Danza, “Don Juan” al teatro Novelli di Rimini

Carnefice o vittima? Padrone dell’amore? Delle sue amanti? O schiavo delle pulsioni e di se stesso? Il Don Juan nasconde lati oscuri che solo una lettura psicanalitica può svelare. A illuminare di inedita luce questo mito della letteratura e dell’esistenza umana, a proporre una originale interpretazione del personaggio nato dall’immaginazione del drammaturgo spagnolo Tirso de Molina è il coreografo svedese Johna Inger, che questa sera alle 21 porta sul palco del teatro Galli la nuova produzione della Fondazione Nazionale della Danza-Aterballetto.

Sulla partitura originale di Marc Álvarez balleranno, in un atto unico, sedici danzatori. Ironia, eleganza, creatività gli elementi che caratterizzano lo stile di Inger, artista che, dopo il suo debutto come coreografo nel 1995, ha ottenuto successi internazionali creando spettacoli per la Nederlands Dans Theater, il GoteborgsOperan, il Ballet Basel e molte altre compagnie in tutto il mondo. Numerosi anche i riconoscimenti: dal Premio Benois de la Danse per la sua “Carmen” al premio Danza & Danza per il suo pezzo “Bliss”. Premio, quest’ultimo, che proprio Don Juan ha vinto nel 2020 come miglior produzione.

«Ho scelto di indagare questa figura – sottolinea Johan Inger – perché penso sia una grande sfida confrontarsi con un mito, e forse lo è anche di più con Don Giovanni per il suo carattere molto discutibile. Avvicinarmi a un personaggio così complicato mi spinge a mettere in discussione il comportamento maschile».

Ecco allora un susseguirsi di balletti narrativi, durante i quali in primo piano emergono le fisionomie più misteriose del latin lover per eccellenza. Atmosfera, ritmo, e suggestioni differenti per ogni duetto e dialogo amoroso fatto di corpi, movimenti, gesti. Il protagonista incontra le sue amanti, una alla volta, e dà vita, in base al loro carattere, a visioni, promesse dichiarate e non mantenute. Dietro quelle evasioni sentimentali, quelle fughe calcolate forse, come Freud avrebbe detto, l’abbandono della madre in tenera età. Un trauma. Una ferita incapace di rimarginarsi e che porta il tombeur de femmes a cercare in ogni donna proprio la figura materna. Il complesso edipico perseguita Don Juan, come il suo narcisismo, la sua insoddisfazione sessuale senza fine e quel senso di inferiorità che lo costringe a essere un uomo senza cuore. Nessuna relazione può durare. È incapace di impegnarsi. Per lui soffrono le giovani che cadono nella sua rete, per loro soffre l’anima più nascosta del cinico amatore.

«Nel nostro Don Juan non vedremo la caduta all’inferno di un peccatore – spiega il coreografo – ma lasceremo aperta l’interpretazione allo spettatore. Forse Don Juan finalmente, troppo tardi, prende coscienza dei suoi crimini e si arrende voracemente al suo destino fatto di vizi e fantasmi del passato? O è solo vittima di qualcosa più grande di lui?».

Info: 0541 793811

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