Inferno tra pandemia e virtualità

«Ringrazierò sempre questo momento storico drammatico – ci racconta Monica Casadei – perché ci ha spinto a immergerci dentro a un bosco vero, vicino a Parma, dove ci siamo immaginati il nostro primo Inferno. Ci siamo poi addentrati in luoghi storico-artistici ravennati quali il Mausoleo, Sant’Apollinare in Classe, la Tomba di Dante. Luoghi in cui abbiamo realizzato filmati che verranno trasmessi su piattaforme; Alessandro Ceci è il regista di “Ombre”, ovvero le scene dal bosco (un assaggio si vedrà stasera nel foyer); Fabio Fiandrini ha realizzato il film “Inferno” sui luoghi ravennati. È anche autore delle coreografie multimediali dello spettacolo. Sul palco, sul finire, le sue creazioni creano una sorta di flusso di coscienza, un po’ come all’uscita di un incubo in cui ci si sente tornare vivi. Il filmato “Inferno” fa parte di un progetto di riallestimento dei miei spettacoli rivisitati per patrimoni storico-architettonici. Ci è stato richiesto dalle piattaforme, ma forse lo si vedrà anche nelle sale cinematografiche».

La pandemia ha dunque accentuato in Artemis Danza altre modalità di spettacolo, e ha nutrito la coreografia nel respiro di natura e bellezza. Ha pure incentivato movimenti e interpretazione dei danzatori con un tratto coreografico proprio di Casadei, che sfocia in un teatro totale, come continua a raccontarci.

Corpi e coreografia

«Il mio “Inferno” è uno spettacolo fisicamente forte, anche nella gestualità, l’esperienza nel bosco ha favorito nei danzatori una sorta di immersione nella voragine, nella cavità terrestre attraverso il corpo. Vogliamo restituire una geomorfologia dell’Inferno che si addentra nel tipo di terreno e di clima vissuto, e altrettanto nelle tracce di quello che può essere il peccato; mostrando cioè come un peccato, un comportamento, una postura della vita, si imprime nel corpo. Le mie danze sono dedicate a questo tipo di immedesimazione. Ogni danzatore si è immaginato un personaggio dantesco, mentre tutti insieme abbiamo creato paesaggi, vere e proprie morfologie; le scene virtuali che si sono aggiunte nutrono quello che già all’interno del nostro corpo avevamo immaginato».

L’Inferno dentro

«Poiché nessuno lo ha mai visto questo Inferno – ci dice ancora Monica – allora ce lo incorporiamo, ce lo mettiamo dentro al corpo, nelle piogge battenti, nel fango, creiamo insomma nel corpo questo tipo di posture, di qualità di movimento che non sono estetiche, ma legate a condizioni fisiche precarie, che cambiano a seconda di gironi e cerchi. Ogni danzatore in qualche modo impersona, con il suo movimento, alcuni personaggi come i guardiani dell’Inferno. Ho richiamato anche il light painter Giuliano Del Sorbo (già presente nel Barbiere di Siviglia di Artemis); a inizio spettacolo, come Cerbero, dipinge i corpi dei danzatori in base ai peccati, e alcune tele. Altri danzatori creano figure mostruose attraverso dinamiche di avvicinamento e distaccamento, a volta qualcuno si pone al centro a voler testimoniare la sua storia. Il tutto in compresenza di musiche suggestive originali di Luca Vianini, che ricorrono pure alla classicità della Sinfonia di Dante di Liszt, al Requiem di Verdi, ai contemporanei Alfred Schnittke e Krzysztof Penderecki».

In una danza, conclude la coreografa, di corpi senza volti: «I miei 13 ballerini e 2 performer non hanno volto, perché sono delle ombre, l’espressività passa tutta dal corpo. I testi letti da Davide Tagliavini, registrati nella colonna sonora, aiutano lo spettatore a comprendere i vari momenti del nostro “Inferno”».

Info: 0544 249244

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